Spesso la confusione che si tende a fare tra l’indice azionario di un Paese e il suo mercato è all’origine di un’idea sbagliata molto diffusa tra gli investitori. Soprattutto in Svizzera, dove l’indice azionario di riferimento Smi è concentrato in sole 20 blue chip dominate da mega-cap difensive, ad esempio del settore farmaceutico, che rappresentano quasi l’80% della capitalizzazione del Paese.
Il mercato interno in generale, in realtà, ha molto di più da offrire, con oltre 200 titoli di alta qualità diversificati in vari settori, osserva Damien Weyermann, Lead Portfolio Manager di Decalia. E questo scollamento è peggiorato ulteriormente in seguito all’inclusione recente di Sandoz e Galderma nell’indice Smi e la sostituzione di titoli non sanitari.
In effetti, la Svizzera può sembrare relativamente poco esposta all’intelligenza artificiale, se si guarda solo all’indice Smi (meno del 10%), ma in realtà il mercato azionario svizzero racconta una storia molto diversa che va oltre i colossi degli indici difensivi. «Certo, il mercato svizzero non offre praticamente alcuna esposizione diretta agli operatori dei settori dell’AI generativa, del cloud computing o dei semiconduttori, come invece fanno Nvidia, Tsmc o Microsoft», chiarisce Weyermann.
Ma, aggiunge l’esperto, quando si parla di AI s’intende innanzitutto una filiera, non un settore: la sua economia richiede attrezzature per la produzione di semiconduttori, componenti avanzati, sensori, connettività, infrastruttura di gestione dell’alimentazione, apparecchiature per data center, software e automazione industriale, solo per citarne alcuni.
Ed è qui che entra in gioco la Swissnessaziendale, che apporta un valore fondamentale ai vari livelli della filiera dell’AI, attualmente in fase di espansione ma soggetta a colli di bottiglia, e offre agli investitori un ampio ventaglio di opportunità al di là del settore dei chip. Su quest’ultimo aspetto, a differenza dei già citati pure player tecnologici statunitensi, le azioni svizzere offrono un accesso più diversificato, e quindi meno rischioso, al ciclo di investimento dell’infrastruttura AI oltre a una maggior resilienza dei rendimenti.
È interessante notare, prosegue Weyermann, come non solo coprano gran parte della catena del valore globale, ma siano anche costituiti prevalentemente da titoli a piccola e media capitalizzazione: un gruppo consolidato di leader di mercati di nicchia, con un chiaro orientamento all’innovazione industriale e alla specializzazione.
In altre parole, le aziende svizzere forniscono alla filiera fisica dell’AI preziosi strumenti di supporto, più che operare nei segmenti di mercato del software e del computing per l’AI.
Nell’industria dei semiconduttori aziende specializzate come Vat Group, Comet e Inficon dovrebbero continuare a beneficiare della complessità produttiva in aumento e dei trend favorevoli legati agli investimenti degli hyperscaler nel settore dell’intelligenza artificiale.
Inoltre, con le sue enormi quantità di elettricità, raffreddamento, apparecchiature di gestione dell’alimentazione, cablaggio e altri requisiti di infrastruttura fisica, l’opportunità dei data center per l’AI continua a favorire la solida crescita di aziende come ABB (elettrificazione), Belimo (termica), Huber+Suhner (connettività) e Accelleron (energia).
Infine, anche Tecan (laboratori) e Sensirion (sensori) beneficeranno dell’incessante espansione dell’automazione industriale e della robotica. Pertanto, nonostante i rendimenti relativi contrastanti degli indici interni a bassa intensità di AI degli ultimi anni, secondo Weyermann.
In definitiva, non si dovrebbe mai giudicare un libro dalla copertina, né un mercato azionario dal suo indice. L’AI sta acquisendo slancio anche nell’azionario svizzero, offrendo opportunità di investimento interessanti ma ancora sottovalutate. (riproduzione riservata)