Nuove rettifiche per 157 milioni sul portafoglio npl e altri 13 milioni su quello creditizio, per un totale di 170 milioni. Banca Ifis alza il velo sulle conseguenze dell’ispezione condotta dalla Banca d’Italia tra gennaio e giugno, conclusa con un giudizio parzialmente sfavorevole. Accertamenti che riguardano la sola capogruppo e non la controllata illimity, acquisita nel 2025 con un’opas.
Dopo il primo comunicato del 25 settembre, l’istituto controllato dalla famiglia Fürstenberg ha diffuso, su richiesta della Consob, un’informativa supplementare che quantifica per la prima volta gli effetti contabili delle contestazioni della Vigilanza. Nuova comunicazione che, la mattina dell’1 ottobre, fa perdere al titolo un altro 2,5% dopo i 150 milioni di capitalizzazione bruciati nelle due sedute successive alla prima nota.
Il dato più significativo riguarda le rettifiche sui crediti, che potrebbero raggiungere complessivamente 215 milioni. Di questi, 157 milioni sono relativi agli npl acquistati da terzi e 58 milioni al portafoglio creditizio. Considerando che 45 milioni sono già stati recepiti nei conti al 30 giugno, le ulteriori rettifiche ammonterebbero a 170 milioni. Si tratta, per il momento, di effetti potenziali, subordinati all’effettivo recepimento delle risultanze ispettive.
La Banca d'Italia ha individuato «criticità» nei processi di monitoraggio, classificazione e valutazione del credito, oltre che nelle procedure di recupero e nelle metodologie utilizzate per valutare i portafogli di npl acquistati. Su quest’ultimo punto Ifis difende la propria posizione. Pur avendo preso atto dei rilievi, l’istituto «ritiene di poter confermare la solidità e correttezza dei propri processi di recupero e modelli di valutazione degli npl», richiamando anche la recente validazione delle metodologie da parte di tre primari consulenti esterni indipendenti.
Gli accertamenti, condotti sulla base dei dati 2025, comporterebbero riclassificazioni dei crediti per complessivi 200 milioni. Di questi, circa 145 milioni sono già stati recepiti nel primo semestre 2026, mentre i restanti 55 milioni determinerebbero un ulteriore incremento dell’npl ratio di circa 50 punti base. A queste conseguenze si aggiungerebbe un aumento di 128 milioni delle attività ponderate per il rischio (rwa), relativo alle operazioni di cartolarizzazione.
Anche in questo caso una parte consistente dell’impatto, pari a 108 milioni, è già stata recepita nel primo semestre. Va ricordato che Ifis ha messo in vendita la divisione npl, processo che punta a chiudere entro fine 2026 e per cui ha già ricevuto le offerte non vincolanti di Cerberus, Apollo, Aliseda ed Eos. Resta da vedere se le proposte economiche si avvicineranno al valore di libro dei portafogli (17,8 miliardi lordi e 1,5 miliardi netti) e se quindi emergeranno nuove perdite.
Da chiarire anche quali potrebbero essere le conseguenze complessive dell’accertamento sulla solidità patrimoniale. La banca ammette che il recepimento delle risultanze ispettive potrebbe produrre effetti «non quantificabili alla data odierna» sul rispetto dei requisiti patrimoniali e sulla cedola.
La Vigilanza ha chiesto di aggiornare la politica dei dividendi, la cui ultima versione risale al 2023, subordinando la distribuzione di utili e riserve al mantenimento di un margine patrimoniale «non inferiore a 100 punti base» rispetto ai requisiti complessivi, inclusa la Pillar 2 Guidance, ovvero la riserva aggiuntiva di capitale raccomandata dalla Vigilanza per far fronte a eventuali situazioni di stress. Una condizione che, secondo l’istituto, è stata finora sempre osservata.
Banca Ifis precisa inoltre che, sulla base dei dati al 30 giugno, i requisiti patrimoniali complessivi che saranno applicabili al termine del procedimento di aggiornamento della decisione sul capitale del gruppo «risultano pienamente rispettati». Il procedimento prevede la possibile introduzione di requisiti patrimoniali aggiuntivi e dovrà concludersi entro massimo di 90 giorni dall’avvio.
Le precisazioni richieste dalla Consob riguardano anche la governance. La Banca d’Italia ha riscontrato «carenze nel funzionamento del cda», contestando la sua centralità nel processo decisionale, il livello di confronto tra i consiglieri e la supervisione delle principali scelte strategiche, soprattutto per quanto riguarda la misurazione e il governo dei rischi. Il piano di rimedio prudenziale prevede pertanto una revisione della composizione del cda, con l’ingresso di nuovi amministratori, «in prevalenza indipendenti», e il rafforzamento delle competenze professionali.
L'istituto ha fornito infine ulteriori chiarimenti sull’avvicendamento ai vertici, precisando che l’ex ceo Frederik Geertman ha rassegnato le dimissioni il 24 settembre per «motivi e valutazioni personali». Gli accordi economici con l’ex manager, così come quelli con il nuovo ad Raffaele Zingone e con il direttore generale Fabio Lanza, saranno sottoposti alle procedure previste per le operazioni con parti correlate, con il coinvolgimento degli amministratori indipendenti. (riproduzione riservata)