La Bce ha alzato i tassi due volte nel 2026 al 2,5% e ora gli analisti si aspettano una terza stretta a dicembre. Sarebbe normalmente una notizia positiva per il settore bancario italiano, che però è tornato a soffrire a Piazza Affari. I grandi gruppi, a partire da Intesa Sanpaolo, hanno cancellato i rialzi dell’anno e in qualche caso sono finiti in rosso. Il gruppo guidato dal ceo Carlo Messina ora capitalizza sotto i 100 miliardi di euro. Che cosa è successo nel frattempo a frenare la crescita del settore finanziario? E’ tornato il fantasma dello spread, il differenziale di rendimento fra Btp e Bund decennale, salito a 126 punti base non tanto per il deficit italiano, quanto per la crisi che sta attraversando il debito francese e che ha contagiato anche i titoli governativi in portafoglio alle banche italiane. E mentre il mercato vende i Btp, i prezzi scendono e in parallelo anche i titoli bancari che li hanno in portafoglio. A questo si aggiunga il fatto che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha chiesto un nuovo contributo da 5 miliardi di euro al sistema finanziario nella legge di Bilancio, scatenando la dura reazione dello stesso Messina. Il banchiere ha espresso forte dissenso durante il Forum Coldiretti, criticando l'esecutivo per il mancato rispetto dei patti precedentemente siglati. Messina ha spiegato che l'anno scorso era stato siglato un accordo triennale con la premier Giorgia Meloni davanti allo stesso Giorgetti e che l’intesa è stata così disattesa.
Nel frattempo, i titoli delle banche specializzate sono letteralmente crollati quest’anno dopo le ispezioni di Bankitalia: Bff Bank ha perso quasi l’80%, Banca Ifis il 60%. I titoli invece ancora pienamente coinvolti nel riassetto bancario sono quelli che invece hanno viaggiato controcorrente e sono cresciuti: Bper Banca è salita di oltre il 10%, Poste Italiane (ormai una quasi banca) del 12% circa, Mps del 16%, Unipol del 24% (il gruppo assicurativo controlla Bper e ha sottoscritto con Intesa un accordo per acquisire filiali di Mps se l’offerta di Intesa andrà a buon fine). Andando a guardare il consenso sul prezzo obiettivo raccolto dagli analisti di Bloomberg nella tabella allegata emerge un potenziale rialzo dei titoli per lo più in doppia cifra per oltre il 20%. I mercati sono in attesa di vedere come sono andati i conti del terzo trimestre, che partono agli inizi di novembre. Le attese degli analisti sono positive, ma i mercati sono interessati a capire se emergono dati di rilievo sulle attese per il prossimo anno considerati i prezzi alti del petrolio e un’inflazione tenace. Il potenziale rialzo (upside) sul titolo Intesa, per esempio, è del 26,7%, su Unicredit del 36,8%, su Banco Bpm del 22,3% a fronte di multipli prezzo/utile che si collocano fra le 10 e le 12 volte.
Fabio Caldato, Portfolio Manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale, nota che il calo dei prezzi delle azioni bancarie «ha tolto forse un eccesso di premio sui multipli. L'indice europeo ha perso circa il 14% dai massimi di metà agosto. In aggiunta, va segnalato che si trova ora su livelli tecnici di potenziale supporto, restando all'interno di una analisi di breve termine». Il gestore preferisce in questa fase «più saggio individuare storie peculiari. In tal senso, vediamo in Poste un nome da considerare: l'operazione su Telecom Italia darà benefici e il business eterogeneo tutela da eventuali crisi macro». Restando in ambito finanziario, Caldato trova utile segnalare Unipol: «la seconda assicurazione italiana ha finalizzato con successo un cospicuo aumento di capitale. Se il progetto di acquisizione sportelli Mps e fusione degli stessi dentro a Bper dovesse funzionare, si creerebbe un valore ingente per la controllante de facto Unipol».
Purtroppo stiamo attraversando un momento di crisi globale, non solo europea, con il prezzo del petrolio schizzato alle stelle questa settimana, nota Giorgio Vintani, analista e consulente finanziario indipendente. Le banche italiane sono «solide, e non dovrebbero essere colpite pesantemente come è successo. Gli hedge funds, tuttavia, hanno le maggiori posizioni ribassiste degli ultimi 5 anni, coinvolgendo così anche i nostri istituti di credito, loro malgrado, in questa corsa alle vendite».
La posizione più prudente, secondo l’esperto, è quella di aspettare e vedere se alcuni aspetti della crisi che coinvolgono anche le guerre in Ucraina e Medio Oriente finalmente riusciranno a trovare una soluzione. Storicamente, ricorda Vintani, «c’è sempre qualcuno che paga lo scotto della crisi, quindi, sarei molto più propositivo se il presidente francese Emmanuel Macron rassegnasse anticipatamente le dimissioni con nuove elezioni subito».
Per chi vuole provare a comprare i titoli bancari italiani cercando di cogliere occasioni sui ribassi (quello che gli americani definiscono buy the dip), la raccomandazione è di «rimanere sulle società a maggiore capitalizzazione e con protezioni se l’investimento dovesse perdere il 10% in tempi brevi. Chi può invece permettersi orizzonti temporali superiori all’anno, può cominciare a pensare di entrare. Non c’è niente di rotto, va tutto bene: passata la tempesta tornerà il sereno», conclude Vintani.
Secondo Hugo Cruz, analista di Kbw, le banche italiane si avvicinano alla stagione dei conti del terzo trimestre con prospettive ancora solide. Cruz si attende una crescita del margine di interesse rispetto al periodo precedente, sostenuta dall’andamento positivo dei volumi medi e dai recenti rialzi dei tassi, mentre capitale, costi operativi e qualità degli attivi dovrebbero «restare sotto controllo, nonostante l’impatto delle valutazioni di mercato sui portafogli obbligazionari». Tra i temi da seguire figurano la sensibilità dei margini ai tassi, le operazioni di M&A, particolarmente rilevanti in Italia, il rischio di un’ulteriore tassa sugli istituti italiani (non compresa per ora nelle stime dell’analista) e gli effetti congiunti dell’intelligenza artificiale e dell’inflazione sui costi. Kbw si aspetta ora che il tasso sui depositi della Bce raggiunga il 3% entro la metà del 2027, dall’attuale 2,5%. Le stime sull’utile per azione per il periodo 2026-2028 registrano variazioni contenute mentre i target price salgono in media del 3%.
Tra i singoli titoli, Kbw conferma l’interesse per FinecoBank, che a suo giudizio presenta un modello solido e una valutazione contenuta rispetto alla media storica. L’analista apprezza la sensibilità ai tassi sostenuta da una base di depositi stabile e da un costo della raccolta vicino allo zero. Le risorse raccolte, poi, sono investite in un portafoglio obbligazionario a basso rischio e di breve durata. Il nuovo target price di 27,20 euro implica un potenziale rialzo del 32%. (riproduzione riservata)