L’intenzione, questa volta, è di seguire un percorso trasparente e strutturato in modo da evitare gli errori commessi in passato. Per questo motivo la Fondazione Ente Cassa di Faetano, che oggi controlla circa il 90% della Banca di San Marino, alla fine dello scorso anno, ha decido di avviare una gara sul mercato per individuare l’advisor più adatto a cercare possibili partner azionari per l’istituto. A spuntarla, in una rosa di 4-5 partecipanti, è stato il gruppo Prometeia e ora, al ritorno dalle festività natalizie, la procedura per la ricerca di un nuovo azionista per la storica Banca di San Marino è destinata a entrare nel vivo, con le prime riunioni fissate la prossima settimana.
Bisogna riavviare la ricerca di un alleato che sembrava già essere stato individuato nel 2024. Allora, a farsi avanti, era stato Christov Assen, l’imprenditore bulgaro patron di Starcom Holding (che controlla la quotata EuroHold Bulgaria), società operante nel settore dell’energia e dell’asset management (con la londinese Hanson e Quintar Capital di Hong Kong). Assen (tramite un nuovo veicolo San Marino Group) era pronto a rilevare la quota di maggioranza della banca, fino a salire successivamente al 70%, con l’impegno di un aumento di capitale di 20 milioni per l’istituto, in un’operazione complessiva di circa 38 milioni.
La Fondazione Cassa del Faietano era intenzionata a cedere la sua quota di maggioranza nell’istituto, che aveva bisogno di liquidità, e Assen, dal canto suo, aveva visto nell’ingresso nella Banca di San Marino l’occasione per avvicinarsi all’Italia, dove Starcom Holding vuole crescere. Le cose, come noto, sono però andate diversamente dalle previsioni con la magistratura di San Marino che ha avviato un’indagine sulla cessione della quota all’imprenditore e accuse arrivate dallo stesso Assen, che si è visto congelare i 14 milioni anticipati. Una questione che si trascina da mesi. Intanto però la Banca di San Marino continua ad aver bisogno di un partner e la chiamata in campo di Prometeia ha l’obiettivo di superare lo stallo.
L’istituto, come evidente anche nel bilancio 2024, ha avviato già da tempo un piano di efficientamento e di rafforzamento patrimoniale come del resto le altre tre banche rimaste a San Marino (Cassa di Risparmio di San Marino, Banca Agricola commerciale di San Marino e Banca di Investimento di San Marino) rispetto alle 12 iniziali.
A dare una mano è arrivata la maxi cartolarizzazione dei non performing loan degli istituti, con tranche senior saranno garantite dallo Stato, avviata a fine 2023, e l’obiettivo resta quello di allineare le banche agli standard europei di Basilea. Da rispettare ci sono però le regole del calendar provisioning per migliorare la qualità degli attivi attraverso un piano graduale di accantonamento prudenziale. Quei 20 milioni di aumento di capitale sono quindi importanti per Banca di San Marino per accelerare il processo.
Commentando a maggio scorso il bilancio 2024, chiuso dall’istituto con un utile di 1,8 milioni (+74%) e un coefficiente di solvibilità complessivo del 12,04%, superiore ai livelli regolamentari, il presidente di Banca di San Marino, Raffaele Bruni e il direttore generale, Aldo Calvani, avevano sottolineato la crescente solidità finanziaria dell’istituto ricordando però proprio l’impegno richiesto per il calendar provisioning. La procedura per cercare un nuovo azionista va quindi riavviata al più presto. Non è ancora chiaro quanto la fondazione deciderà di mettere sul mercato o se la cessione, come era stato ipotizzato con Assen, possa avvenire in più fasi. Di certo questa volta non c’è spazio per passi falsi e la domanda che inizia a circolare è se, qualche banca italiana, possa decidere di tornare a puntare su un istituto di San Marino, dopo la grande fuga degli anni passati, premiando il lavoro fatto dalla piccola Repubblica in questi ultimi anni e gli sforzi verso l’integrazione europea. Intanto a dirsi interessati sarebbero già stati imprenditori locali. (riproduzione riservata)