A quasi quattro anni dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia del febbraio 2022 nominare la prospettiva di una pace non è più un tabù. Il mondo intero ha assistito con grande ottimismo ai colloqui in Florida tra il presidente americano Donald Trump e il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky, dai quali è emerso (parole di quest’ultimo) che un piano di pace è «pronto al 90%».
Vero è, come spesso accade in questi casi, che l’ultimo miglio - il restante 10% - sarà probabilmente la parte più complessa. Gli affondi con droni in territorio nemico, le notti di fuochi incrociati, gli attacchi e contrattacchi verbali tra i vertici di Kiev e il Cremlino sono ancora all’ordine del giorno. Ma è anche vero che i vertici degli ultimi giorni hanno destato buone sensazioni, anche sui mercati finanziari: non a caso, all’indomani dell’incontro in Florida i titoli della difesa europea, da quasi quattro anni termometro della percezione del conflitto sulle borse, hanno vissuto una seduta di pesanti perdite.
Come sempre accade quando si intravede (e auspica) la fine di un conflitto lungo e sanguinoso, già da tempo la politica e l’industria sono al lavoro per pianificare la ricostruzione di Kiev. Un’opera mastodontica che, secondo le stime della Banca Mondiale, mobiliterà risorse economiche per un valore di oltre 500 miliardi di dollari.
Va da sé che decine se non centinaia di aziende e società finanziarie stiano studiando e mettendo in pratica piani concreti per entrare nella partita. Una potenziale opportunità anche per gli investitori, che le società di gestione vogliono cavalcare a livello di offerta tematica. È in questo contesto che la fintech Axyon AI, società modenese che sviluppa portafogli d’investimento per investitori istituzionali utilizzando algoritmi proprietari di intelligenza artificiale, ha elaborato un paniere di 120 società quotate (la tabella in basso ne riporta una selezione di 24 per ragioni di spazio) che possono costituire un universo di investimento diversificato per entrare con fondi ed Etf nella partita della ricostruzione ucraina.
Nel suo modello Axyon ha creato un vero e proprio ranking delle società, stimando l’impatto che la ricostruzione potrebbe avere sui loro conti e, di riflesso, sul loro andamento in borsa e sulla capacità di remunerare gli azionisti tramite dividendi. Come orizzonte temporale l’algoritmo ha fissato un periodo di tre-sette anni dopo il cessate il fuoco, mentre a livello di aziende sono state incluse sia quelle che si occuperanno materialmente della costruzione di opere e infrastrutture sia i loro fornitori, ma anche società finanziarie che hanno già una presenza tale da poter fornire il credito necessario alle operazioni e i titolari di concessioni pubbliche.
A quel punto, il punteggio medio (assegnato su una scala da 1 a 10) è stato ponderato sulla base di sette parametri: allineamento ai bisogni della ricostruzione (24% del peso), presenza in Ucraina e accessibilità logistica (23%), gestione dei capitali durante ricostruzioni ad alta intensità di capitale (8%), capacità di indebitamento e finanziamento (8%), rispetto di regolamenti internazionali e score Esg (8%), potenza sul mercato e scalabilità dei modelli di business (21%) ed esperienza pregressa con partenariati pubblico-privato o concessioni internazionali (8%).
Ci sono poi delle precisazioni da fare in merito ad alcune voci: ad esempio, per quanto riguarda la gestione dei capitali durante le ricostruzioni alle banche è stato assegnato di default il voto di 4 su 10, perché «la metodologia di calcolo non è applicabile alla contabilità di un’istituzione finanziaria».
In base a questi parametri, il primo posto nel ranking di Axyon lo occupa la francese Veolia: una multi-utility specializzata in gestione dell’acqua, dei rifiuti e servizi di energia che in borsa a Parigi capitalizza circa 21 miliardi di euro. Il gruppo opera in Ucraina dal 1995, dove ha tre filiali operative che si occupano di gestione dei rifiuti e che impiegano 350 persone.
Nello score di Axyon a Veolia viene attribuito uno score di 9,2. Un punteggio che deriva principalmente da tre fattori. Primo, «un’eccezionale presenza operativa in Ucraina, con tanto di sito internet specifico per il Paese»; secondo, «la leadership nel mercato: Veolia è il primo operatore privato mondiale nella gestione dell’acqua e tra i primi tre per quanto riguarda i rifiuti». Terzo, e forse più importante, l’azienda può partecipare a commesse che, nei suoi settori di riferimento, sono state stimate nell’ordine dei 170 miliardi di dollari (tra ripristino degli acquedotti, gestione delle macerie, ricostruzione dei sistemi fognari). «L’azienda è fortemente allineata a tutte le necessità primarie della ricostruzione», certifica il report.
Sul secondo gradino del podio, con un punteggio medio ponderato di 9,05, figura un conglomerato giapponese che si occupa di tutta una serie di settori, che vanno dalla chimica ai mezzi pesanti, dalle macchine di precisione all’acciaio: il gruppo Sumitomo. Anch’esso presente a Kiev con una branch locale, Sumitomo a Tokyo capitalizza 6.490 miliardi di yen (circa 35 miliardi di euro) e ha di recente toccato i massimi storici.
Questo colosso nipponico è peraltro in buona compagnia: scorrendo le prime posizioni del ranking di Axyon si notano il gigante dello shipping Nippon Yusen Kabushiki Kaisha (con un punteggio di 9,03) e un altro conglomerato, Mitsubishi, settimo con uno score di 8,9. Quest’ultimo, in particolare, grazie «al suo modello di business cosiddetto sogo shosha (presenza capillare in tutti i principali settori industriali, ndr) copre da solo la maggior parte delle esigenze di ricostruzione dell’Ucraina».
La medaglia di bronzo del paniere, con uno score di 9,04, va invece a un’azienda che si occupa di una nicchia industriale molto specifica: quella dei cuscinetti volventi per la meccanica industriale. Il suo nome è Skf, è quotata alla borsa di Stoccolma dove capitalizza circa 112 miliardi di corone (10 miliardi di euro) e deve la sua posizione nel paniere alla forte presenza in Ucraina (lo stabilimento di Lustk dà lavoro a circa mille persone) e alla «posizione dominante nel mercato dei cuscinetti, di cui controlla circa il 20% dell’offerta mondiale», spiega l’analisi.
Il paniere da ricostruzione dell’Ucraina parla anche un po’ italiano. Il primo nome di una società quotata a Piazza Affari compare alla posizione numero 15, con un punteggio complessivo di 8,72, ed è quello di Danieli. L’azienda friulana, che produce impianti per l’industria siderurgica, ottiene score elevati in quasi tutti gli indicatori di Axyon. A cominciare dalla presenza in Ucraina, «grazie a un centro di assistenza a Dnipro, nel Paese, e a una società controllata nella vicina Polonia», ricorda il report, che elogia anche le capacità dell’azienda «di finanziarsi, vista l’elevata liquidità e solidità patrimoniale in rapporto alle vendite».
Nonostante ciò, Danieli riceve il punteggio minimo (solo 1 su 10) alla voce che misura l’esperienza con i partenariati pubblico-privato, perché «il modello di business è incentrato sull’essere fornitore di tecnologia e attrezzature, piuttosto che operatore di lungo periodo in questo tipo di partnership».
Ci sono altre quattro società quotate a Milano nel basket di Axyon. Una è Prysmian (alla posizione 39), con un punteggio ponderato di 8,33 e valutazioni elevate per quanto riguarda presenza in Ucraina, allineamento del business alle necessità della ricostruzione e leadership di mercato. Numeri simili a quelli di Fincantieri (posizione 84), penalizzata però, al pari di Danieli, dal basso punteggio (2) per quanto riguarda i partenariati pubblico-privato.
Più curioso è il caso di Intesa Sanpaolo, che nel paniere compare alla posizione 64, con un punteggio medio di 8,16. La banca è un caso particolare, per come sono distribuiti i punteggi: bassi quelli relativi alla gestione dei capitali durante le ricostruzioni, così come l’allineamento alle necessità della ricostruzione (due score, come accennato, legati anche alla metodologia dell’analisi), molto alti tutti gli altri. In particolare, spiega Axyon, Intesa Sanpaolo ha «una forte presenza nell’area grazie alla sussidiaria Pravex Bank in Ucraina e all’operatività in Slovacchia, Ungheria, Romania e Moldavia». Inoltre, spiega l’analisi, la banca guidata da Carlo Messina è supportata «da un total capital ratio del 19,3% e dalla sua posizione di maggiore banca italiana, con prodotti finanziari altamente scalabili».
Ultima italiana in rosa, alla posizione 112, è infine Enel. Il colosso energetico guidato da Flavio Cattaneo spunta un più che lusinghiero 7,86, con valutazione massima (10 su 10) alla voce che misura l’esperienza con i partenariati pubblico-privato. (riproduzione riservata)