Banca Generali porta a Piazza Affari un Etf attivo a fisco zero sulle pmi quotate italiane. Come funziona
Banca Generali porta a Piazza Affari un Etf attivo a fisco zero sulle pmi quotate italiane. Come funziona
Conforme alla normativa sui Pir, lo strumento costruito insieme a Intermonte investe in cento quotate del listino milanese con capitalizzazione massima di 1 miliardo di euro. Il sottosegretario Freni: oggi non ci sono alternative all’azionario

di Marco Capponi   01/07/2026 10:30

Ftse Mib
51.604,56 23.50.38

-0,15%

Dax 30
25.040,28 23.50.38

+0,18%

Dow Jones
52.305,24 0.29.58

-0,03%

Nasdaq
26.040,03 23.50.38

-0,66%

Euro/Dollaro
1,1379 0.30.16

-0,04%

Spread
78,32 17.29.50

+5,86

Banca Generali presenta, nella cornice di Palazzo Mezzanotte di Borsa
Italiana, il progetto Pmi2Change, un’iniziativa che si propone di affiancare il percorso di crescita e di competitività delle piccole e medie imprese italiane.

Il punto di partenza del progetto è costituito dalla creazione di un indice ad hoc, Intermonte Valore Italia (costruito proprio dalla società di ricerca e advisory controllata dalla Banca del Leone), messo poi a terra tramite un Etf attivo dedicato – contrassegnato dal ticker Wita, cioè «Viva l’Italia» –, il primo a investire solo in piccole e medie imprese tricolore. 

Come funziona l’Etf 

«Il punto di partenza è creare un dialogo con le aziende quotate con capitalizzazione sotto il miliardo di euro, che sono 286», ha spiegato l’ad di Banca Generali, Gian Maria Mossa, durante la cerimonia di quotazione dell’Etf.

L’indice alla base dello strumento (che ha un total-expense-ratio annuale dello 0,85%) è composto da cento società di Piazza Affari, filtrate in base a precisi criteri di capitalizzazione (sotto il miliardo di euro), di flottante (almeno il 30%), di copertura da parte degli analisti. Nello specifico, 49 aziende fanno parte del mercato principale mentre le altre 51 appartengono al listino delle pmi, l’Euronext Growth Milan (Egm). Sono escluse aziende sospese dalle negoziazioni, con leva eccessiva o oggetto di opa. 

Un investimento molto diverso dal Ftse Mib

«La concentrazione dell’indice mostra come ci sia una buona distribuzione a livello di capitalizzazione tra parte alta, sopra i 500 milioni, e bassa, quindi sotto i 500», analizza Guglielmo Manetti, amministratore delegato di Intermonte. «L’aspetto più interessante è però quello della composizione settoriale. Il 73% della capitalizzazione è concentrato in quattro settori: industria, salute, beni discrezionali e tecnologia. Molto diverso rispetto al Ftse Mib, dove il 59% è fatto da finanza e utility». 

Chi sceglie questo Etf, in buona sostanza, «ha modo di esporsi a un mercato molto diverso rispetto al principale indice delle blue chip di Piazza Affari».

A livello di concentrazione, aggiunge Mossa, «l’indice ha un principio di riduzione del peso progressivo: più la società cresce come capitalizzazione, meno pesa nell’indice in valore relativo. L’idea di base è quella di aiutare di più le società che sono più indietro».

Nelle imprese italiane a fisco zero

Altra caratteristica dello strumento è la conformità alla normativa sui Piani Individuali di Risparmio (Pir). Se mantenuto per almeno cinque anni – la stessa durata del Btp Italia Sì di recente emissione – lo strumento garantisce infatti l’esenzione fiscale totale sule plusvalenze (e sui dividendi, anche se l’Etf è ad accumulazione e quindi non distribuisce cedole). Diventando di fatto un’alternativa ai titoli di Stato.

«Lo strumento nasce per essere disponibile a tutti, compreso il retail tramite piattaforme. Per questo abbiamo tenuto la struttura di costo molto competitiva», evidenzia Manetti, che ricorda anche come «l’obiettivo iniziale di raccolta sia di almeno 100 milioni rivolgendoci inizialmente a investitori istituzionali, compresi i fondi pensione». Ma l’ambizione, conclude, «è arrivare sopra i 500 milioni in un paio di anni, ovvero oltre il 5% del flottante delle aziende in portafoglio».

Freni (Mef): non ci sono alternative al mercato azionario

«Oggi non siamo più nella posizione di scegliere. Il sistema delle pmi deve essere fatto crescere, e non solo riconoscerne l’importanza a parole», ha detto il sottosegretario al Mef di Federico Freni, ospite alla rassegna di Banca Generali. «Un sistema competitivo non deve scimmiottare sistemi industriali di altri Paesi, ma valorizzare il proprio. Il nostro è un sistema di pmi: in un mondo che va sempre più verso l’equity non si può continuare con la spasmodica ricerca del debito».

L’azionario, ha concluso Freni, «è l’unica vera soluzione. Dobbiamo avere il coraggio di aprire il capitale, e questo richiede coraggio culturale prima ancora che finanziario».

«Per favorire la crescita delle pmi», gli ha fatto eco Fabio Barchiesi, amministratore delegato di Cdp Equity, «servono capitali pazienti, capaci di coniugare visione industriale e sostenibilità economica, e talvolta decisioni coraggiose. In questo contesto, l’intervento di Cdp Equity non apporta solo finanza, ma anche managerializzazione delle imprese, rafforzamento delle filiere strategiche e una prospettiva internazionale».(riproduzione riservata)