Inizia già a grandinare sui mercati, prima ancora che inizi il mese di agosto, caratterizzato di solito da scambi e liquidità in calo, complici le ferie generali. La brutta sessione del Ftse Mib di giovedì 23 luglio, con un -2,8%, si è fatta notare. Una giornata di vendite che non vedeva da aprile 2025, quando il presidente Usa, Donald Trump, aveva annunciato i dazi di ritorsione. Gli avvertimenti in tal senso, però, non sono mancati: prima quello di BofA, con il Bull & Bear Indicator, la lancetta che misura il sentiment, salito in territorio di forte euforia per chip, data center e AI. Poi quello di Jamie Dimon, ad di JP Morgan, la maggiore banca Usa, che ha detto: non comprerei a questi prezzi né azioni né T bond. Il terzo warning è stato lanciato proprio il 23 luglio dagli analisti di Goldman Sachs: l'esposizione azionaria è ai massimi storici o vicina ai record. Gli esperti hanno analizzato in tal senso la composizione dei portafogli di famiglie, fondi pensione e compagnie assicurative nei Paesi del G10 (le 10 nazioni più industrializzate).
Negli Stati Uniti le famiglie detengono ormai una quota del proprio patrimonio finanziario in azioni superiore a quella investita nel mercato immobiliare. Anche in Europa l'esposizione è aumentata, ma resta ancora contenuta a favore dei bond e della liquidità. Secondo Goldman Sachs, in un contesto caratterizzato da valutazioni elevate dei mercati e da incertezza macroeconomica (con il petrolio tornato a 100 dollari e i nuovi dazi di Trump), gli investitori dovrebbero diversificare di più e abbassare il rischio.
L'analisi mostra poi che le famiglie di Stati Uniti, Asia e Australia hanno ormai un'esposizione azionaria vicina al 50% del patrimonio finanziario, un livello superiore persino a quello registrato durante la bolla delle dot-com a inizio anni 2000. Le quote più elevate si osservano negli Stati Uniti, in Australia e in Svezia, mentre Europa e Giappone presentano le esposizioni più basse.
Lo sciacquone sul Ftse Mib (-2,8%) è stato trainato dal crollo di StM (-18% circa) che aveva appena pubblicato la trimestrale, bocciata non tanto sui conti, quanto sul rialzo delle attese per il 2026 giudicato troppo tiepido e sotto le attese degli analisti. Gli investitori sono diventati molto nervosi sul tema chip e AI, finché i leader mondiali erano pochi e ben definiti (Nvidia in primis), tutto sembrava più semplice. Ma da quando la leadership si è allargata, spiega Gabriel Debach market analyst di eToro, «la concentrazione smette di essere un vantaggio automatico e la selezione torna a fare la differenza» (che è lo stesso ragionamento di Goldman Sachs). Il segnale più forte, allora, arriva dalla dispersione, un indicatore che traccia la differenza di performance fra i titoli. Il Cboe S&P 500 Dispersion Index è salito il 20 di luglio a 47 punti, sui livelli più elevati dal Covid. Significa, riprende Debach, «che il mercato si aspetta traiettorie sempre più divergenti tra i singoli titoli dell’S&P 500. Sotto la superficie dell’indice, la distanza tra vincitori e perdenti si sta ampliando. E quando la dispersione cresce, scegliere bene settori e titoli diventa sempre più importante», avverte l’analista.
Nel frattempo, come si è visto, il petrolio ha guadagnato il 10% in una settimana tornando ai 100 dollari il barile a causa della guerra Usa-Iran e della paura che i ribelli Houthi e Teheran blocchino anche il passaggio del Mar Rosso.
Date queste premesse, la domanda è: vale la pena rivedere il portafoglio prima delle ferie di agosto? Dobbiamo attenderci altri grandinate sui mercati? Lale Akoner, Global market strategist di eToro, ricorda che «andare in vacanza di solito non è il momento giusto per rivoluzionare il portafoglio. La volatilità di breve termine legata ai titoli dell'AI, ai dazi e al rialzo del prezzo del petrolio può creare disagio, ma reagire emotivamente alle notizie è storicamente uno degli errori più comuni tra gli investitori». Piuttosto, vale la pena chiedersi se il proprio portafoglio sia ancora ben diversificato e coerente con gli obiettivi di lungo periodo. Se, dopo il forte rialzo degli ultimi mesi, si è «molto esposti ai titoli dell'intelligenza artificiale o dei semiconduttori, questo potrebbe essere un buon momento per riequilibrare il portafoglio, anziché vendere in preda al panico. Se invece è già ben diversificato, difficilmente ci sono motivi validi per apportare cambiamenti significativi solo perché si starà via una o due settimane», nota la strategist. Che invita a inserire fra gli investimenti «aziende con un forte potere di determinazione dei prezzi, bilanci solidi ed esposizione ad asset reali, mentre i settori più sensibili all'aumento dei costi potrebbero subire pressioni più intense».
Una nota positiva arriva da Vincent Chagneau, head of research di Generali Investments. L’esperto ricorda che l’economia mondiale ha mostrato una «notevole capacità di tenuta, sostenuta in parte dal super ciclo di investimenti legati all’AI. Condizioni finanziarie ancora favorevoli potrebbero inoltre generare sorprese positive, soprattutto negli Stati Uniti». Le stime, infatti, indicano una crescita reale del pil nel 2026 intorno al 2% negli Usa, allo 0,7% nell’Eurozona e al 4,4% in Cina. Pur trattandosi di livelli vicini al consenso di mercato, «i rischi appaiono orientati al rialzo», nota l’esperto. La Cina ha iniziato l’anno «con forza, mentre il secondo trimestre è risultato più debole (4,3%), ma ulteriori stimoli fiscali sono attesi nella seconda metà dell’anno». Chagneau ha una posizione «moderatamente positiva sulle azioni, pur avendo ridotto il sovrappeso in portafoglio. Oltre a fattori stagionali meno favorevoli nella seconda parte dell’estate, i mercati mostrano alcuni segnali di stanchezza dopo il forte rialzo di aprile e maggio».
Anche l’esperto di Generali Investments cita la dispersione delle performance «aumentata sensibilmente», accanto alla rotazione settoriale che hanno penalizzato i mercati. Il cambiamento più evidente si è osservato all’interno del comparto tecnologico, «dove i titoli dei semiconduttori sono temporaneamente entrati in bear market (mercato orso, ndr), con una correzione superiore al 20% dopo il forte rally del secondo trimestre». Un’elevata dispersione non implica necessariamente una correzione imminente, avverte Chagneau, ma segnala «una maggiore vulnerabilità del mercato e rafforza l’importanza della diversificazione sia settoriale sia geografica». Nel lungo periodo, il potenziale di crescita degli utili legato all’AI resta significativo, «ma «rimangono incerte sia la tempistica sia l’entità dei ritorni economici. Questo aumenta il rischio di sovrainvestimento e rende necessario un approccio più selettivo nell’individuazione dei futuri vincitori del settore». E poi non bisogna scordare la concorrenza dei modelli low cost di AI sviluppati in Cina.
Marco Vailati, Responsabile Ricerca e Investimento di Cassa Lombarda, invoca a sua volta cautela «per andare sereni sotto l’ombrellone o in montagna, ma senza scappare dai mercati. Il consiglio è mantenere una posizione equilibrata, perché nel breve periodo vediamo un’asimmetria tra rischi e opportunità, legata alla situazione dei dazi, della guerra, oltre a valutazioni e utili. Le valutazioni sono già elevate e un mancato raggiungimento delle aspettative potrebbe determinare correzioni importanti. Vedi il caso StM di questi giorni», conclude Vailati. (riproduzione riservata)