Banche italiane, Jefferies punta su due titoli in vista delle trimestrali: ecco cosa può sorprendere
Banche italiane, Jefferies punta su due titoli in vista delle trimestrali: ecco cosa può sorprendere
I fattori chiave da monitorare con le trimestrali di Intesa Sanpaolo, Bper e Banco Bpm. Ecco chi sfiorerà un Rote del 24% nel 2028

di Francesca Gerosa 20/07/2026 14:25

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Il vento favorevole dei tassi di interesse finalmente si trasferisce nei conti delle banche. Così gli analisti di Jefferies che si attendono un secondo trimestre del 2026 solido per gli istituti di credito italiani con un miglioramento del margine di interesse netto grazie, appunto, al fatto che il costo del denaro più elevato sta iniziando a riflettersi nei risultati.

Cosa può sorprendere

In particolare, le commissioni saranno sostenute dai mercati forti, i costi saranno sotto controllo e la qualità del credito continuerà a essere resiliente. Tra i titoli che gli esperti di Jefferies seguono, Intesa Sanpaolo potrebbe sorprendere positivamente sul fronte dei proventi da trading, Bper dovrebbe beneficiare dei guadagni derivanti dal total return swap e dall’impiego del capitale in eccesso. Banco Bpm è un caso a parte, rimarrà influenzata dalle continue speculazioni legate a possibili operazioni di m&a.

Le commissioni cresceranno più del margine di interesse

Nel complesso «ci aspettiamo che il margine di interesse delle banche italiane cresca mediamente del 3% trimestre su trimestre, grazie all’effetto positivo legato al conteggio dei giorni e alla crescita del portafoglio prestiti», affermano gli analisti di Jefferies. Di conseguenza, «prevediamo che la dinamica del margine di interesse su base annua migliori, passando dal -3% registrato nel primo trimestre fino a raggiungere una situazione sostanzialmente stabile anno su anno per Banco Bpm, Intesa Sanpaolo e Bper».

Sul fronte delle commissioni, i mercati favorevoli continueranno a sostenere quelle ricorrenti. L’indice Msci World è cresciuto del 14% in euro nel secondo trimestre, un andamento che dovrebbe sostenere le commissioni legate ai mercati finanziari. Al contrario, quelle bancarie tradizionali hanno avuto finora una performance più contenuta; tuttavia, «prevediamo un miglioramento graduale e continuo, in linea con la ripresa della crescita degli impieghi. Per questo motivo, ci aspettiamo che la crescita delle commissioni su base annua migliori, passando da +1% a +5% per le banche citate sopra», precisano a Jefferies.

Per quanto riguarda i costi, continuerà il trend positivo visto finora. «Nel primo trimestre Banco Bpm, Intesa Sanpaolo e Bper hanno ridotto i costi in media del 3% su base annua con Bper che ha beneficiato anche di alcuni cambiamenti contabili. Ci aspettiamo che questa dinamica prosegua. Abbiamo anche rilevato richieste di aumenti dei salari da parte dei sindacati, ma fanno parte delle normali negoziazioni tra banche e rappresentanze dei lavoratori e riteniamo che l’aumento del costo del lavoro possa essere compensato attraverso la riduzione dei dipendenti», precisano gli esperti di Jefferies.

Solo un leggero incremento del costo del rischio

Infine, un occhio alla qualità del credito. Gli analisti di Jefferies si attendono un leggero aumento del costo del rischio, anche se le indicazioni più recenti provenienti dai management delle banche italiane confermano una certa resilienza della qualità del credito. «Nel secondo trimestre potrebbero emergere alcuni effetti derivanti dagli aggiornamenti dei modelli di rischio, ma non prevediamo variazioni significative nel costo del rischio», continuano. Finora il settore ha avuto un ottimo avvio d’anno: nel primo trimestre il costo del rischio è diminuito del 10% rispetto all’anno precedente, raggiungendo mediamente 25 punti base tra le banche analizzate. «Per il secondo trimestre ci aspettiamo un lieve incremento, legato agli aggiornamenti dei modelli, con un livello intorno ai 30 punti base», stimano a Jefferies.

Per Intesa Sanpaolo possibili sorprese positive dai proventi da trading

Per quanto riguarda Intesa Sanpaolo (buy e target price a 7,20 euro), la banca guidata da Carlo Messina non ha aumentato la propria guidance nel primo trimestre di quest’anno, ma ha comunque evidenziato una solidità generale delle dinamiche operative. «Stimiamo un utile netto di 10,2 miliardi di euro per quest’anno e siamo alcuni punti percentuali sopra le aspettative del consenso», indicano gli analisti di Jefferies. «Possibili sorprese positive potrebbero arrivare dai proventi da trading, grazie alla probabile valorizzazione dell’investimento effettuato da Intesa Sanpaolo in SpaceX nel 2023».

Nel solo secondo trimestre gli analisti di Jefferies si attendono un margine di interesse a 3,752 miliardi, -1% anno su anno e in linea con il consenso, commissioni a 2,568 miliardi (+5%), un trading income a 205 milioni (-29%), ricavi totali piatti a 6,996 miliardi come le spese operative a 2,675 miliardi e un utile netto a 2,589 miliardi (-1%). «Riteniamo che Ca’ de Sass abbia forti incentivi a superare le aspettative nel breve termine. Il titolo tratta a 2,3 volte il net asset value tangibile stimato per il 2026, a fronte di un Rote, rendimento del patrimonio netto tangibile, stimato per il 2028 del 23,9%, equivalente a 9 volte il rapporto prezzo/utili», notano a Jefferies.

Da Bper altri 2 miliardi di euro di buyback

Per Bper (buy e target price a 16 euro) il secondo trimestre del 2026 dovrebbe mostrare un andamento solido in termini di margine di interesse, commissioni, costi e qualità del credito. Tuttavia, il principale elemento di interesse sarà il guadagno legato all’operazione di total return swap. Questo beneficio dovrebbe consentire alla banca di mantenere il Cet1 a un livello molto elevato, intorno al 15%, nonostante il riacquisto di azioni proprie per 750 milioni di euro, lasciando il capitale di fine anno comodamente al di sopra della guidance. «Ci aspettiamo ulteriori programmi di buyback per circa 2 miliardi di euro nel periodo 2026-2028, che rappresentano un importante catalizzatore ancora sottovalutato dal mercato», prevedono gli analisti di Jefferies. Bper tratta a 2 volte il net asset value tangibile stimato per il 2026, rispetto a un Rote 2028 stimato del 19,4%, pari a 10 volte gli utili.

Banco Bpm: M&A a parte, sarò in grado di raggiungere la guidance 2026 sull’utile?

Invece, Banco Bpm (hold e target price a 14,50 euro) continua a essere al centro delle speculazioni relative a possibili operazioni di consolidamento nel settore bancario italiano. Da un lato, il principale azionista, Credit Agricole, ha recentemente aumentato la propria partecipazione nella banca italiana al 29,3%; dall’altro, il consiglio di amministrazione di Mps sta valutando una possibile integrazione con il Banco.

«A nostro giudizio, al di là della componente legata all’m&a, la banca presenta meno catalizzatori rispetto ai concorrenti di media capitalizzazione», avvertono gli analisti di Jefferies, ricordando che, durante la conference call sui risultati del primo trimestre, il dibattito si è concentrato soprattutto sulla capacità di raggiungere la guidance sull’utile netto, più che sulla possibilità di superarla. Gli esperti a fine anno si attendono un utile netto a 2,042 miliardi dai 2,011 miliardi del 2025.

Nel solo secondo trimestre gli analisti di Jefferies si attendono un margine di interesse a 779 milioni, -1% anno su anno e pressoché in linea con il consenso a 778 milioni, commissioni a 675 milioni (+3%), un trading income a 98 milioni (+34%), ricavi totali a 1,599 miliardi (+3%), spese operative per 698 milioni (-1%) e un utile netto a 556 milioni (+1%). 

Banco Bpm tratta a 2,1 volte il net asset value tangibile 2026, rispetto a un Rote 2028 stimato del 17,9%, equivalente a 11 volte il rapporto prezzo/utili. (riproduzione riservata)