Le banche italiane si presentano alla ripresa del risiko con una carta decisiva da giocare: le loro azioni. Negli ultimi tre anni, il comparto ha registrato una performance borsistica notevole, attirando l’attenzione non solo degli investitori domestici, ma anche dei grandi fondi internazionali. Le tensioni geopolitiche, il rialzo della volatilità dei mercati e i tagli dei tassi di interesse non hanno fermato il rally.
Al punto che il Ftse Banche, indice di riferimento del comparto, ha chiuso il 2025 con un incremento superiore al 50%, segnando una delle performance più brillanti tra i settori finanziari europei.
E alcuni istituti hanno fatto anche meglio: Bper per esempio ha registrato un rialzo del 75,25%, mentre Unicredit ha guadagnato il 61,05%. Queste percentuali derivano non solo da fondamentali solidi — ricavi e profitti in crescita e una gestione prudente del rischio — ma anche dalle speculazioni su un nuovo round di fusioni, che alimenta la domanda di azioni e premia i titoli più esposti all’m&a.
Va detto però che i regolatori mantengono un approccio prudente nelle loro previsioni sull’andamento dei prezzi e sui rischi futuri. «C’è incertezza su ciò che il futuro potrebbe riservare e su come potrebbero evolversi i rischi geopolitici», ha spiegato qualche giorno fa il presidente della Vigilanza Bce Claudia Buch in un’intervista esclusiva a MF-Milano Finanza. «Questo non riguarda in modo specifico l’Italia: è un discorso generale. I mercati hanno una valutazione del rischio benevola e non stanno prezzando i rischi geopolitici», ha concluso la dirigente di Francoforte.
Insomma il mercato non starebbe prezzando in modo completo le possibili tensioni future o gli shock esterni. Ma gli analisti non sembrano preoccuparsene. Oggi tutte le principali banche italiane italiane quotano a premio sul patrimonio tangibile — il capitale netto depurato di avviamenti e asset immateriali — con multipli che in alcuni casi superano il doppio del valore contabile.
L’implicazione è duplice: gli istituti hanno maggiore capacità di raccogliere capitale attraverso emissioni azionarie senza diluire troppo gli azionisti; e chi acquista o detiene la azioni paga un extra rispetto al patrimonio netto (il cosiddetto goodwill), scommettendo così sulla remunerazione futura.
C’è poi una terza implicazione, strettamente collegata alle operazioni straordinarie. Multipli elevati sul patrimonio tangibile conferiscono alle banche un potere di acquisto significativamente superiore: in altre parole, con lo stesso numero di azioni, si possono comprare target di dimensioni maggiori o con una valutazione più elevata, ottimizzando l’efficienza dell’operazione. In pratica, una banca con multipli elevati trasforma la propria capitalizzazione in un’arma.
Le banche italiane registrano anche price/earnings elevati, cioè il mercato paga molto per ciascun euro di utile corrente, riflettendo aspettative di crescita dei profitti.
Un elevato rapporto price/earnings si coniuga bene con un alto prezzo/patrimonio: insieme, i due multipli indicano che il mercato valuta molto sia il capitale sia i futuri flussi di utile. La ripresa dell’m&a può avvenire sul mercato italiano ma anche e soprattutto all’estero.
Osservando le valutazione delle principali banche europee emergono differenze marcate, che riflettono aspettative eterogenee sulla redditività futura, sulla qualità degli attivi e sulla solidità dei modelli di business.
I multipli più elevati si registrano in Spagna. CaixaBank e Bbva vengono scambiate a più di due volte il patrimonio tangibile, un premio che implica ritorni attesi stabilmente superiori al costo del capitale.
Anche il rapporto prezzo/utili è coerente con questa lettura e supera le dodici volte. Santander si colloca su livelli solo leggermente inferiori, ma presenta comunque una delle valutazioni sugli utili più alte in Europa.
Le banche italiane tallonano le cugine spagnole.
Intesa Sanpaolo tratta a poco più di due volte il patrimonio tangibile, con utili valorizzati intorno alle undici volte, una combinazione che riflette la capacità del gruppo di generare flussi di cassa stabili nel tempo. Unicredit presenta valutazioni appena inferiori, mentre Bper si posiziona leggermente più in basso ma resta ampiamente a premio sul valore contabile del patrimonio, con utili prezzati dieci volte. Banco Bpm completa il quadro con multipli più moderati ma comunque solidi.
Nel Nord Europa si distingue la finlandese Nordea, che oggi viene valutata su livelli paragonabili a quelli delle banche meglio prezzate del Sud del continente. Il mercato le riconosce un premio significativo sul patrimonio tangibile e attribuisce ai profitti un valore superiore alle dodici volte, premiando un modello considerato efficiente e poco esposto alla ciclicità. Procedendo verso il centro dell’Eurozona, le valutazioni diventano più contenute.
L’olandese Ing viene scambiata a circa una volta e mezza il patrimonio tangibile, mantenendo però una valutazione degli utili elevata, mentre per la connazionale Abn Amro la capitalizzazione si avvicina al valore del book tangibile. In Germania il quadro è più sfumato: Commerzbank presenta un premio sul patrimonio tangibile significativo, soprattutto per i forti acquisti alimentati nell’ultimo anno dalla scalata di Unicredit. Il gruppo italiano è arrivato al 26% ma l’intenzione del ceo Andrea Orcel è quella di raggiungere il 29% e probabilmente lanciare un’offerta pubblica. Deutsche Bank, invece, si colloca poco sopra il patrimonio contabile e con multipli sugli utili più in linea con la media europea.
Le tensioni politiche dell’ultimo anno hanno pesato sulla valutazione dei principali istituti francesi. Bnp Paribas e Crédit Agricole vengono scambiate intorno al valore del patrimonio tangibile, con utili valorizzati tra sette e nove volte, livelli che riflettono la prudenza del mercato nei confronti della finanza transalpina. Ancore più modesta è la situazione di Société Générale, dove a un lieve premio sul patrimonio si accompagna una valutazione degli utili estremamente compressa, segnale di dubbi persistenti sulla sostenibilità della redditività.
In sintesi, le azioni delle banche italiane oggi vanno ben oltre il ruolo di semplici strumenti finanziari: sono leve strategiche. Multipli elevati sul patrimonio tangibile e sugli utili, insieme a fondamentali solidi, offrono agli istituti munizioni preziose per sostenere campagne di acquisizioni e consolidare il proprio profilo internazionale. Grazie a tutto questo il prossimo round di consolidamento può partire con un vantaggio significativo. (riproduzione riservata)