L’autunno porta con sé la stagione delle trimestrali e una domanda che, in fondo, non cambia mai: le società riusciranno a mantenere le promesse? Partiamo dalle banche italiane, dove il quadro resta complessivamente positivo. Unicredit, attesa il 9 novembre, dovrebbe chiudere il trimestre con un utile netto di 2,8 miliardi di euro, sostenuta dal margine d’interesse e dai contributi delle partecipazioni. Anche Intesa Sanpaolo, che pubblicherà i risultati il 30 ottobre, dovrebbe confermare una redditività robusta, con un utile trimestrale di 2,5 miliardi. A rendere interessante il titolo è anche il dividend yield stimato al 7,5%.
Buone aspettative pure per Bper con un Cet1 oltre il 15%. Più prudente il quadro per Banco Bpm, penalizzata dalla stagionalità e dalla debolezza delle commissioni. Il messaggio per Equita che ha 4 buy e un hold sul comparto è chiaro: le banche continuano a macinare utili, ma la differenza la farà la capacità di confermare le guidance e remunerare gli azionisti senza compromettere la solidità patrimoniale.
Oltreoceano, invece, Ubs ha individuato 40 società che potrebbero battere le attese degli analisti. Tra queste SharkNinja, protagonista di un rally di quasi il 69% nel 2026, Gen Digital, reduce da una performance negativa, e Labcorp, che ha rivisto al rialzo le proprie previsioni. Tre storie diverse, un unico comune denominatore: a volte l’opportunità nasce da una crescita sottovalutata, altre da aspettative diventate troppo pessimistiche.
Tornando in Italia, Poste Italiane prova a trasformare Tim in un nuovo motore di crescita. Secondo Morgan Stanley, l’integrazione potrebbe generare 700 milioni di euro di sinergie annue e contribuire ad aumentare l’utile per azione dell’8% nel 2028 e del 10% nel 2029. Interessante anche il potenziale per la remunerazione degli azionisti, con un dividendo stimato a 1,84 euro per azione nel 2029.
Mentre De’ Longhi punta ancora sul caffè professionale, acquistando un ulteriore 26% della divisione per 662,5 milioni di euro e portando la partecipazione all’88,02%. L’operazione è stata accolta positivamente dal mercato e diversi broker hanno alzato i prezzi obiettivo, grazie al potenziale incremento degli utili e alla redditività elevata del business. Ora l’attenzione si sposta sulla trimestrale dell’11 novembre e sulla conferma della guidance 2026.
Un brindisi. Pernod Ricard ha confermato le previsioni per l’esercizio fiscale 2027, nonostante le difficoltà negli Stati Uniti e in Cina, dove pesano anche gli aggiustamenti delle scorte. Nel primo trimestre le vendite organiche sono diminuite appena dello 0,9%, meglio delle attese, grazie soprattutto alla crescita in India. Nel mercato degli alcolici la diversificazione geografica aiuta a limitare i danni. Più ottimismo su Campari: Equita si aspetta un’accelerazione della crescita organica al 5% nel terzo trimestre, sostenuta da Aperol, dalla tequila Espolòn e dal buon debutto americano di Sarti Rosa. In un mercato in cui diversi concorrenti rallentano, investire sui marchi può fare la differenza.
Anche Buzzi si prepara a pubblicare i risultati il 5 novembre. Le attese indicano un miglioramento progressivo dei ricavi, con gli Stati Uniti e il Brasile a sostenere la performance, mentre Germania e Italia restano più deboli. A dare una mano c’è anche il riacquisto di azioni proprie per 100 milioni di euro. La ricostruzione dell’Ucraina, per ora, resta sullo sfondo: meglio non costruire una tesi d’investimento soltanto sui cantieri che ancora non ci sono.
Se nel cemento il problema è trovare domanda, nell’intelligenza artificiale il rischio è spendere troppo per inseguirla. Il caso CoreWeave è emblematico: le obbligazioni non garantite sono scese sotto 80 centesimi per dollaro e i rendimenti hanno superato il 15%. Il mercato del credito sta mettendo in discussione la sostenibilità di un modello che richiede enormi investimenti in chip e data center, finanziati anche a debito. Il paradosso? Mentre i bond lanciano segnali d’allarme, il titolo azionario conserva una capitalizzazione elevata e resta ampiamente sopra il prezzo della quotazione del 2025. Morale: il mercato obbligazionario, talvolta, presenta il conto prima di quello azionario.
Infine, uno sguardo all’Italia e ai suoi titoli di Stato. Secondo Bank of America, i rischi macroeconomici restano relativamente sotto controllo, ma l’incertezza politica in vista delle elezioni del 2027 può aumentare. Il deficit al 2,9% del pil nel 2026 mantiene aperta la prospettiva di uscire dalla procedura europea per disavanzo eccessivo nel 2027. Per i Btp, però, la convenienza non basta necessariamente ad attirare nuovi compratori: banche e assicurazioni potrebbero voler attendere rendimenti più interessanti, mentre un eventuale miglioramento del rating di S&P, atteso il 13 novembre, rappresenterebbe un catalizzatore da monitorare.
È tutto per oggi. Continuate a seguirci per ulteriori approfondimenti nel prossimo numero di Follow the report e se pensate che possa interessare a qualcuno inoltrate la newsletter.
Francesca