Azioni, cosa fare se l’AI frena in borsa: ecco i settori che stanno correndo e che non rischiano la bolla
Azioni, cosa fare se l’AI frena in borsa: ecco i settori che stanno correndo e che non rischiano la bolla
Al netto della corsa di inizio settimana nell’ultimo mese il settore dei semiconduttori ha perso il 12%. Ma ci sono alcuni settori che si muovono in controtendenza

di Marco Capponi 28/10/2026 10:26

Ftse Mib
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Euro/Dollaro
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La settimana in corso è iniziata nel migliore dei modi per le borse mondiali (Piazza Affari inclusa) grazie alla forte ripresa dei semiconduttori dopo un periodo di forti cali, che hanno provocato bruschi scossoni ai portafogli di investimento, anche quelli più ampi e diversificati.

Il settore infatti, complice il forte legame con l’ecosistema AI, da anni è ormai divenuto il termometro dell’andamento delle borse mondiali. D’altronde, la concentrazione di mercato (il tech pesa per oltre un terzo della capitalizzazione degli indici globali) fa sì che il movimento dei chip in borsa sia in grado di determinare la direzione degli indici nel loro complesso.

Un periodo complesso per i chip

Vari fattori hanno concorso alla ripresa di inizio settimana (l’indice Philadelphia Semiconductor è cresciuto in due sedute di oltre il 6%): dalla conferma della maxi-ipo di Anthropic ai piani di investimento monstre di colossi come Meta e SpaceX. Tuttavia, nell’ultimo mese l’andamento del settore in borsa è stato particolarmente volatile e tendenzialmente negativo: basti pensare che l’indice Msci World Semiconductor in euro ha perso circa il 12% del suo valore. 

Trascinando con sé anche altri indici: per esempio quello dei mercati emergenti (-7% in euro) dove i produttori di chip legati all’intelligenza artificiale di Corea e Taiwan (Tsmc, Samsung, Sk Hynix) rappresentano da soli quasi un quarto della capitalizzazione del paniere.  

Le alternative: il mercato gioca in difesa?

Non tutto il mercato però ha avuto una direzione sincronizzata a quella dei chip. Riportando in auge un vecchio mantra del portafoglio: la distinzione tra settori ciclici (come la tecnologia, per l’appunto) e difensivi. Sono stati questi ultimi i veri protagonisti dell’ultimo mese: i beni di consumo primari (come gli alimentari) sono cresciuti in euro del 10%, le utility (specialmente quelle americane) nel range 9-9,2%, la sanità di circa l’8,5%.

Mentre l’energia, sostenuta ancora una volta dai rialzi dei prezzi delle materie prime (il petrolio Brent tratta ancora sopra i 115 dollari al barile) ha visto incrementi superiori al 13%. D’altro canto, non tutto il tech è stato punito dal mercato: gli Etf europei sulla cyberscurity e il cloud computing, ad esempio, sono saliti di oltre il 18%. 

Come muoversi in portafoglio

Al contempo, alcuni fattori (o stili) di investimento hanno sovraperformato il mercato. Si tratta anche in questo caso di quelli più difensivi come il low volatility (panieri di azioni con bassa volatilità attesa), cresciuto nell’ultimo mese anche del 9,5%, e il quality (titoli dai fondamentali solidi) salito del 2,5%. Dall’altro lato il fattore momentum, che seleziona titoli con trend rialzisti, in un mese ha perso quasi il 6%, a riprova della sua forte esposizione alla tendenza di mercato dei chip.

Dati alla mano, si può affermare che sia in atto una rotazione dalle parti più cicliche a quelle più difensive del mercato? È presto per dirlo, e i numeri di questa settimana invitano a non formulare conclusioni affrettate. Secondo i consulenti finanziari ora le strade possibili sono due: da una parte, se lo prevedono il profilo di rischio e gli obiettivi finanziari, si possono inserire dei settori difensivi nella parte tattica (il satellite) del portafoglio, per provare a contenere eventuali altri episodi di volatilità sul versante dei chip. Ma dall’altra la discesa dei prezzi dei semiconduttori potrebbe rappresentare un punto di ingresso interessante per comprare sui ribassi, viste anche le valutazioni molto elevate che il settore aveva raggiunto prima della correzione. 

La diversificazione al centro

La stella polare, commentano gli esperti, deve comunque rimanere la diversificazione del portafoglio. Per chi fosse esposto nel nucleo del suo portafoglio (il core) ai grandi indici globali, l’impatto del -12% dei chip nell’ultimo mese sarebbe infatti stato controbilanciato dagli altri settori. L’Msci World, principale benchmark delle azioni dei mercati sviluppati, nell’ultimo mese è non a caso salito (in euro) dello 0,7%. (riproduzione riservata)