Banche italiane, in arrivo 5,6 miliardi di utili nel quarto trimestre. Chi può battere le attese nel 2026
Banche italiane, in arrivo 5,6 miliardi di utili nel quarto trimestre. Chi può battere le attese nel 2026
I conti del quarto trimestre delle principali banche italiane dovrebbero essere solidi, anche se gli utili risentiranno di diverse voci straordinarie. Le stime di Barclays per il 2026 e il 2028 (utili oltre 30 miliardi) e i nuovi target price

di Francesca Gerosa 19/01/2026 13:00

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I conti del quarto trimestre del 2025 delle principali banche italiane dovrebbero essere solidi, anche se gli utili risentiranno di diverse voci straordinarie; l’attenzione sarà rivolta agli obiettivi al 2026 o di medio termine, che Barclays vede positivi considerando i tassi al 2%. In particolare, l’utile netto a livello aggregato è stimato a 5,629 miliardi nell’ultimo trimestre del 2025. E a 26,228 miliardi nell’intero esercizio (adjusted), cifra destinata a salire a 28.837 miliardi nel 2026 e a 32.529 miliardi nel 2028.

Intesa Sanpaolo, il nuovo piano industriale

Intesa Sanpaolo presenterà il piano industriale insieme ai risultati 2025 il prossimo 2 febbraio. Barclays si aspetta un Rote oltre il 20% nell’arco del piano, un tasso medio annuo di crescita (cagr) del margine di interesse del 2% e dei ricavi del 3% nel periodo 2025-2029.

Inoltre, si attende un cost/income ratio sotto il 40%, con costi sostanzialmente stabili e un coefficiente patrimoniale Cet1 ratio intorno al 13% dopo 40 miliardi di euro da distribuire agli azionisti nell’orizzonte del piano: 2 miliardi di buyback e un payout sul dividendo del 70% per il 2025 e un payout del 95% dal 2026 in poi, di cui il 75% in dividendi, secondo la banca d’affari.

E considerando la cessazione della joint venture Generali-Natixis a dicembre del 2025, è possibile che Intesa Sanpaolo annunci qualche partnership nell’asset management con Generali, ma i tempi potrebbero essere stretti per un annuncio con la presentazioen del piano industriale, avverte Barclays che ha confermato il target price a 6,60 sul titolo (rating overweight) in vista dei conti nel quarto trimestre del 2025: ricavi totali attesi a 6,316 miliardi (+2% trimestre su trimestre e +1% anno su anno) e un utile netto adjusted a 1,674 miliardi (-30% trimestre su trimestre e -7% anno su anno).

Unicredit, gli obiettivi di medio termine

Invece, Unicredit rivelerà la guidance dettagliata sul 2026 e i target di medio termine al 2028 il prossimo 9 febbraio. Barclays si attende che Piazza Gae Aulenti registri un utile netto di 10,6 miliardi nel 2026, un cagr dei ricavi 2025-2028 del 4% e dell’utile per azione (eps) del 9%, risultando meno impattata rispetto alle altre banche italiane dalle misure fiscali adottate dal governo italiano.

«Prevediamo un total yield del 7,5% per il 2026 e circa dell’8,4% in media negli anni successivi», prosegue Barclays che non esclude che la banca possa aumentare il payout all’80% dal 2026, ma nel suo modello mantiene la guidance attuale. Il target price sull’azione sale da 71,6 a 79 sul titolo (rating overweight) in vista dei conti del quarto trimestre del 2025: ricavi totali a 5,746 miliardi (-7% trimestre su trimestre e -4% anno su anno) e un utile netto a 1,576 miliardi (-40% trimestre su trimestre e -20% anno su anno).

Mps e Mediobanca insieme

Come Intesa Sanpaolo anche Mps presenterà il nuovo piano industriale insieme ai risultati 2025 (al più tardi a marzo); quindi, insieme ai risultati 2025 (ricavi a 4,968 miliardi, utile netto a 2,761 miliardi, Rote del 10% e Cet1 ratio al 16,2%) e alla guidance 2026 (ricavi a 7,964 miliardi, utile netto a 2,501 miliardi, Rote del 13,8% e Cet1 ratio al 15,9%) della nuova banca nata dall’integrazione con Mediobanca, l’istituto senese dovrebbe comunicare la nuova politica di distribuzione degli utili e gli obiettivi di più lungo termine (ricavi a 8,561 miliardi, utile netto a 2,756 miliardi, Rote del 15,4% e Cet1 ratio al 15,8% al 2028).

Le stime di Barclays includono Piazzetta Cuccia a partire dal quarto trimestre dello scorso anno quando Mps (target price rivisto da 8,20 a 9,20 euro, rating equal weight) è vista realizzare ricavi totali a 1,915 miliardi (+92% trimestre su trimestre e +92% anno su anno) e un utile netto a 1,395 miliardi (+194% trimestre su trimestre e +262% anno su anno).

Solo Mediobanca (target price rivisto da 17,50 a 17,10 euro, rating underweight) nel quarto trimestre dovrebbe evidenziare ricavi totali a 918 milioni (+6% trimestre su trimestre e -7% anno su anno) e un utile netto a 292 milioni (+0% trimestre su trimestre e -11% anno su anno).

Banco Bpm: distribuzione extra?

Da Banco Bpm Barclays non si aspetta aggiornamenti, dato che gli obiettivi sono stati rivisti recentemente. Ma l’istituto guidato da Giuseppe Castagna potrebbe annunciare una distribuzione extra, dato che il Cet1 ratio si sta portando sopra il 13,5%: un buyback da 0,4 miliardi riporterebbe il Cet1 2025 del Banco al 13%. Comunque, in vista della trimestrale (5 febbraio), il target price sull’azione è stato rivisto da 14,70 a 15,50 euro (rating overweight). In particolare, nel quarto trimestre del 2025 i ricavi totali sono stimati a 1,406 miliardi (-3% trimestre su trimestre e -2% anno su anno) e l’utile netto a 330 (-27% trimestre su trimestre e +47% anno su anno).

Bper top pick di Barclays

Quanto al nuovo piano industriale di Bper dovrebbe essere presentato tra giugno e luglio. «Ci aspettiamo solo una guidance dettagliata sugli utili del 2026 che stimiamo a 2,374 miliardi dai 2,043 miliardi previsti per il 2025 a livello adjusted», indica Barclays che anche nel caso di Bper ha ritoccato il prezzo obiettivo da 12,50 a 13,70 euro (rating overweight). È la top pick della banca d’affari. Nel quarto trimestre del 2025 (conti in uscita il 5 febbraio) i ricavi totali sono stimati a 1,827 miliardi (+2% trimestre su trimestre e +26% anno su anno) e l’utile netto a 267 (-54% trimestre su trimestre e +1% anno su anno).

Credem, focus sul 2026

Anche dalla più piccola Credem (target price rivisto da 14,80 a 15,70, rating underweight) Barclays si attende solo una guidance dettagliata sugli utili 2026, stimati a 496 milioni a livello adjusted dai 508 milioni del 2025. Nel solo quarto trimestre dello scorso anno (conti in uscita sempre il 5 febbraio) i ricavi totali sono stimati a 470 milioni (+1% trimestre su trimestre e -10% anno su anno) e l’utile netto a 95 milioni (-29% trimestre su trimestre e -29% anno su anno).

Analisi dei trend operativi e voci straordinarie

«Riteniamo che Mps possa essere la meglio posizionata in vista dei risultati del quarto trimestre del 2025, seguita da Unicredit, per la possibilità di nuovi annunci sulla distribuzione degli utili. In termini di trend operativi, riteniamo che le banche italiane riporteranno un margine di interesse sostanzialmente piatto trimestre su trimestre e una ripresa delle commissioni del +4,6% trimestre su trimestre e del +1% anno su anno. Al contempo», prosegue Barclays, «ci attendiamo una certa stagionalità nei costi, in particolare per Intesa Sanpaolo e Bper. Dovrebbero, inoltre, emergere diverse poste straordinarie sotto la linea operativa, le più comuni delle quali sono i recuperi delle imposte differite, le Dta, per Unicredit, Intesa e Mps; i costi di integrazione per gli esodi del personale per Intesa, Unicredit e Bper e l’impatto una tantum della modifica dell’aliquota Irap, soprattutto per Unicredit. Mentre sul capitale, c’è l’impatto della modifica fiscale sul trattamento delle riserve 2023, che ridurrà il Cet1 ratio in media di 15 punti base: al 13,3% per Intesa Sanpaolo nel quarto trimestre, al 14,1% per Unicredit, al 16,2% per Mps, al 13,6% per Banco Bpm, al 14,7% per Bper, al 15,4% per Mediobanca e al 16,2% per il Credem».

Outlook complessivo e raccomandazioni di Barclays

Barclays, infine, non vede rischi rilevanti di tagli alle stime del consenso nel breve termine per le banche italiane, se si escludono gli aggiustamenti legati all’aliquota fiscale che potrebbero non essere ancora stati pienamente scontati. E per il 2026 si aspetta un margine di interesse piatto anno su anno, commissioni in crescita del +5% e accantonamenti per perdite su crediti in aumento del +9%. Nel complesso, la resilienza degli utili (Rote medio 2026 al 18% e al 19,3% nel 2028), suggerisce che i Cet1 ratio resteranno solidi e che la distribuzione del capitale sarà un punto di forza delle banche italiane con un rendimento totale medio tra dividendi e buyback dell’8,2%.

Considerando la percezione favorevole sull’Italia (spread Btp-Bund sul minimo del 2008), nonché il buon mix di redditività e distribuzione del capitale, «riteniamo che le banche italiane siano ben posizionate, sebbene la crescita dell’eps sia inferiore alla media europea: +11% contro il +13% delle banche europee che copriamo. In Italia preferiamo Bper che riteniamo una storia di self-help interessante, con una solida base di capitale e un consenso non troppo esigente. Consigliamo di sovrappesare in portafoglio anche Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm. Su quest’ultima, tuttavia, vediamo nel breve alcuni rischi di esecuzione e di transizione, in attesa del rinnovo del cda ad aprile». (riproduzione riservata)