Banche, chi sono gli advisor coinvolti nella seconda ondata del risiko. E quanto potrebbero guadagnare
Banche, chi sono gli advisor coinvolti nella seconda ondata del risiko. E quanto potrebbero guadagnare
La fase due del risiko è partita. E tutti gli istituti coinvolti schierano alcuni dei migliori consulenti finanziari e avvocati sulla piazza. La strada verso Siena è affollata e garantirà commissioni milionarie

di di Luca Carrello 12/06/2026 20:00

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Il risiko bancario promette di far ricchi gli azionisti, ma anche gli advisor saranno ricompensati per il lavoro che li aspetta. La seconda ondata del consolidamento è iniziata con l’opas di Intesa Sanpaolo su Mps. Offerta nata con il contributo determinante di Unipol, che in caso di successo comprerà metà delle filiali di Rocca Salimbeni.

Con questa mossa il ceo Carlo Messina ha scavalcato Banco Bpm, che il giorno prima aveva indirizzato una proposta di fusione al Monte, ribattezzata «lettera d’amore» dall’ad di Ca’ de Sass. Tre banche e un’assicurazione per riaccendere un risiko che si prospetta ricco di colpi di scena. Motivo che ha spinto gli attori coinvolti a ingaggiare alcuni dei migliori advisor sulla piazza.

Ci pensa Canzonieri

È lunga la lista dei consulenti che affiancheranno Intesa. E non poteva essere diversamente visto che in ballo c’è un’opas da 30,6 miliardi. Il suo architetto è Francesco Canzonieri, ceo e fondatore di Nextalia Sgr, che assisterà Messina e il ceo di Unipol Carlo Cimbri a titolo personale. All’elenco va aggiunto anche un peso massimo come Jp Morgan, guidata in Italia da Francesco Cardinali e in vetta all’investment banking tricolore nel 2025 con 206 milioni di dollari di ricavi. Insieme agli americani, come advisor finanziario, c’è anche Provasoli Advisory Partners, società di consulenza indipendente fondata da Angelo e Piero Provasoli con Massimo De Buglio.

La squadra di Ca’ de Sass è corposa anche sul fronte legale. A partire da PedersoliGattai, che schiera un team guidato dal partner Carlo Pedersoli. L’altro grande studio della partita è Gatti Pavesi Bianchi Ludovici e in questo caso il fondatore Carlo Pavesi avrà di certo un ruolo di spicco. Completa il quadro Tombari D’Angelo e Associati con il socio fondatore Umberto Tombari, ultimo tassello di una squadra composta da ben sei advisor.

Gli uomini di Cimbri

Quella di Ca’ de Sass è la lista di consulenti più robusta, mentre quella del suo alleato Unipol è più corta ma altrettanto di livello. L’advisor finanziario dei bolognesi è Rothschild e qui sono quattro i nomi da cerchiare. A guidare il team sono il managing director Fabio Palazzo e la deputy head Paola Brambilla, a capo del dossier con il supporto del presidente Alessandro Daffina e del vicepresidente Federico Ghizzoni.

Il fronte legale invece è in mano a Chiomenti, guidato dal co-managing partner Gregorio Consoli, grande esperto di temi bancari. Prima però bisognerà aspettare che l’opas di Intesa vada in porto. Perché fino a quel momento, come spiegato dallo stesso Cimbri in commissione Banche al Senato, «Unipol non sarà attore dell’operazione».

Chi regge il fortino di Mps

Se gli advisor dei primi due blocchi giocheranno all’attacco, quelli del Monte dovranno difendere. La banca di Siena ne ha quattro, anche in questo caso di tutto rispetto. Sul lato finanziario ci sono Ubs e Bank of America. E se a tirare le fila per gli statunitensi dovrebbe essere il country executive Vito Lo Piccolo, per gli svizzeri c’è in campo l’esperto di investment banking Guido Banti, da circa 20 anni consulente di Mps.

Sono pezzi da 90 anche le due law firm scelte dal ceo Luigi Lovaglio. BonelliErede lavorerà al dossier con un team multidisciplinare coordinato dal presidente Massimiliano Danusso e dalla managing partner Eliana Catalano. La squadra di White & Case sarà guidata invece dai soci Domenico Fanuele e Michael Immordino. Per tutti la sfida sarà fare i conti con la passivity rule, normativa che limita le mosse difensive delle società sotto opa. Ma, vista la tenacia mostrata dal ceo Lovaglio, c’è chi si aspetta più di un colpo di scena.

Il Banco al bivio

Sorprese potrebbero arrivare anche da Bpm. L’ex popolare guidata dall’ad Giuseppe Castagna si è affidata a Citigroup e Goldman Sachs. La prima banca d’affari ha schierato Roberto Costa, co-head Italy investment banking, e Alfonso Saturno, managing director fig. La seconda il managing director Francesco Paolicelli. Le questioni legali sono invece nelle mani di Legance, con un team su cui vigilerà il founding e co-managing partner Filippo Troisi.

Quella del Banco è una partita complessa visto che la sua proposta di fusione con Mps sembra ormai superata dal blitz di Intesa. Ecco perché Castagna potrebbe provare a rilanciare magari con l’aiuto di un partner (sul mercato c’è chi guarda a Unicredit e chi a Crédit Agricole). Altrimenti il rischio è tornare da predatore a preda, soprattutto se il ceo di Piazza Gae Aulenti, Andrea Orcel, deciderà di lanciare un secondo attacco dopo quello fallito nel 2025 a causa del golden power.

Fee milionarie

È in questo quadro che dovranno muoversi gli advisor. Un lavoro complesso che garantirà commissioni milionarie. Un buon metro di paragone sono i 94 milioni di oneri messi a bilancio da Mps nei primi nove mesi del 2025 e correlati all’opas su Mediobanca. Soldi a cui vanno aggiunti i 45,3 milioni di costi straordinari lordi che Piazzetta Cuccia ha sostenuto per fronteggiare l’offerta del Monte e per l’ops mai lanciata su Banca Generali dopo la bocciatura in assemblea. ll conto totale allora è stato 140 milioni, vediamo stavolta. (riproduzione riservata)