I grandi fondi americani mettono nel mirino gli npl di Banca Ifis. Alcuni tra i maggiori operatori internazionali del distressed credit hanno messo nel mirino la divisione che il gruppo veneziano guidato da Frederik Geertman ha dovuto collocare sul mercato dopo i rilievi della Vigilanza.
I nomi che circolano sul mercato sono quelli di Apollo Global Management, Fortress e Cerberus. Tutti soggetti con una lunga esperienza nell’acquisto e nella gestione di crediti problematici, ma soprattutto dotati della capacità finanziaria necessaria per l’operazione. A fine 2025 Ifis Npl Investing, la società proprietaria del portafoglio, aveva crediti deteriorati per 17,8 miliardi di valore lordo e 1,5 miliardi netto. Lo stock comprendeva 1,8 milioni di posizioni riconducibili a 1,2 milioni di debitori ed era concentrato prevalentemente sugli unsecured small ticket, crediti di importo contenuto non assistiti da garanzie reali.
Apollo può mettere in campo risorse finanziarie particolarmente consistenti e competenze che spaziano dal credito alla gestione di asset complessi. Cerberus è da anni uno dei principali compratori di portafogli problematici in Europa e ha già concluso operazioni con grandi operatori italiani. Fortress dal canto suo conosce già bene il mercato italiano. Il fondo statunitense è storico socio di doValue e dispone quindi di una piattaforma industriale attiva nel servicing dei crediti deteriorati.
Alla finestra ci sarebbe anche Prelios, controllata da Ion, che nelle scorse settimane ha già acquistato da Ifis ArecNeprix per 30 milioni di euro. Il profilo dell’operazione è però differente: Prelios si è storicamente specializzata nella gestione di esposizioni corporate, immobiliari e garantite, mentre il portafoglio Ifis è composto in larga misura da crediti unsecured. L’interesse potrebbe quindi riguardare solo una parte del perimetro.
La vendita (curata da CC & Soci, la boutique di investment banking presieduta da Claudio Costamagna) coinvolge le controllate Ifis Npl Investing, proprietaria dei portafogli, e Ifis Npl Servicing, che cura le attività di recupero. L’obiettivo dichiarato è arrivare alla firma dell’accordo entro fine anno, per poi completare il deconsolidamento nei primi mesi del 2027. Il processo competitivo dovrebbe quindi entrare nella fase decisiva dopo l’estate, una volta raccolte le manifestazioni di interesse e definita la struttura dell’operazione.
La dismissione rappresenta la risposta più radicale messa in campo dopo l’ispezione di Bankitalia. Ifis ha adottato criteri più prudenti nella valutazione di alcune grandi esposizioni creditizie, deliberando rettifiche per circa 30 milioni ante imposte, equivalenti allo 0,2% degli attivi creditizi. A queste si sono aggiunti altri 40 milioni di accantonamenti sui portafogli deteriorati cartolarizzati ereditati da illimity.
Dietro la scelta di uscire dai crediti deteriorati pesa anche il calendar provisioning, che impone una svalutazione progressiva delle esposizioni deteriorate. Per una banca proprietaria di portafogli acquistati e recuperati su orizzonti molto lunghi, le nuove regole determinano un assorbimento patrimoniale crescente e rendono meno conveniente mantenere gli asset in bilancio.
Banca Ifis punta ora a rifocalizzarsi sul commercial banking, sul credito alle piccole e medie imprese e sui servizi alla clientela, sfruttando l’integrazione di illimity e Fürstenberg sim. (riproduzione riservata)