La Fondazione Cassa di Risparmio di Asti avvia la selezione della maggioranza dei membri del cda (in scadenza ad aprile) dell’omonima banca, di cui è primo azionista con il 30,1%. L’ente piemontese, guidato dal presidente Livio Negro, ha affidato l’incarico a novembre a Spencer Stuart e ora si prepara alla «fase operativa di individuazione e valutazione dei candidati».
La Fondazione potrà proporre anche l’amministratore delegato e intende svolgere la selezione con «criteri di rigore e trasparenza», supportata dall’head hunter in tutte le fasi del processo, «dalla definizione della composizione qualitativa e quantitativa ottimale, alla ricerca dei profili coerenti con la matrice delle competenze e in linea con i requisiti di fit & proper».
Il futuro cda dovrà garantire «una governance solida e adeguata alle sfide future, nell’interesse dell’istituto e del territorio che rappresenta». Eventuali candidature potranno essere inviate a Spencer Stuart entro il 20 febbraio. Il processo, inoltre, dovrà «rispondere alla necessità, richiamata anche dagli indirizzi di Banca d’Italia, di favorire un rafforzamento delle competenze e, ove opportuno, un ricambio in grado di sostenere la banca in un contesto competitivo e regolamentare in continua evoluzione».
Secondo Negro il prossimo cda dovrà lavorare a un nuovo piano industriale per rafforzare la redditività della Cassa di Risparmio di Asti e permettere alla Fondazione di aumentare le erogazioni sul territorio. Un punto dolente per il suo presidente, che nei prossimi mesi porterà avanti il confronto con la comunità sul futuro della banca.
L’ente piemontese deve alleggerire la sua quota per rispettare le norme del protocollo Acri-Mef ed è a lavoro anche con l’advisor Equita per «esaminare possibili scenari di diversificazione degli investimenti». Tra le opzioni c’è anche la cessione dell’intera partecipazione, che se in accordo con gli altri soci - Fondazioni di Biella (12,91%) e Vercelli (4,2%), più Crt (6%) - potrebbe portare alla vendita della Banca di Asti.
Nei mesi passati si sono affacciati sul dossier Banco Bpm (anche lui azionista con il 9,9%), Credem e Unicredit, senza però presentare offerte formali. Anche la Cassa di Risparmio piemontese ha deciso di riprendere la via delle acquisizioni perché di recente ha comprato l’80% di Credit Data Research Italia per rafforzarsi nei servizi alle imprese. (riproduzione riservata)