Banca Profilo si prepara a sciogliere il nodo azionario che da anni accompagna la banca. Venerdì 7 l’assemblea di Arepo, la holding che controlla il 62,4% dell’istituto milanese di private banking, ha deliberato l’avvio della liquidazione volontaria con l’obiettivo di trasferire direttamente agli investitori del fondo Sator le azioni oggi detenute attraverso la capogruppo. Il progetto era stato anticipato nei mesi scorsi da MF-Milano Finanza.
È il passaggio societario che dovrà dare attuazione al progetto annunciato alla fine dello scorso dicembre e che punta a eliminare l’attuale catena di controllo. Una volta completata la liquidazione di Arepo, la partecipazione in Banca Profilo sarà prima assegnata al socio unico Sator Investments e quindi trasferita al fondo, che la distribuirà ai propri investitori in proporzione alle rispettive quote.
Non è prevista, almeno in questa fase, alcuna vendita di azioni Profilo sul mercato. Cambierà invece radicalmente la struttura proprietaria: al posto di un unico azionista di controllo si formerà una compagine composta direttamente dagli attuali quotisti di Sator.
Il percorso resta subordinato alle autorizzazioni di vigilanza, visto che la liquidazione di Arepo diventerà efficace soltanto dopo il via libera della Banca d’Italia. Per gli investitori che, dopo l’assegnazione, supereranno le soglie rilevanti per una partecipazione qualificata sarà inoltre necessaria l’autorizzazione preventiva della Bce. Visto i tempi tecnici l’assegnazione dovrebbe avvenire tra dicembre e gennaio.
Banca Profilo, dal canto suo, ha già avviato il procedimento per assumere direttamente la qualifica di capogruppo bancaria, oggi attribuita ad Arepo. Una volta completata la redistribuzione delle azioni, dovrà inoltre essere adeguata la governance dell’istituto al nuovo assetto proprietario.
L’operazione rappresenta il punto di arrivo di un problema rimasto aperto per anni. Banca Profilo era stata messa in vendita circa cinque anni fa, senza che i diversi tentativi di trovare un compratore tra banche e fondi di private equity arrivassero a conclusione. Nel frattempo lo stesso fondo Sator era entrato in liquidazione, rendendo sempre più urgente individuare una soluzione per la partecipazione nell’istituto.
Lo scorso autunno, dopo l’arrivo di Matteo Arpe alla guida operativa della banca, aveva iniziato a prendere forma un’alternativa alla cessione: sciogliere la struttura del fondo e distribuire direttamente la partecipazione ai suoi investitori. Tra i principali figuravano Enasarco, lo stesso Arpe, Fondazione Mps, Fondazione Roma e Banca di San Marino, oltre a diversi enti previdenziali e investitori privati.
Intanto, sul fronte borsistico, Intesa Sanpaolo mantiene un giudizio nettamente positivo su Banca Profilo. Nell’ultimo report gli analisti hanno confermato il rating buy e un target price di 3,50 euro. Rispetto agli 1,64 euro utilizzati come prezzo di riferimento, il potenziale rialzo indicato è del 113,7%. Va ricordato che Intesa Sanpaolo è anche corporate broker di Banca Profilo.
Il giudizio non nasconde però la profondità della ristrutturazione ancora in corso. Nel secondo trimestre la banca ha registrato una perdita netta di 0,4 milioni, con ricavi scesi del 35% su base annua a 10,5 milioni. La tenuta è arrivata soprattutto dal controllo dei costi, diminuiti del 28%, e dalla solidità patrimoniale: il Cet1 si è attestato al 24,9%, mentre il liquidity coverage ratio ha raggiunto il 466%. (riproduzione riservata)