Banca Progetto, 10 milioni all’ex socio Oaktree in cambio del sì al salvataggio. Ecco chi sono i nuovi vertici
Banca Progetto, 10 milioni all’ex socio Oaktree in cambio del sì al salvataggio. Ecco chi sono i nuovi vertici
Con l’ok di Oaktree si chiude il commissariamento di Banca Progetto. Nominato il nuovo cda con Salvi presidente e Martarelli dg. Oltre a Milano, Roma e Brescia, indagano anche i pm di Monza e Venezia

di di Luca Carrello e Luca Gualtieri 31/03/2026 23:00

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Ci sono voluti circa 10 milioni di euro per convincere Oaktree a dare il via libera al salvataggio di Banca Progetto. Ieri l’assemblea ordinaria ha nominato i nuovi vertici dell’istituto commissariato da Bankitalia e messo in sicurezza da un pool di cinque banche (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Bpm e Bper) e dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd).

La parabola di Oaktree

Per chiudere la partita serviva però l’ok del private equity americano, già azionista di controllo di Banca Progetto. Un sì arrivato dopo un assegno da una decina di milioni, di cui dovrebbe farsi carico il Fitd. Oaktree ha ottenuto la somma per chiudere un’esperienza fallimentare, tramontata a causa dell’inchiesta della Procura di Milano su presunti finanziamenti a società collegate alla ‘ndrangheta e su prestiti garantiti dallo Stato concessi - è l’accusa - senza i dovuti controlli a imprese prive dei requisiti.

Il fondo americano ha preferito non ostacolare il salvataggio ed evitare così un maggiore danno d’immagine. Anche perché le autorità di vigilanza non guardano con eccessivo favore le operazioni dei private equity nel settore finanziario, specie dopo il caso Eurovita dove il fondo Cinven si era rifiutato di ricapitalizzare la compagnia assicurativa in crisi. Meglio non impuntarsi allora, anche in vista di possibili future operazioni nel comparto del credito.

Il patteggiamento con la Procura

L’ok di Oaktree ha permesso anche di chiudere l’amministrazione straordinaria dopo che Progetto è stata messa in sicurezza con un aumento di capitale da 750 milioni. In questo caso il passaggio chiave è stato il patteggiamento raggiunto dai commissari Lodovico Mazzolin e Livia Casale (assistiti da Lazard e Hogan Lovells) con la Procura di Milano per circa 40 milioni, sempre a carico del Fitd.

L’accordo ha disinnescato gran parte del rischio legale che incombeva su Progetto ai sensi della legge 231. La responsabilità amministrativa, se dimostrata, sarebbe potuta ricadere sulla nuova banca per non aver predisposto un sistema di controlli interni adeguato. Con conseguenti elevate confische, a cui il patteggiamento ha messo un tetto massimo che ha rassicurato le cinque banche e sbloccato definitivamente il salvataggio.

Tutte le inchieste

L’intesa con i pm milanesi, che ancora deve essere validata dal gip, è centrale perché era nel capoluogo lombardo che gravitava la maggior parte delle indagini. Senza contare che ha reso più difficili contestazioni simili da parte di altre Procure.

A Roma c’è un’inchiesta in corso sui prestiti garantiti dallo Stato, ma Progetto finora non è stata iscritta nel registro degli indagati per responsabilità amministrativa. Lo è a Brescia, dove la Procura ha già disposto un sequestro di 21 milioni. I pm di Venezia invece hanno già archiviato un vecchio procedimento, per fatti diversi, che vedeva la banca coinvolta, mentre nell’inchiesta di Monza l’istituto è parte lesa.

Il nuovo cda

Con il rischio legale sotto controllo, Progetto può tornare a pensare al business. Se ne occuperanno il nuovo direttore generale Stefano Martarelli, capo dei crediti della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, e il cda presieduto da Antonio Salvi, professore alla Bocconi e membro indipendente.

Gli altri consiglieri arrivano dalle cinque banche e sono Cristiano Matonti (Intesa Sanpaolo), Gianluca De Martino (Unicredit), Barbara Fontani (Mps), Edoardo Lombella (nominato da Bpm e presidente anche della holding delle banche), Gianluca Maria Pompili (Bper) e l’indipendente Maria Gimigliano. A loro il compito di rilanciare Banca Progetto che in futuro dovrebbe adottare una strategia meno aggressiva sul mercato. (riproduzione riservata)