«Andrà tutto molto bene». È bastata la fiducia riposta da Donald Trump nel braccio di ferro con la Cina sui dazi (la tregua verrà estesa oltre il 12 agosto, altrimenti Pechino rischia tariffe fino all’80%) a far scattare l’indice Msci China sui massimi degli ultimi quattro anni (+26,4% da inizio anno). Ma non ci sono solo le minori tensioni commerciali alla base del rally del mercato azionario cinese. Infatti, il pil cinese del secondo trimestre è cresciuto del 5,2% su base annua, leggermente sopra le attese. Hanno performato bene anche produzione industriale, esportazioni e servizi.
Così Pechino, secondo Kinger Lau, chief China equity strategist di Goldman Sachs, è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del governo di una crescita «intorno al 5%», anche tenendo conto dell’esaurimento degli stimoli all’export e dei sussidi alle famiglie nella seconda metà dell’anno. A questo l’esperto aggiunge le misure del governo per affrontare il fenomeno dell’«involution». Il presidente Xi Jinping ha stigmatizzato la concorrenza disordinata al ribasso dei prezzi e richiesto una competizione più ordinata, con regole nei settori e-commerce, auto, batterie per i veicoli elettrici e materie prime.
Una svolta in un momento in cui l’appetito per il rischio è aumentato a Hong Kong sull’onda dell’AI low cost di DeepSeek e di un mercato delle ipo scoppiettante: 51 nuove aziende hanno debuttato in borsa (+30%), raccogliendo 16 miliardi di dollari (+602%). «Le ipo tendono a coincidere con una performance positiva del mercato. In media, le nuove debuttanti del 2024-2025 hanno reso +10% nel primo giorno, +17% nel primo mese e +41% in tre mesi», fa presente Lau. Anche i feedback raccolti a giugno e luglio tra gli investitori internazionali indicano un ritorno d’interesse per le azioni cinesi per diversificare dal mercato americano, un renminbi più forte, lo sviluppo dei modelli AI, la fine della stretta regolatoria sul settore privato e le valutazioni molto scontate delle azioni cinesi.
Per queste ragioni Lau ha alzato il target a 12 mesi dell’indice Msci China da 85 a 90, scontando un p/e più alto (12 da 11,6), e ha rivisto l’allocazione settoriale: ha sostituito le banche con le assicurazioni per i rendimenti e le valutazioni più interessanti, promosso il settore dei materiali a overweight per aumentare la sensibilità del portafoglio al momentum «anti-involution», finanziando il tutto con un downgrade sull’immobiliare a marketweight.
E per chi volesse trarre vantaggio dalla ripresa cinese, Xiaolin Chen, head of international di KraneShares, consiglia un approccio Barbell (prudenza e aggressività allo stesso tempo, per giocare in attacco e in difesa): comporta un equilibrio tra l’esposizione a temi di crescita complementari, quali la forza dei consumi, l'innovazione tecnologica e l’accesso alle opportunità offerte dalla storia di crescita del gigante asiatico.
Per quanto riguarda il primo, la scelta ricade sui settori quali il commercio al dettaglio, i servizi, la sanità e i viaggi. Sul fronte dell’innovazione, invece, Il Paese è leader mondiale in tecnologie quali l’AI, la robotica e i servizi digitali. Inoltre, diverse opportunità arrivano da settori ad alta crescita come quelli legati alla new economy, che tradizionalmente hanno spinto l’economia. Questa strategia bilanciata permette di posizionare i portafogli in modo da trarre vantaggio sia dalla ripresa ciclica dell'attività dei consumatori sia dal rialzo strutturale a lungo termine nel settore high tech.
Attenzione, però, l’accesso al mercato azionario cinese, per un investitore europeo, può avvenire acquistando fondi di investimento dedicati (si veda la tabella sotto) o Etf. Ad esempio, il KraneShares Csi China Internet Etf-Kweb offre un'esposizione diretta ai leader del settore internet e dell’e-commerce, mentre l’Etf Chin ai settori che stanno alimentando la nuova fase di crescita del Paese, tra cui robotica, veicoli elettrici, chip ed energia pulita.
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