Il credito torna a crescere con decisione nelle principali banche italiane quotate. Nel primo semestre 2026 gli impieghi verso la clientela di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Mps, Bper e Credem sono cresciuti del 4,9% rispetto alla fine del 2025, riflettendo il progressivo rafforzamento della domanda di finanziamenti da parte di famiglie e imprese. L’espansione dei volumi non si è accompagnata a un peggioramento della qualità degli attivi: il costo del rischio è rimasto a 22 punti base, sostanzialmente in linea con l’anno precedente, mentre l’npl ratio lordo è sceso al 2,2% dal 2,3% di fine 2025.
È uno degli elementi più significativi che emergono dall’analisi di Value Partners sui risultati semestrali dei sei gruppi. Nello stesso periodo le principali banche quotate hanno realizzato complessivamente 15,5 miliardi di utile, il 2,7% in più rispetto al primo semestre 2025, confermando il trend positivo del settore in una fase ancora caratterizzata dalle operazioni di consolidamento e da un’intensa attività di m&a.
«Le principali banche italiane quotate chiudono il primo semestre 2026 con un utile aggregato di 15,5 miliardi di euro, in crescita dell’2,7% su base annua, confermando la solidità del sistema nonostante il calo dei tassi d’interesse, l’inflazione e l’incertezza del contesto socio politico internazionale», osserva Gabor David Friedenthal, managing director di Value Partners.
Sul fronte dei ricavi, il semestre mostra dinamiche differenti tra le principali componenti. Il margine di interesse complessivo ha registrato una lieve contrazione dello 0,1% su base annua, riconducibile principalmente al calo dei tassi di interesse. Una flessione contenuta, che è stata più che compensata dalla crescita delle commissioni nette, aumentate del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. A sostenere le commissioni ha contribuito anche l’aumento della raccolta indiretta, cresciuta del 3,2% rispetto alla fine del 2025.
Nello stesso periodo la raccolta diretta ha registrato un incremento del 3,4%, confermando la solidità della capacità di raccolta del sistema bancario. Il risultato è quindi una tenuta complessiva dei ricavi nonostante la lieve riduzione del contributo proveniente dal margine di interesse. «La crescita delle commissioni nette (+5,5% anno su anno) ha più che compensato la lieve contrazione del margine di interesse, mentre il cost/income scende a un ottimo 37,4%, in miglioramento di 228 punti base rispetto all’anno precedente», sottolinea Friedenthal.
All’interno del dato aggregato emergono anche alcune dinamiche specifiche. Nel corso del semestre Unicredit ha registrato un incremento dei ricavi da dividendi, riconducibile principalmente alla partecipazione in Commerzbank. Intesa Sanpaolo ha invece beneficiato della significativa crescita del risultato netto delle attività e passività finanziarie valutate al fair value, aumentato del 63,9% su base annua, con un contributo positivo all’andamento dei ricavi del gruppo.
«Nel corso del semestre, i ricavi di Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno beneficiato, rispettivamente, dell'incremento dei dividendi legati alla partecipazione in Commerzbank e della significativa crescita del risultato netto delle attività e passività finanziarie valutate al fair value», rileva Rebecca Micheletti, associate di Value Partners.
Positiva anche la dinamica dei costi. Gli oneri operativi aggregati delle sei banche sono diminuiti dell’1% rispetto al primo semestre del 2025. Il costo del personale è rimasto sostanzialmente stabile, con una flessione dello 0,1% su base annua, mentre le altre spese amministrative hanno registrato una riduzione del 2,3%. La crescita dei ricavi e il mantenimento della disciplina sui costi hanno così contribuito al miglioramento dell’efficienza operativa.
Il cost/income aggregato si è infatti attestato al 37,4%, in miglioramento di 228 punti base rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La riduzione dell’indicatore si inserisce quindi in un semestre nel quale alla crescita dell’utile si sono accompagnati costi operativi complessivamente in calo. Resta elevata anche la qualità del credito. A fronte della crescita del degli impieghi, il costo del rischio è rimasto fermo a 22 punti base, mentre l’npl ratio lordo ha registrato un lieve miglioramento, passando dal 2,3% di fine 2025 al 2,2%. La qualità degli attivi si è quindi mantenuta su livelli elevati nonostante il contesto macroeconomico e geopolitico di incertezza.
Le principali banche italiane continuano infine a mantenere una solidità patrimoniale superiore ai requisiti normativi. Il Cet1 fully loaded aggregato si è attestato al 14,2%, con una lieve diminuzione di 10 punti base rispetto alla fine del 2025. Con questi risultati «le banche italiane confermano una solidità patrimoniale ben superiore ai requisiti normativi, in un contesto di intensa attività di m&a nel settore», conclude Friedenthal. (riproduzione riservata)