Banche centrali ancora affamate di oro. Il 45% degli istituti vuole aumentare le quote di metallo giallo nelle riserve
Banche centrali ancora affamate di oro. Il 45% degli istituti vuole aumentare le quote di metallo giallo nelle riserve
Solo l’1% vuole ridurre l’esposizione secondo il sondaggio del World Gold Council. Cala l’appeal del dollaro

di Francesco Ninfole 16/06/2026 21:10

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Le banche centrali globali vogliono espandere ulteriormente le riserve in oro. Il 45% degli istituti aumenterà le quote di metallo giallo, secondo il sondaggio annuale del World Gold Council condotto tra febbraio e maggio su 74 banche centrali.

Si tratta della percentuale più alta mai registrata nell’indagine (iniziata nel 2018), con un incremento del 2% rispetto a quella dell’anno prima. Il 54% delle banche centrali ritiene che la quota di oro rimarrà invariata, mentre solo l’1% prevede un calo.

La maggior parte delle risposte è arrivata dopo la guerra in Medio Oriente che ha causato un incremento dei tassi e un calo del prezzo dell’oro (che non dà interessi). Negli ultimi giorni, dopo l’intesa tra Usa e Iran, il valore del metallo è risalito: oggi era attorno a 4.350 dollari l’oncia.

Le motivazioni dietro l'aumento delle riserve auree

In ogni caso le banche centrali hanno detto di voler acquistare oro per l’andamento del metallo giallo nei periodi di crisi, per diversificare i portafogli e per proteggersi dall’inflazione e dai rischi geopolitici.

Diverse banche centrali stanno usando l’oro anche per ridurre l’esposizione al dollaro. Il 74% degli istituti prevede che nei prossimi cinque anni la quota di moneta Usa nelle riserve mondiali calerà in modo moderato o significativo. La quota di euro e renminbi dovrebbe invece restare invariata nello stesso periodo, mentre le riserve auree sono destinate ad aumentare.

Il finanziamento dei nuovi acquisti e le sedi di deposito

Il sondaggio di quest’anno ha chiesto anche alle banche centrali come avrebbero finanziato i nuovi acquisti di oro. La metà ha indicato un programma di acquisto nazionale in valuta locale, mentre il 38% ha segnalato la vendita di altre attività nelle riserve.

La Banca d’Inghilterra rimane la sede di deposito più popolare (lo è nel 57% dei casi), grazie all’importanza del mercato di Londra, sebbene le banche centrali stiano sempre più diversificando i depositi in varie sedi.

Il deposito nazionale si è classificato al secondo posto con il 49%, seguito dalla Banca dei Regolamenti Internazionali con il 16%, in leggero aumento rispetto allo scorso anno. La Banca Nazionale Svizzera ha registrato un calo significativo nella preferenza, scendendo al 6% dal 12% del 2025.

Nell’indagine di quest’anno si è osservato un notevole aumento dei cambiamenti nelle sedi di deposito: il 9% ha detto di aver aumentato lo stoccaggio nazionale e il 10% di aver diversificato le sedi di deposito all’estero negli ultimi 12 mesi, rispetto al 5% e al 2% dell’indagine dello scorso anno.

La tendenza si osserva anche nei piani futuri relativi alla custodia in caveau: il 7% vuole aumentare la custodia sul territorio nazionale e il 9% vuole diversificare le sedi di custodia all’estero nei prossimi 12 mesi.

L’anno scorso la Banca di Francia ha venduto l’oro detenuto negli Usa per poi comprare lo stesso ammontare a Parigi (si veda MF-Milano Finanza del 26 marzo).

Il confronto tra oro e titoli di Stato statunitensi

Secondo un recente rapporto della Bce, l’oro ha superato i titoli di Stato Usa nelle riserve estere delle banche centrali, come conseguenza della forte crescita dei prezzi.

Il metallo giallo è arrivato al 27% delle riserve estere globali (ai prezzi di fine 2025), quindi oltre la percentuale dei Treasury Usa (22%), di altre riserve in dollari (20%) e dell’euro (15%), secondo il rapporto Bce sul ruolo internazionale della moneta unica.

Usando le valutazioni ai livelli di fine 2023, tuttavia, l’oro sarebbe al 16%, lo stesso livello dell’euro, mentre i titoli di Stato Usa sarebbero ancora primi al 26%.

I principali acquirenti e le vendite recenti

Dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 la Cina ha acquistato 350 tonnellate di oro, la Polonia 320, la Turchia 220 e l’India 130. Il maggiore acquirente globale l’anno scorso è stato però Tether (circa 100 tonnellate) che ha superato la Polonia.

Dopo l’inizio della guerra in Medio Oriente però alcune banche centrali hanno venduto oro e titoli del Tesoro Usa per sostenere economie e valute nazionali.

La banca centrale turca ha venduto o prestato circa 130 tonnellate d’oro, uno dei più ingenti prelievi dalle riserve degli ultimi anni. Quest’anno anche la Russia avrebbe venduto oro, secondo alcune indiscrezioni, per finanziare la guerra in Ucraina.

Gli acquisti complessivi di oro delle banche centrali mondiali sono stati di 850 tonnellate nel 2025, su livelli storicamente alti sebbene in calo rispetto alle oltre 1.000 tonnellate annue tra 2022 e 2024. (riproduzione riservata)