Banche italiane, utili in crescita a 7,8 miliardi nel primo trimestre 2026. Ancora su le commissioni
Banche italiane, utili in crescita a 7,8 miliardi nel primo trimestre 2026. Ancora su le commissioni
I risultati aggregati dei sei maggiori istituti di credito. I profitti salgono del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. I dati Value Partners

di Francesco Ninfole 12/05/2026 21:45

Ftse Mib
49.362,64 10.15.54

+0,76%

Dax 30
24.201,97 10.15.59

+1,03%

Dow Jones
49.760,56 9.36.44

+0,11%

Nasdaq
26.090,30 7.25.15

-0,71%

Euro/Dollaro
1,1708 10.00.44

-0,20%

Spread
75,08 10.30.57

-0,98

Gli utili aggregati delle maggiori sei banche italiane sono aumentati anche nel primo trimestre dell’anno. I profitti complessivi sono arrivati a 7,8 miliardi con un incremento del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Si è confermata anche nel primo trimestre la tendenza vista negli ultimi mesi: le commissioni sono salite (+2,7%), mentre il margine di interesse è calato (-1,2%) come conseguenza della discesa dei tassi Bce (che a giugno potrebbero essere di nuovo alzati dalla banca centrale). È quanto emerge dall’analisi dei bilanci di Value Partners curata da Gabor David Friedenthal e Pietro Galiberti.

Osservando i risultati delle singole banche si osserva l’andamento positivo delle due big: Intesa Sanpaolo ha ottenuto profitti per 2,76 miliardi (+6%), mentre Unicredit per 3,22 miliardi (+16%). «Abbiamo messo a segno il nostro miglior trimestre di sempre», ha detto nei giorni scorsi Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo. «Per il 2026 confermiamo l’obiettivo di circa 10 miliardi di euro di utile, in linea con la progressione prevista dall’avanzamento del piano. Non è nostro costume cambiare gli obiettivi nel primo trimestre. Con una delle remunerazioni per gli azionisti più elevate nel panorama bancario europeo, quest’anno restituiremo circa 9,4 miliardi di euro agli azionisti, considerando il saldo dividendo di maggio, il buyback di luglio e l’atteso interim dividend di novembre».

Andrea Orcel, ceo di Unicredit, in un’intervista a Class Cnbc ha sottolineato: «Riteniamo di poter raggiungere almeno 11 miliardi di utile netto nel 2026, e confermiamo anche gli obiettivi al 2028 e al 2030. Ovviamente monitoriamo il contesto: se lo scenario dovesse peggiorare in modo significativo, rivaluteremo la situazione, ma ora non pensiamo sia necessario».

Le banche medie hanno invece registrato una flessione dei profitti: Mps a 617 milioni (-18%), Bper a 547 milioni (-13%) e Banco Bpm a 480 milioni (-13%). I dati di Value Partners sono a parità di perimetro e includono le recenti acquisizioni, ovvero Anima per Banco Bpm, Popolare di Sondrio per Bper e Mediobanca per Mps.

La crescita delle commissioni e la gestione patrimoniale

Tra i ricavi salgono ancora le commissioni: in valore assoluto hanno dato un contributo positivo per 189 milioni. I valori sono aumentati per Intesa (+76 milioni), Unicredit (+104 milioni), Bper e Credem, mentre sono scese per Banco Bpm e Mps. La crescita media delle commissioni riflette la focalizzazione delle banche sulla gestione patrimoniale e sull’attività di bancassurance.

Margine di interesse e prospettive sui tassi Bce

Nel primo trimestre il margine di interesse è sceso per Unicredit (-74 milioni) e per Banco Bpm (-66 milioni), mentre è rimasto quasi invariato per Intesa, Mps, Bper e Credem.

I proventi legati agli interessi sono calati negli ultimi mesi sulla scia dei tassi Bce, che sono stati abbassati dalla banca centrale al 2% a partire da giugno 2025. A un anno di distanza da allora, tuttavia, la Bce potrebbe aumentare i tassi, secondo quanto atteso da mercati ed economisti per la prossima riunione dell’11 giugno. Altre strette monetarie potrebbero seguire nei prossimi mesi, soprattutto se il conflitto in Medio Oriente proseguirà e i prezzi dell’energia resteranno elevati. In tal caso le banche potrebbero avere un beneficio sui margini, anche se il pil potrebbe frenare.

«Se i tassi dovessero salire e la crescita rallentare, potremmo vedere una dinamica commerciale un po’ meno brillante, quindi volumi più bassi, ma margini più alti», ha detto Orcel. «Pensiamo quindi a un effetto sostanzialmente neutro sul net interest income. Potrebbe esserci qualche impatto sulle commissioni, ma abbiamo altre leve - a partire dai costi ancora in discesa - che ci consentono di compensare. Perciò riteniamo di poter continuare a dare agli azionisti quello che si aspettano». (riproduzione riservata)