Nonostante le banche europee stiano beneficiando di tassi di interesse più elevati, i rischi in aumento, tra cui l’instabilità geopolitica, l’incremento della disoccupazione, le perdite su crediti e la domanda di prestiti più debole, stanno iniziando a offuscare le prospettive, secondo l’European Banks Pulse di Morningstar.
I tassi di interesse restano un fattore favorevole in Europa. Il costo del denaro elevato sta sostenendo i margini di interesse netti delle banche europee, con le coperture strutturali (hedging) che si «rifinanziano» a tassi più elevati nei prossimi cinque anni, generando un vento favorevole stabile. Ma gran parte di questo vantaggio è ormai già scontato nei prezzi, lasciando uno spazio limitato per ulteriori guadagni.
«Le banche europee hanno registrato una performance forte con livelli di capitalizzazione alti e una qualità del credito che si è mantenuta solida, ma lo scenario sta cambiando poiché l’aumento dell’incertezza geopolitica e l’inflazione persistente iniziano a pesare sulla crescita», avverte Niklas Kammer, analista senior di Morningstar. «Gran parte delle prospettive positive è già stata scontata nei prezzi, con la redditività vicina al suo picco».
Mentre la qualità degli attivi rimane solida nel breve termine, l’aumento della disoccupazione e l’incertezza economica potrebbero portare nel tempo a perdite su crediti più elevate.
Il tasso di disoccupazione può essere un buon indicatore anticipatore del rischio di default dei mutui da parte delle famiglie. Il credito ipotecario rappresenta, di gran lunga, la parte principale del credito alle famiglie nella maggior parte dei mercati europei. I tassi di disoccupazione stanno lentamente aumentando in molti Paesi Ue e la tensione del mercato del lavoro che aveva sostenuto la crescita dei salari sta iniziando ad attenuarsi.
Il conflitto in Iran ha introdotto pressioni inflazionistiche legate ai costi energetici, che riducono il potere d’acquisto delle famiglie. Sebbene le banche centrali europee abbiano il mandato di controllare l’inflazione e non l’occupazione, uno scenario di disoccupazione in aumento e inflazione elevata potrebbe portare a maggiori perdite su crediti. Comunque, «nel breve termine, consideriamo la qualità del credito delle banche europee buona nonostante le prospettive più incerte. Continuiamo, però, a ritenere i portafogli corporate delle banche europee più vulnerabili rispetto a quelli delle famiglie», precisa l’analista senior di Morningstar.
Il rischio interbancario non mostra segnali di stress. Rispetto agli shock importanti come la crisi finanziaria globale del 2008 o la crisi del debito europeo del 2011, lo spread attuale indica rischi limitati nel mercato del funding interbancario. Il tasso Euribor è il tasso al quale gli intermediari finanziari si prestano denaro tra loro senza garanzie, in questo caso su base a tre mesi. Rispetto ai titoli del Tesoro tedeschi della stessa scadenza (utilizzati come proxy del tasso privo di rischio), lo spread indica il rischio di default percepito tra le banche e la salute generale dei mercati interbancari.
Il conflitto in Iran ha temporaneamente ampliato gli spread di rischio sovrano, ma i livelli restano ben al di sotto delle soglie considerate preoccupanti. Gli spread sul debito sovrano europeo sono una metrica importante da monitorare, poiché le banche sono tra i principali detentori di titoli di Stato europei. La crisi del debito europeo ha mostrato come un deterioramento del rating sovrano possa influenzare l’intero sistema finanziario e pesare sull’economia.
Sebbene il settore sia attualmente ben posizionato, la fase successiva è probabilmente più difficile, continua Kammer, «poiché i costi del credito iniziano a normalizzarsi, pesando sul nostro outlook di lungo periodo sul settore». L’esperto di aspetta, quindi, che l’attenzione maggiore all’efficienza operativa e al capitale guidi le varie storie azionarie delle banche europee.
E ha simulato due scenari, uno positivo (upside case): gli spread creditizi restano bassi, i prezzi dell’energia si riducono e l’attività economica accelera nuovamente dopo una fase di rallentamento; l’altro negativo (downside case): i prezzi dell’energia restano elevati, costringendo a risposte più aggressive sui tassi di interesse che pesano su un’attività economica già indebolita. Questo potrebbe portare a un aumento della disoccupazione, delle perdite su crediti e a una minor domanda di prestiti, più che compensando il miglioramento dei margini sui depositi e i benefici della copertura strutturale.
In questo contesto più incerto, Kammer vede Bnp Paribas e NatWest come le banche meglio posizionate per sovraperformare. La banca francese offre un mix interessante di reddito, stabilità e crescita strategica a una valutazione scontata. Il titolo scambia, infatti, con uno sconto del 40% rispetto alla media del settore bancario europeo in termini di price/tangible book ratio, pur offrendo un rendimento del dividendo allettante del 6%.
La sua redditività a metà ciclo potrebbe essere leggermente inferiore ai concorrenti, ma non nella misura implicita in uno sconto così elevato. «Riteniamo che il mercato stia prezzando uno scenario molto pessimistico relativo alla questione legale in Sudan», spiega Kammer. Invece, la banca è ben posizionata per beneficiare dell’atteso aumento della spesa nella difesa e nella transizione energetica in Europa. Inoltre, sta allocando efficacemente il capitale in eccesso, concentrandosi su acquisizioni bolt-on in aree a basso impiego di capitale. L’acquisizione recente delle attività di asset management di Axa ne è un esempio.
Quanto a NatWest offre, a detta dell’analista di Morningstar, il miglior rapporto rischio/rendimento tra le banche britanniche. «Vediamo un rafforzamento del franchise e un miglioramento della redditività strutturale, poiché la copertura strutturale continua a fornire un vento favorevole di lungo periodo», aggiunge l’esperto. «Ci aspettiamo più depositi e un maggior contributo dei ricavi non da interessi dopo l’acquisizione di Evelyn Partners, che dovrebbe migliorare la qualità degli utili. NatWest ha anche riportato i livelli di capitale in linea con i concorrenti. Detto ciò, il miglioramento della redditività e un bilancio solido supportano la politica progressiva di dividendi e i riacquisti di azioni proprie. Nel complesso», conclude Kammer, «ci aspettiamo che il gap di valutazione tra Lloyds e NatWest si riduca nel tempo». (riproduzione riservata)