Le banche italiane entrano nella stagione dei conti con ricavi stabili, margini solidi ma in rallentamento e un capitale robusto mentre la volatilità dei mercati dovrebbe ridimensionare il contributo delle commissioni e riportare in primo piano le atitvità di trading. Sono queste le aspettative degli analisti di Barclays sui numeri del primo trimestre degli istituti italiani che il mercato conoscerà tra lunedì 4 e venerdì 8 maggio.
Dopo tre anni di crescita il quadro inizierà una fase di assestamento, con componenti che si muoveranno in modo divergente e renderanno la lettura dei numeri meno lineare rispetto ai trimestri scorsi. Il margine d’interesse dovrebbe rimanere elevato ma in progressiva normalizzazione, con un calo contenuto su base trimestrale: «ci aspettiamo una flessione di circa l’1% trimestre su trimestre, con margini resilienti», spiegano da Barclays, in un contesto in cui peseranno sia il minor numero di giorni del trimestre sia un contributo dei volumi ancora limitato.
Questa dinamica risponderà al progressivo assorbimento del picco dei tassi più che a un indebolimento strutturale del business. Le commissioni dovrebbero mostrare una debolezza più evidente: «le vediamo in calo del 2% trimestre su trimestre, per effetto della stagionalità e della correzione dei mercati», con una minore incidenza delle performance fee, un rallentamento della raccolta gestita e una minore vivacità delle componenti upfront, inclusi certificati e prodotti di wealth management.
Su base annua, la variazione dovrebbe però risultare meno drastica per effetto della volatilità di mercato e di un contesto meno favorevole per gli attivi gestiti. In questo quadro, il trading sarà la principale voce di compensazione: «dovrebbe restare molto solido», spiegano da Barclays.
Gli analisti si attendono una redditività operativa sostenuta che continuerà a poggiare su una combinazione favorevole di ricavi elevati e costi sotto controllo. Il motivo? la flessione del margine d’interesse non si tradurrà automaticamente in una compressione della redditività, grazie al contributo delle altre voci di ricavo e alla stabilità della base operativa.
Ma il contesto è in evoluzione e gli esperti iniziano a prevedere «una certa pressione sui margini dei prestiti, dovuta a un potenziale aumento della competizione», a cui si potrebbe aggiungere una visione più prudente sulle commissioni e un rallentamento nella crescita dei volumi. La redditività delle banche italiane sarà insomma ancora robusta ma crescerà meno rispetto agli ultimi anni, con forti differenze da istituto a istituto a seconda della diversificazione delle fonti di ricavo.
Il loro contenimento continuerà a rappresentare uno degli elementi di stabilizzazione del conto economico e un fattore di tenuta dei risultati. Le attese per il trimestre sono favorevoli anche per effetto della stagionalità. «Ci aspettiamo una stagionalità positiva nei costi», spiegano da Barclays, «con una dinamica che tenderà a ridurre la pressione operativa soprattutto nei primi mesi dell’anno.
La disciplina resterà elevata e contribuirà a preservare i livelli di redditività anche in presenza di ricavi meno dinamici. Al tempo stesso le possibili pressioni inflattive, insieme agli investimenti su trasformazione digitale, compliance ed eventuali integrazioni, resterà fattori da monitorare nella seconda parte dell’anno.
Il rischio di credito dovrebbe restare sotto controllo grazie a una fase ancora ordinata del ciclo economico. «Ci aspettiamo livelli molto bassi di costo del rischio», spiegano gli analisti, con accantonamenti contenuti e un’asset quality che beneficierà delle politiche prudenti degli ultimi anni. Le coperture continueranno a essere elevate, con una gestione attenta degli npl e una limitata esposizione ia segmenti più rischiosi.
Il focus delle banche, però, si sta spostando già sul medio termine: «è importante capire se le banche vedano rischi legati ai prezzi dell’energia», possibile canale di trasmissione di tensioni su famiglie e imprese e quindi sull’attivo degli istituti.
La posizione patrimoniale resterà uno dei punti di forza del settore senza mostrare segnali di deterioramento. I livelli di capitale sono attesi stabili e ampiamente sopra i requisiti regolamentare grazie a una redditività ancora elevata e a una crescita degli attivi contenuta. Questo consentirà di mantenere politiche di remunerazione generose: «la distribuzione resterà un punto di forza chiave» delle banche italiane, con dividendi e buyback come componente centrale dell’attrattività del settore.
Il contributo resterà modesto: «Non vediamo un supporto rilevante dai volumi», spiegano gli analisti di Barclays, previsione che riflette una domanda ancora prudente sia sul credito che sui servizi. Parallelamente dovrebbero emergere segnali di rallentamento nell’attività commerciale: «le commissioni bancarie potrebbero essere influenzate da un rallentamento dell’attività dei clienti», in un contesto in cui l’incertezza macroeconomica e la volatilità finanziaria ridurranno la propensione all’investimento e alla movimentazione dei portafogli.
Sullo sfondo per gli esperti resterà centrale il tema del consolidamento, che continuerà a orientare le valutazioni. «Per la maggior parte dei titoli, le operazioni di m&a restano un tema chiave», scrive Barclays, con diversi scenari allo studio e un potenziale di creazione di valore «dal punto di vista finanziario e strategico» nella maggior parte delle ipotesi analizzate. (riproduzione riservata)