Nuovo passo in avanti per il rilancio di Banca Progetto, challenger bank commissariata da Bankitalia dopo un’inchiesta per presunti finanziamenti alla ‘ndrangheta. Il consiglio del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) ha autorizzato il salvataggio dell’istituto milanese, che sarà messo in sicurezza con un fondo di apporto, sottoscritto per il 50% dalle cinque maggiori banche italiane (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Bpm e Bper) e per il resto da Amco, il servicer controllato dal Tesoro.
Il veicolo, come anticipato da MF-Milano Finanza, dovrebbe rilevare i crediti deteriorati di Banca Progetto per importo nominale di circa 1,5 miliardi. E il via libera del Fitd era uno dei passaggi necessari per chiudere la partita, sbloccatasi dopo un lungo stallo anche grazie a un vertice con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta.
L’incontro è servito per coinvolgere Amco nell’operazione dopo che la sua offerta iniziale sugli npl era stata considerata insoddisfacente dai commissari Lodovico Mazzolin e Livia Casale (assistiti da Lazard) e dal Fitd perché non teneva conto delle garanzie pubbliche presenti in media sull’80% dei prestiti di Banca Progetto.
L’operazione, così come studiata, dovrebbe concludersi entro inizio febbraio e permetterà proprio di superare il nodo sulle garanzie pubbliche, la cui tenuta è stata in parte messa in dubbio da errori procedurali e dalle potenziali truffe su cui indagano le Procure di Milano e Roma.
Lo schema individuato consentirà insomma di ripartire gli oneri del salvataggio, senza addossarli sul solo sistema bancario, e attenuerà anche l’impatto negativo a conto economico. Così il fabbisogno definitivo per Banca Progetto dovrebbe fermarsi intorno al miliardo, ben più dei 400 milioni ipotizzati all’inizio. (riproduzione riservata)