Azzone (Acri): banche europee, servono campioni
Azzone (Acri): banche europee, servono campioni
Un contributo straordinario dagli istituti di credito? Se diminuiscono i dividendi, le fondazioni azioniste avranno meno capacità di sostenere interventi filantropici. E si ridurranno anche i versamenti al fisco

di di Janina Landau (Class Cnbc) 22/07/2026 02:00

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Le fondazioni di origine bancaria hanno chiuso il 2025 con numeri record che non si vedevano da 17 anni. Le erogazioni hanno superato 1,4 miliardi, in crescita del 30. Class Cnbc ha intervistato il presidente dell’Acri Giuseppe Azzone a margine del consiglio che ha approvato il Trentunesimo Rapporto annuale sui bilanci 2025 delle 84 fondazioni di origine bancaria italiane.

Domanda. Presidente, numeri record a cominciare dalle erogazioni. A tal proposito, dall’inizio del suo mandato, vi siete focalizzati obiettivi in particolare: povertà educativa ed investimenti in ricerca e innovazione. Come mai questa scelta?
Risposta. Ritengo che siano due tasselli fondamentali. Da un lato abbiamo la necessità di intervenire sulle fragilità che vuol dire, sostanzialmente, agire sui bambini anche molto piccoli. Storicamente le fondazioni si occupano di questa tematica e da anni hanno avviato un importante progetto sul tutto il territorio nazionale. L’altro tassello è quello del futuro, quello della ricerca, quello dell'innovazione, quello che ci consente di sviluppare e creare risorse che a loro volta possano supportare gli interventi sulle fragilità.


D. In questo momento il settore bancario italiano è in fermento. Le fondazioni che posizione hanno al riguardo?
R. Rispetto alla nascita delle fondazioni, oggi la presenza tra gli azionisti è più diluita, meno concentrata rispetto al passato. Ma in alcune realtà, in primis Intesa Sanpaolo, c'è una presenza nell'azionariato molto importante. Serve una compresenza, nel sistema bancario italiano, di due soggetti. Quelli in grado di competere a livello europeo per dimensioni, forze e competenze. La principale banca europea ha una capitalizzazione che è circa un settimo della principale banca americana. Questo per dire che abbiamo bisogno di campioni europei. E soggetti di dimensioni più ridotte e presenti sul territorio in grado di rispondere alle esigenze locali.


D. Lei ha un ruolo anche in Fondazione Cariplo. Come giudica l’opas di Intesa Sanpaolo su Mps?

R. Nei nostri organi di indirizzo abbiamo già ragionato su questa operazione e posso dirle che il giudizio è estremamente positivo, data la necessità di sviluppare campioni nazionali. La presenza delle fondazioni nell'azionariato di Intesa Sanpaolo si sposa con un sistema di valori condiviso, è un istituto che guarda alla società, alla collettività e al futuro. La banca oggi è il frutto di aggregazioni che si sono susseguite negli anni ma che, di volta in volta, hanno prestato sempre estrema attenzione ai territori, alle singole identità pur incorporandole in un gruppo più ampio.


D. Una sua valutazione sull'opas da circa 13 mld di Poste su Tim?
R. Il Paese ha bisogno di rafforzare le infrastrutture. Il sistema bancario è un'infrastruttura, il lavoro delle fondazioni è un'infrastruttura sociale del territorio. Abbiamo bisogno anche di infrastrutture tecnologiche e l'accoppiata Poste-Tim può dare un importante contributo in questo senso.


D. Andiamo incontro a una manovra finanziaria. Ritiene che il Governo possa chiedere un contributo alle banche?
R. Faccio solo un'osservazione. Le fondazioni, essendo azioniste delle banche, se diminuiscono i dividendi non solo diminuisce la nostra capacità di portare avanti interventi filantropici ma anche i versamenti al fisco che solo lo scorso anno sono stati di circa 444 milioni di euro. (riproduzione riservata)