Attesa una pioggia di utili, superiore a 7 miliardi di euro nel terzo trimestre dalla banche italiane (7,278 miliardi in tutto). Paola Sabbione, analista di Barclays, nota che i fondamentali sono solidi per tutte le banche che segue. Il tasso di crescita annuo composto (cagr) dell’utile per azione rettificato (eps adjusted) nei prossimi tre anni varia da +13% a +3%, senza considerare le operazioni di m&a non ancora concluse; «pertanto, la crescita potrebbe essere anche superiore», indica l’esperta.
È già in atto un controllo dei costi ai vertici del settore. I costi su base stand-alone, ossia a parità di perimetro, dovrebbero diminuire su base annua, mentre il cagr dei costi dichiarato per il periodo 2025-2028 è pari a +7%. Anche la dinamica dei ricavi è positiva, con un tasso di crescita annuo composto previsto del +12% nel periodo 2025-2028, il che determina un differenziale positivo tra la crescita dei ricavi e quella dei costi operativi.
E per quanto riguarda la valutazione, se si confrontano il rendimento del capitale proprio tangibile (Rote) e il rapporto tra la capitalizzazione di mercato e il patrimonio netto tangibile, le banche italiane sulle quali Paola Sabbione mantiene una raccomandazione overweight (sovrappesare in portafoglio) continuano ad apparire sottovalutate: Unicredit (target price a 102,60 euro), Intesa Sanpaolo (target price alzato da 7,30 euro a 7,70 euro), Banco Bpm (target price abbassato da 17,20 a 16,20 euro) e Bper (target price rivisto da 16,30 a 17,10 euro).
Nel caso, invece, di Mps il rating è equal weight (target price ritoccato da 10,10 a 10,50 euro), underweight su Credem, anche se il prezzo obiettivo è stato alzato da 17,90 a 19,40 euro, e su Mediobanca (il prezzo obiettivo passa da 18,40 a 19,90 euro).
Considerando il rapporto prezzo/utili (p/e) e il cagr dell’eps, Unicredit appare particolarmente interessante nel contesto europeo. Se, invece, ci si concentra sul rendimento complessivo per l’azionista (total return yield, quindi buyback più dividendi), la maggior parte delle banche italiane presenta parametri interessanti, in particolare Intesa Sanpaolo (ritorni al 29,6% del capitale) e Unicredit (al 29,5%).
Con l’intensificarsi, nelle prossime settimane, del dibattito sulla Legge di Bilancio e in vista delle elezioni del 2027, «è possibile che anche in Italia aumenti la percezione del rischio politico», avverte Paola Sabbione. Lo spread Btp/Bund ha già iniziato ad allargarsi (il 29 ottobre scambia a 112 dopo un top intraday a 115,35 punti base) e il livello assoluto dei rendimenti obbligazionari è elevato rispetto a quello degli altri Paesi europei, con l’Italia che si sta muovendo per prima (flette al 4,47% il rendimento del Btp 10 anni il 29 ottobre).
L’esperta di Barclays ritiene che Unicredit sia meglio posizionata rispetto alle altre banche italiane che segue. Nel breve termine, Paola Sabbione si aspetta revisioni al rialzo delle stime sugli utili elaborate dal consenso degli analisti, grazie ai tassi d’interesse più elevati, al continuo orientamento verso la crescita organica e anche al consolidamento integrale di Commerzbank.
Nel medio termine, gli sviluppi ulteriori in Germania, che consentano a Unicredit di attuare il proprio piano «Unlock» in Commerzbank, dovrebbero contribuire ulteriormente alla creazione di valore. Nel medio-lungo termine, «riteniamo che la banca stia lavorando su più fronti in Italia, e che queste iniziative possano rappresentare ulteriori catalizzatori positivi per il titolo», chiaro il riferimento al fatto che l’istituto di credito guidato da Andrea Orcel possa partecipare al consolidamento in atto nel settore bancario italiano (più volte si è parlato di un interesse per Banco Bpm).
Per il terzo trimestre (9 novembre) si attende ricavi totali a 6,414 miliardi di euro, in calo del 2% trimestre su trimestre e in aumento del 4% anno su anno con un margine di interesse a 3,673 miliardi (stabile trimestre su trimestre, +4% anno su anno) e un utile netto di 2,785 miliardi (-4% trimestre su trimestre e +6% anno su anno).
Paola Sabbione ha calcolato che Intesa Sanpaolo abbia margine per aumentare il corrispettivo dell’offerta su Mps fino a 0,6 miliardi di euro, equivalenti a 0,2 euro per azione, prima di raggiungere una soglia del 13,5%; a 1,5 miliardi per raggiungere una soglia del 13%, e così via.
Inoltre, ha osservato che, qualora Bper acquistasse ulteriori filiali pagando lo stesso prezzo minimo corrisposto da Unipol, Intesa Sanpaolo potrebbe compensare con i proventi di tale cessione il costo di un eventuale aumento del corrispettivo dell’offerta. Questa operazione potrebbe, tuttavia, incidere negativamente sull’incremento dell’utile per azione dfella banca nel breve termine, riducendolo al 6% rispetto all’8% previsto nel suo scenario base.
L’operazione su Mps rafforza la base patrimoniale del gruppo e la sua strategia orientata ai ricavi da commissioni, sostenendo le prospettive future di distribuzione di capitale agli azionisti. E nel lungo periodo potrebbe ampliare le opzioni strategiche a disposizione della banca, grazie al suo ruolo di azionista di Generali.
Per il terzo trimestre (3 novembre) si attende ricavi totali a 6,488 miliardi di euro, in calo del 6% trimestre su trimestre e in aumento del 5% anno su anno con un margine di interesse a 3,871 miliardi (+1% trimestre su trimestre, +5% anno su anno) e un utile netto adjusted di 2,471 miliardi (-14% trimestre su trimestre e +4% anno su anno).
Il management di Mps ha proposto una serie di iniziative alternative all’offerta di Intesa Sanpaolo, tra cui un’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm, un’offerta pubblica di scambio su Banca Generali e un dividendo straordinario. L'assemblea degli azionisti del Monte del 29 ottobre ha bocciato la proposta di fusione di Mediobanca.
Considerando esclusivamente gli azionisti che rappresentano il 30% del capitale sociale della banca senese e che hanno dichiarato che voteranno contro queste iniziative, «i margini per ottenere l’approvazione risultano molto ridotti. Ciò assume particolare rilevanza dopo che Intesa Sanpaolo ha chiarito che la propria offerta è subordinata alla mancata approvazione delle operazioni su Banco Bpm e Banca Generali», precisa Paola Sabbione.
Per il terzo trimestre (6 novembre), includendo Mediobanca, l’esperta si attende per Mps ricavi totali a 1,968 miliardi di euro, in calo del 5% trimestre su trimestre e in aumento del 97% anno su anno con un margine di interesse a 1,086 miliardi (+2% trimestre su trimestre, +100% anno su anno) e un utile netto di 524 milioni (-14% trimestre su trimestre e +10% anno su anno).
Quanto a Mediobanca (5 novembre), si aspetta un margine di interesse netto in aumento dell’1% su base trimestrale e del 5% anno su anno a 502 milioni. Ricavi totali a 956 milioni di euro, in calo del 5% trimestre su trimestre e in crescita del 13% anno su anno, e un utile netto di 357 milioni (-8% trimestre su trimestre e +23% anno su anno).
Credem ha annunciato che Mediocredito Centrale le ha concesso un periodo di esclusiva per l’acquisizione di BdM, ex Banca Popolare di Bari. L’offerta di Credem si aggirerebbe intorno ai 500 milioni. Per Paola Sabbione l’operazione determinerebbe un incremento significativo dell’utile per azione. Il suo impatto sul coefficiente patrimoniale Cet1 sarebbe gestibile, grazie all’ampio margine di capitale in eccesso di Credem, la cui quota di mercato salirebbe dal 2,4% al 3,1% in termini di depositi e dal 2,5% al 3,6% in termini di numero di filiali.
Per il terzo trimestre (5 novembre), l’analista di Barclays si attende ricavi totali a 492 milioni di euro, in calo del 10% trimestre su trimestre e in aumento del 6% anno su anno con un margine di interesse a 262 milioni (+2% trimestre su trimestre, +5% anno su anno) e un utile netto di 138 milioni (-21% trimestre su trimestre e +2% anno su anno).
Considerando la valutazione del titolo Banco Bpm e il confronto con il Rote, dopo la sottoperformance recente, «riteniamo che vi sia un potenziale di upside legato a tre fattori: il programma di riacquisto di azioni proprie, che potrebbe iniziare all’inizio del 2027; la sensibilità ai tassi d’interesse: nelle nostre stime, il margine di interesse netto presenta un cagr del +1% fino al 2028, rispetto al +2% previsto dal consenso degli analisti», spiega Sabbione.
L’esperta cita un’eventuale operazione con la francese Credit Agricole, che ha dichiarato di essere interessata a cedere Crédit Agricole Italia al Banco. Esistono, inoltre, altre potenziali opportunità di m&a, come un’eventuale offerta da parte di Unicredit. «Riteniamo tuttavia che un’operazione di questo tipo sarebbe difficile da realizzare per Unicredit alle valutazioni attuali», precisa l’esperta.
Per il terzo trimestre (5 novembre), l’analista di Barclays si attende ricavi totali a 1,446 miliardi di euro, in calo del 13% trimestre su trimestre e dell’1% anno su anno con un margine di interesse a 793 milioni (+1% trimestre su trimestre, +5% anno su anno) e un utile netto di 421 milioni (-28% trimestre su trimestre e -7% anno su anno).
Considerando l’andamento del terzo trimestre delle principali voci operative: margine di interesse netto, coefficiente patrimoniale Cet1 e, in misura minore, costi e commissioni, «riteniamo che Bper possa essere la banca meglio posizionata in vista della pubblicazione dei risultati del terzo trimestre», indica l’analista.
Per il terzo trimestre di Bper (4 novembre), Paola Sabbione si aspetta un margine di interesse netto in aumento del 2% su base trimestrale e del 6% anno su anno a 1,148 miliardi. Ricavi totali a 1,890 miliardi di euro, in calo del 10% trimestre su trimestre e del 5% anno su anno e un utile netto di 582 milioni (-23% trimestre su trimestre e +1% anno su anno). (riproduzione riservata)