Banche italiane tra conti, dividendi e risiko: dove investire per guadagnare anche il 25% e incassare ricche cedole
Banche italiane tra conti, dividendi e risiko: dove investire per guadagnare anche il 25% e incassare ricche cedole
Analisi esclusiva sugli istituti italiani che hanno maggiori margini di crescita, con trimestrali dietro l’angolo. E con il ritorno di Luigi Lovaglio alla guida di Mps si riaprono i dossier sulle integrazioni. Occhio a Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bper ma non solo...

di di Marco Capponi ed Elena Dal Maso 17/04/2026 21:00

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La stagione delle trimestrali bancarie è dietro l’angolo e parte col botto: martedì 5 maggio sarà una giornata affollata fra i conti di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm e Credem. Gli occhi del mercato saranno puntati su tre temi: il tono che useranno i top manager per descrivere l’impatto dell’instabilità geopolitica, la conferma della generosa remunerativa su dividendi e buyback e il risiko dopo la riconferma di Luigi Lovaglio al vertice di Mps.

I conti del primo trimestre conteranno? Certo, ma il mercato si aspetta già buoni numeri e quello che teme di più è un taglio delle attese sui bilanci del 2026 a causa della volatilità.

Dal consenso degli analisti interpellati da Bloomberg sul settore finanziario italiano emerge (si veda la tabella in basso) che il maggiore potenziale di crescita - calcolato sui dati di chiusura del 14 aprile, precedente all’annuncio della riapertura di Hormuz da parte dell’Iran - è in capo alla stessa Mps (+24,7%, dividend yield del 10,3%, Cet 1 del 16,25%), un titolo che ha sofferto l’incertezza durante lo scontro Lovaglio-Palermo per la guida di Rocca Salimbeni. E che infatti, dopo la vittoria di Lovaglio, nel corso di tre sedute ha già guadagnato quasi il 10%. E secondo gli analisti può crescere ancora molto. A seguire Unicredit, con un upside potenziale del 20%, terza Intesa Sanpaolo con il 17,2%.

La partita del risiko

È innegabile che il vento dell’m&a stia rendendo molto più frizzante l’aria del settore finanziario italiano. Chi si aspettava che il ceo di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, votasse a favore di Luigi Lovaglio alla guida di Mps? E che lo stesso Francesco Milleri, alla guida di Delfin, seguisse a sua volta questa strada sganciandosi dalla storica vicinanza a Francesco Gaetano Caltagirone?

Un tema su cui gli analisti non potevano non soffermarsi. Barclays, per esempio, in una nota su Mps sottolinea tre temi da tenere sott’occhio: l’integrazione con Mediobanca promessa da Lovaglio nel piano industriale; la capacità dello stesso ceo di guidare un board spaccato in due anche in future operazioni straordinarie; la partecipazione del 13,2% nelle Generali. La stagione delle fusioni e acquisizioni bancarie, sottolineano gli esperti, pare non essere finita: citano ad esempio lo stesso Lovaglio che di recente ha confermato l’intenzione di partecipare a una possibile seconda ondata di m&a, riferendosi proprio a Banco Bpm per formare il terzo polo bancario dopo Intesa e Unicredit.

In quel caso che fine farebbe la partecipazione nelle Generali, che dopo la presa di Piazzetta Cuccia da parte di Mps garantisce per osmosi a quest’ultima un importante flusso cedolare? Secondo Barclays, una possibile cessione «non è urgente né necessaria dato che Mps dispone di solidi coefficienti patrimoniali e di capitale in eccesso». Di contro, la vendita del sostanzioso pacchetto avrebbe un «effetto positivo sulla governance e sul capitale e, in vista di possibili future operazioni di m&a, potrebbe rivelarsi utile». A chi potrebbe cedere la quota, il Monte? Il mercato guarda a Unicredit che ha il 6,7% del Leone e che potrebbe creare un gruppo bancassicurativo combinato. Da non scordare infine Intesa Sanpaolo, che dopo aver rilevato Ubi Banca si è messa da parte: già in passato il gruppo guidato dall’ad Carlo Messina ha guardato con interesse a Trieste. Ma, a differenza di Unicredit del ceo Andrea Orcel, ha già un’importante compagnia assicurativa in casa.

Conti e guerra

Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, sottolinea che dopo un 2025 chiuso «su livelli elevati di redditività e capitale, le principali banche e assicurazioni arrivano all’appuntamento dei conti con fondamentali difficilmente attaccabili». L’esperto si aspetta che i numeri del primo trimestre possano confermare un quadro positivo.

Sul fronte bancario, i ricavi dovrebbero beneficiare ancora di un «margine d’interesse resiliente, di commissioni in crescita e di una qualità del credito che parte da livelli ordinati». Anche per gli altri principali titoli finanziari, cioè assicurazioni e risparmio gestito, il trimestre dovrebbe mostrare una buona tenuta, sostenuta da flussi ancora solidi e da modelli di business diversificati. Il punto chiave, tuttavia, avverte Diodovich, «non saranno i dati dello scorso trimestre, quanto il messaggio sul resto dell’anno» visto che il quadro macro si è «notevolmente deteriorato».

Le tensioni legate al conflitto con l’Iran stanno alimentando pressioni sui prezzi dell’energia, con effetti a catena su inflazione e crescita. Questo si traduce in «aspettative più deboli per l’Eurozona e in un contesto di mercato che torna a essere più incerto, con il rischio di una politica monetaria più restrittiva per un periodo più lungo», sottolinea l’analista. In questo scenario Diodovich ritiene poco probabile un taglio formale della guidance, ma vede «un’elevata probabilità di un cambio nel tono dei vertici aziendali: da ottimista a prudente».

Per le banche, i principali rischi si concentrano su crescita dei volumi, domanda di credito e possibile normalizzazione del costo del rischio. Allo stesso tempo «tassi elevati più a lungo potrebbero continuare a sostenere il margine di interesse, provando a compensare i fattori negativi». Per le assicurazioni, l’impatto diretto appare «più gestibile grazie a capitali solidi e business diversificati, ma un contesto di mercati più nervosi rende più sensibile il contributo dell’asset management», nota l’esperto. Nel risparmio gestito, infine, la vera variabile sarà «la tenuta dei flussi: la differenza la faranno qualità della rete, mix prodotto e capacità di intercettare la domanda difensiva».

Guidance a rischio?

Concorda Fabio Caldato, portfolio manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale, secondo il quale i conti delle banche «restano solidi, ma abbiamo già visto il picco degli utili e i rischi sono di carattere macroeconomico più che geopolitico». Assicurazioni e risparmio gestito si differenziano in positivo: «le prime mostreranno ulteriore forza sulla parte Vita e sul ramo Danni evidenziando il pricing power (la capacità di determinare il prezzo, ndr)». I gestori di asset potranno mostrare «un po’ di volatilità sulla raccolta, ma il trend di crescita è strutturale».

Un trimestre solido senza forti scossoni per banche e risparmio gestito anche nelle attese di Irene Rossetto, analista equity research di Banca Akros. Sulla guidance 2026 neppure l’esperta si aspetta revisioni, «perché la visibilità è ancora bassa». Rossetto segnala che per gli istituti una situazione con tassi più alti «potrebbe più che compensare l’effetto negativo su commissioni e accantonamenti da scenario macro più negativo».

Per le assicurazioni, invece, Gabriele Venturi, anche lui analista equity research di Banca Akros, si attende un trimestre «solido e non influenzato dall’attuale situazione geopolitica. Situazione che non vediamo impattare sulla guidance per l’anno». Nello specifico di Revo, Venturi si attende che il gruppo continui nel proseguimento del piano industriale, che prevede una crescita (cagr) dei premi a doppia cifra nel periodo 2026-28 e dell’utile per azione (eps) di oltre il 20%.

Il focus ora si sposta su tre elementi, avverte Gabriel Debach, market analyst di eToro. «Margine di interesse, atteso in stabilizzazione. Poi ci sono le commissioni, chiamate a sostenere la crescita, e la capacità di mantenere elevata la remunerazione agli azionisti in un contesto in cui le guidance restano solide ma più sfidanti.

Neppure Debach si aspetta un taglio della guidance: «Se guardiamo agli istituti principali, le indicazioni restano costruttive. Quello che cambia non è tanto la direzione, ma la qualità della crescita. Le banche stanno già incorporando nei piani tassi più bassi - che potrebbero ora essere messi in discussione -, maggiore pressione fiscale e costi legati alle integrazioni. Non a caso le guidance si basano su ipotesi conservative e su un maggiore contributo delle commissioni».

Questo perché la Bce potrebbe alzare i tassi con l’inflazione importata dal rialzo di gas e petrolio. C’è tuttavia un elemento molto forte, ricorda Debach: la visibilità sulla distribuzione. Payout elevati e programmi di buyback «restano centrali nelle strategie e rappresentano un importante supporto anche in uno scenario di crescita meno dinamica».

I tre titoli preferiti

MF-Milano Finanza ha chiesto infine agli esperti quali sono i tre titoli preferiti nell’universo finanziario fra banche, assicurazioni e risparmio gestito. Giorgio Vintani, analista e consulente finanziario indipendente preferisce Unicredit fra le banche «per le sue possibilità di crescita, adesso anche tramite Commerzbank» e per una solidità patrimoniale «eccellente». Fra i titoli con le migliori potenzialità di crescita, Vintani guarda a Revo: guidata da un team guidato dall’ad Alberto Minali, la società si sta «imponendo come riferimento tra le piccole e medie imprese e ha una vasta serie di linee di business che la rendono un referente di rilievo nel ramo Danni, in cui la parte principale è il redditizio segmento delle cauzioni».

Guardando agli asset manager, Vintani sceglie Poste Italiane, «gestita magistralmente dal ceo Matteo Del Fante. L’acquisizione di Tim trasformerà la società, raddoppiandone i ricavi». Inoltre i manager ritengono di poter estrarre sinergie con l’ottimizzazione delle due reti di vendita, mentre il «debito di Tim è ritenuto gestibile, grazie al cash flow di Poste».

Diodovich metterebbe a sua volta in portafoglio Unicredit: il gruppo combina «redditività elevata, capitale solido, disciplina sui costi e una chiara visibilità sulla remunerazione degli azionisti. In una fase d’incertezza rappresenta uno dei profili più equilibrati tra qualità degli utili e distribuzione di capitale».

Accanto a Unicredit, l’esperto continua a vedere valore in Intesa Sanpaolo: il gruppo si presenta alle trimestrali con «fondamentali robusti e una forte capacità di generazione di capitale. In più, la presenza di attività assicurative e una struttura ricavi ben bilanciata tra margine di interesse e commissioni rendono il profilo più resiliente, con un’elevata visibilità sulla distribuzione agli azionisti».

I nomi forti tra assicurazioni e risparmio gestito

Nell’assicurativo, la preferenza dell’analista va a Generali, che continua a mostrare una «forte crescita operativa, una solida generazione di cassa e un’elevata qualità del capitale. In un contesto più incerto, la visibilità su dividendi e buyback rafforza il suo posizionamento come titolo difensivo». Caldato, dal canto suo, inserisce nel paniere Mps per «valutazione e possibili ulteriori operazioni straordinarie», a questa abbina «Generali come benchmark di mercato» e completa il basket con Azimut, «per valutazione e nuovi scenari straordinari».

Gli analisti di Banca Akros ritengono che Intesa Sanpaolo sia in grado di poter beneficiare di un modello diversificato fra gestito e attività assicurative, che dovrebbero essere il motore di crescita. Nel campo del risparmio gestito puntano su Azimut, per la crescita delle masse gestite e la volontà di remunerare gli azionisti. Il progetto Tnb, poi, deve essere ancora valutato pienamente. Fra le assicurazioni il nome è Revo. (riproduzione riservata)