I clienti temono un ciclo di «boom e bust» dell’intelligenza artificiale, ma non vogliono rischiare di restare fuori dal mercato. Durante gli incontri di marketing di Bank of America negli Stati Uniti, in Svizzera e in Scandinavia l’80% del tempo dedicato alle discussioni è stato assorbito dell’esplosione degli investimenti in conto capitale (capex) legati all’AI, il 15% dai tassi e il 5% dal conflitto in Medio Oriente.
La maggior parte dei clienti ha concordato sul fatto che la forte crescita degli investimenti nell’AI, di portata tale da verificarsi una sola volta per generazione, rappresenti l’elemento distintivo dell’attuale fase del ciclo economico e la chiave per comprenderne molti degli aspetti insoliti.
Tra questi, sottolinea Sebastian Raedler, Investment Strategist di Bank of America, ci sono la resilienza macroeconomica notevole di fronte ai numerosi shock esogeni (il Pmi statunitense di questa settimana suggerisce che tale resilienza potrebbe persino trasformarsi in un vero e proprio boom), la dinamica degli utili sorprendentemente forte (con i cicli di capex spesso accompagnati da un boom degli utili poiché ricavi e costi vengono contabilizzati in momenti diversi) e il recente aumento dei tassi (una crescita superiore alle attese induce i mercati a scontare un orientamento più restrittivo da parte delle banche centrali).
Molti clienti riconoscono che la maggior parte dei grandi cicli di investimenti trainati dalla tecnologia del passato ha mostrato un trend classico di passaggio dal boom al bust. Il boom dei data center degli anni 2010 rappresenta un’eccezione, caratterizzata da barriere all’ingresso elevate che hanno contribuito a preservare il pricing power e, di conseguenza, la redditività.
«I clienti hanno condiviso la nostra preoccupazione secondo cui l’alto livello di concorrenza tra i modelli all’interno della filiera tecnologica dell’AI, indicativo di basse barriere all’ingresso, sta determinando quel tipo di pressione sui prezzi che in passato si è dimostrata dannosa per la sostenibilità dei cicli di investimenti in conto capitale», sottolinea Raedler.
Tuttavia, la maggior parte dei clienti ha osservato che vi sono pochi segnali di un’imminente inversione della spesa per gli investimenti nell’AI e questo li ha indotti a mantenere posizioni orientate a un’ulteriore accelerazione della stessa, sebbene molti abbiano sottolineato di essere pronti a modificare il proprio posizionamento qualora emergessero segnali che il boom sta iniziando a esaurire la propria spinta.
Invece, le opinioni dei clienti sui tassi sono state contrastanti. La maggioranza ha previsto un’ulteriore spinta al rialzo del costo del denaro, sebbene un numero modesto di clienti condividesse il nostro posizionamento a favore di una nuova fase di calo dei tassi, considerati i rendimenti interessanti disponibili sul mercato, nonché i segnali secondo cui il rialzo dei tassi sui mercati obbligazionari sta iniziando a pesare sugli asset rischiosi e allo stesso tempo rende più rigide le condizioni di finanziamento necessarie per un’ulteriore espansione degli investimenti in AI, alimentata con maxi emissioni obbligazionarie.
Gli economisti di BofA hanno anch’essi iniziato a sostenere che i mercati stanno scontando in misura eccessiva l’entità dei futuri inasprimenti delle politiche monetarie da parte delle banche centrali.
Fatte queste premesse, lo strategist di BofA resta negativo sulle azioni europee e mantiene un sottopeso sui titoli ciclici rispetto ai difensivi: «il momentum della crescita globale e le revisioni degli utili a livello globale sono più forti di quanto avessimo previsto e sembrano sempre più seguire le condizioni tipiche delle fasi di boom che hanno accompagnato in passato i grandi cicli di investimenti in conto capitale, determinando valutazioni elevate degli asset, premi per il rischio compressi e valutazioni dei titoli ciclici tirate», avverte Raedler.
Finché le aspettative sugli investimenti in conto capitale legati all’AI continueranno a crescere, gli operatori di mercato continueranno a scontare questo contesto macro favorevole. Ma, nella misura in cui la solidità del quadro macro esercita una pressione al rialzo sui rendimenti reali delle obbligazioni, ossia sul tasso di sconto utilizzato per valutare le azioni, ciò limiterà il grado in cui questo contesto potrà tradursi in ulteriori rialzi dei prezzi degli asset rischiosi», chiarisce l’esperto della banca d’affari.
E se uno qualsiasi degli ostacoli a una prosecuzione dell’espansione degli investimenti legati all’AI, tra cui il rischio per il pricing power, l’aumento dei costi di finanziamento, il potenziale deficit di elettricità necessaria per alimentare i nuovi data center e l’opposizione politica alla costruzione di tali infrastrutture, dovesse rivelarsi un vincolo effettivo, ciò probabilmente invertirebbe molte delle dinamiche favorevoli che hanno sostenuto i mercati negli ultimi anni, determinando una crescita più debole, una diminuzione degli utili societari e un aumento dello stress finanziario.
In tal caso Raedler si aspetta una correzione delle azioni europee, anche se sono rimaste in larga misura ai margini del boom globale dell’AI. «Alla luce delle nostre preoccupazioni riguardo a una possibile delusione sul fronte dell’AI, in combinazione con i rischi derivanti dalle interruzioni delle forniture energetiche a causa della guerra tra Stati Uniti e Iran e con la possibilità di un aumento dei default in un contesto di tassi che rimangono elevati più a lungo, continuiamo a posizionarci in vista di un aumento dei premi per il rischio rispetto agli attuali livelli molto bassi», suggerisce Raedler.
Le stime di BofA implicano un ribasso del 10% per le azioni europee, fino a quota 580 punti per l’indice Stoxx 600 entro il secondo trimestre del 2027, nonché un ulteriore calo del 6% delle azioni cicliche europee rispetto ai titoli difensivi, dopo la correzione recente. Raedler considera i titoli dei beni di prima necessità e quelli di qualità come gli asset difensivi più interessanti perché potrebbero beneficiare di un eventuale aumento dei premi per il rischio in risposta a uno qualsiasi dei fattori di rischio citati sopra, mentre le banche europee presentano le valutazioni più tirate tra i titoli ciclici.
In quest'ottica mantiene un rating overweight (sovrappesare in portafoglio) su questi otto settori: beni di consumo durevoli, food & beverage, telecomunicazioni, immobiliare, utility, software, pharma e beni per la persona e per la casa. E tra i singoli Paesi punta su Germania, Svizzera e Gran Bretagna, non (underweight) sull’Italia e la Spagna.
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