L’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran ha influenzato anche le azioni delle banche europee negli ultimi giorni, considerando l’esito incerto del conflitto In Medio Oriente. L’aumento dei rischi geopolitici spinge verso l’alto i prezzi delle materie prime, gas e petrolio in primis, il che può tradursi in un aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse.
Le banche europee hanno un’esposizione diretta limitata verso il Medio Oriente, ma in uno scenario macro di questo tipo, per gli utili delle banche Paola Sabbione, analista di Barclays, si aspetta un certo supporto dal margine di interesse netto grazie ai tassi più elevati e alle attività legate al trading, favorite dalla volatilità; una possibile pressione sui volumi di prestito a causa dell’incertezza e un aumento dei rischi sulla qualità del credito.
All’inizio questi fattori potrebbero persino tradursi in utili più forti (il canale dei tassi potrebbe essere il primo a materializzarsi), ma hanno già determinato un aumento del costo del capitale, e questo potrebbe persistere, avverte l’esperta della banca d’affari.
Un altro aspetto da monitorare è il credito privato, al quale le banche europee hanno un’esposizione limitata (anche se le informazioni sono parziali); tuttavia, questo contesto macro potrebbe penalizzare gli istituti di credito privato (in termini di costi di finanziamento e rischi a livello di qualità degli attivi), causando problemi per singole banche.
Solo 15 banche europee che Barclays copre hanno un’esposizione al Medio Oriente, comunque moderata, in media l’1%. Analizzando la quota di titoli di Stato (obbligazioni emesse da Paesi del Medio Oriente nei bilanci delle banche europee), anche qui si osserva un’esposizione contenuta.
Discorso diverso per le banche internazionali del Regno Unito: Hsbc e Stanchart sono le più esposte tra le banche europee, ma le esposizioni sono comunque contenute nel contesto del gruppo, con i rischi di credito probabilmente mitigati da portafogli di alta qualità concentrati su enti sovrani/istituzioni finanziarie.
Basandoci sulle informazioni Paese per Paese, «stimiamo che il Medio Oriente rappresenti circa il 6-8% dei ricavi e del price to book ratio (inclusa la partecipazione in Saudi Awwal) per Hsbc e l’8-12% per Stanchart», calcola l’esperta.
Paola Sabbione ha anche analizzato gli effetti di secondo ordine sul margine di interesse netto e sulla qualità degli attivi delle banche europee. Come accade frequentemente in questi casi, l’impatto dei maggiori rischi geopolitici si è già concretizzato sotto forma di aumento del costo del capitale proprio del settore.
Guardando, invece, ai potenziali impatti futuri sugli utili, prezzi più elevati delle materie prime, inflazione e tassi più elevati potrebbero inizialmente spingere verso l’alto gli utili delle banche tramite un incremento del margine di interesse, in molti casi, ma ci sono eccezioni, ad esempio Bbva ha una sensibilità negativa ai tassi di interesse in Turchia.
Gli impatti sulle commissioni sarebbero misti: la volatilità tende a ridurre le commissioni dell’Investment Banking e anche quelle del wealth management soffrirebbero. Per le banche con un’esposizione al settore petrolifero, prezzi più elevati potrebbero supportare sia i prestiti sia le commissioni ad essi correlate: Aib, Societe Generale, Bbva, Caixabank, Dnb le più favorite.
Va, inoltre, sottolineato che un aumento della volatilità dei mercati può essere positivo per i ricavi da trading, purché l’aumento sia graduale e non accompagnato da picchi improvvisi. Riguardo alle operazioni di M&A, «per le transazioni appena concluse riteniamo che le operazioni cost-centric (dove le sinergie derivano principalmente dal taglio dei costi) dovrebbero sovraperformare, mentre le M&A revenue-centric potrebbero soffrire di più», puntualizza Paola Sabbione.
Per le potenziali operazioni di M&A, «al momento non vediamo impatti particolari, se i player coinvolti sono colpiti in modo simile in termini di multipli di valutazione, ma la situazione potrebbe diventare più complessa in caso di un persistente rallentamento macroeconomico».
Il terzo canale è il più importante? L’esperta ha analizzato l’esposizione delle banche europee verso le non-bank financial institutions e il credito privato (un sottoinsieme delle NBFI, su cui purtroppo si hanno informazioni più limitate) e ha concluso che le banche europee hanno un’esposizione limitata.
Tuttavia, avverte che lo scenario macro che potrebbe materializzarsi a seguito dell’escalation dei conflitti in Medio Oriente (tassi più alti, tensioni, preoccupazioni sulla qualità del credito) potrebbe essere il meno favorevole per gli istituti di credito privato, il cui costo di finanziamento potrebbe aumentare in modo significativo.
Questo potrebbe impattare le banche in due modi: rischi diretti o indiretti sulla qualità degli attivi; rischi reputazionali, se i loro clienti hanno investito parte della propria ricchezza in prodotti illiquidi, la cui performance potrebbe essere gravemente compromessa. Quest’ultimo punto si applicherebbe a tutti i player del wealth management.
La volatilità potrebbe persistere per un po’, «ma riteniamo che le banche con bilanci solidi, quindi con ratio Npl bassi, ampi buffer di capitale, un profilo di utili sostenuto da sforzi idiosincratici di riduzione dei costi o ristrutturazione e che offrono rendimenti elevati potrebbero sovraperformare», prevede Sabbione.
In questo senso, «nomi difensivi, come le banche nordiche, ad esempio Dnb Bank, anche supportata dall’aumento del prezzo del petrolio, e le banche belghe, hanno sovraperformato e ci aspettiamo che questo trend continui. Pensiamo che anche le banche domestiche e retail in Italia e Spagna possano sovraperformare, in quanto hanno una minor esposizione diretta al rischio geopolitico e sono meno suscettibili a effetti secondari o terzi derivanti dal conflitto», spiega l’analista di Barclays.
Naturalmente le azioni delle banche europee con un’esposizione più diretta al Medio Oriente hanno sottoperformato. In ogni caso «riteniamo che Deutsche Bank, da noi coperta con un rating overweight, come Hsbc, e Stanchart (equal weight) abbiano reagito in modo eccessivo al conflitto in questa fase», precisa Sabbione che, in generale, resta positiva sulle banche europee: «le nostre azioni preferite offrono un’esposizione a una crescita superiore degli utili per azione e/o a storie di di gestione autonoma e/o alla distribuzione del capitale: Santander, Bper Banca, Societe Generale, Lloyds, Deutsche Bank, Abn Amro sono tutte coperte con un rating overweight. Consideriamo il credito privato come un fattore di rischio da monitorare, nonostante l’esposizione contenuta, poiché le informazioni disponibili sono limitate e le ramificazioni potrebbero essere significative».
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