Anche se Wall Street continua a segnare nuovi record, il 2026 potrebbe essere l’anno delle borse europee. Ne è convinto il gestore Wellington Management, che elenca tre buone ragioni per essere ottimisti sul Vecchio Continente. La base di partenza sono i risultati raggiunti nel 2025, periodo in cui le azioni europee hanno registrato un forte rialzo (l’indice Msci Europe ha garantito un rendimento del 36,3% in dollari) e battuto persino l’S&P 500.
Ma più che per le performance, il 2025 è stato un anno da ricordare per il cambio di mentalità. «Gli investitori sono meno ancorati alla narrativa, ormai familiare, secondo cui l’Europa non può crescere», spiega Wellington Management, «e più disposti a sostenere un ciclo sempre più supportato da politiche pubbliche, investimenti e fattori domestici favorevoli».
Le sfide per l’Europa non sono certo scomparse, ma le borse del Vecchio Continente non hanno bisogno di «battere le big tech» per garantire solidi rendimenti. «L’universo di opportunità è ampio (settore industriale, finanziario, sanità, tecnologia specializzata, prodotti per l’edilizia e difesa) e molte aziende hanno ricavi globali ma valutazioni europee», spiega Wellington Management. «Le azioni Ue meritano quindi di essere considerate un’allocazione a sé stante per il loro potenziale di rendimento, la loro natura diversificante e il divario di valutazione rispetto agli Usa».
Ma perché tutto questo ottimismo sulle azioni europee?
1) Primo motivo. «L’Ue entra nel 2026 con un mix di politiche più favorevoli dopo i tagli dei tassi della Bce nel 2025. Una quota crescente della spesa fiscale è orientata verso sicurezza, difesa, infrastrutture e capacità industriale», osserva Wellington Management. «Il tutto sotto la guida della Germania, che investirà 500 miliardi in progetti infrastrutturali, climatici e di trasformazione nel prossimo decennio».
2) Secondo motivo. «I consumatori europei sono più resilienti e meglio posizionati rispetto al passato, con il tasso di risparmio delle famiglie salito al 15,4% nel secondo trimestre del 2025, circa il 2,5% in più rispetto al pre-pandemia», ricorda Wellington Management. «Inoltre la crescita dei salari reali continua a registrare un andamento positivo, insieme al rafforzamento dei bilanci delle famiglie, fattori che dovrebbero sostenere i consumi».
3) Terzo motivo. Per l’asset manager americano c’è poi un terzo motivo per puntare sull’Europa. «Un aspetto oggi sottovalutato è il numero di storie idiosincratiche di riparazione e ricostruzione che continuano a verificarsi in diversi Paesi. La Grecia è un buon esempio di come alcune parti dell’Ue siano strutturalmente migliorate dopo la crisi finanziaria e del debito sovrano post-2009».
Storie di riscossa che non riguardano anche alcuni settori tornati alla ribalta. «La difesa resta ben posizionata per un ciclo strutturale al rialzo, trainato dall’aumento della spesa fiscale e dalle tensioni geopolitiche», chiarisce Wellington Management. «Poi gli investitori dovrebbero guardare le infrastrutture nazionali perché le aziende delle costruzioni ne trarranno grande vantaggio. Ma le opportunità si presenteranno anche nel settore sanitario, visto l’invecchiamento della popolazione, e nei beni di consumo grazie alla tendenza verso un’alimentazione più sana». (riproduzione riservata)