Autostrade per l'Italia studia la vendita di Movyon
Autostrade per l'Italia studia la vendita di Movyon
Chiesta l’autorizzazione del ministero dei Trasporti, che ha dato il disco verde all’operazione. L’ad Giana valuta la razionalizzazione del perimetro del gruppo autostradale

di di Andrea Deugeni 23/03/2026 23:00

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Iniziano a prendere forma le Autostrade per l’Italia (Aspi) di Arrigo Giana. Dopo il via libera del consiglio di amministrazione all’invio del nuovo piano economico finanziario (Pef) da 29,8 miliardi di euro al ministero dei Trasporti il ceo apre anche anche i cantieri della razionalizzazione del perimetro societario.

La possibile vendita di Movyon

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, Giana sta valutando la vendita della controllata Movyon. Si tratta dell’ex Autostrade Tech, che si occupa dei sistemi infrastrutturali tecnologici dei 3 mila chilometri di rete gestiti dalla concessionaria controllata all’88% da Hra (Cdp Equity più i due fondi Blackstone e Macquarie).

Ricadono sotto la gestione di Movyon i sistemi digitali di pagamento, gli autovelox, i monitoraggi attivi sulla circolazione delle merci pericolose o dei carichi pesanti e in genere tutti i sistemi di smart mobility con la comunicazione fra autostrada e veicoli.
 

Amministrata da Lorenzo Rossi, la società ha contribuito alla crescita dei ricavi del gruppo autostradale, che nel 2025 hanno raggiunto quota 4,54 miliardi. Non è stato ancora diffuso da Aspi lo spaccato sulle controllate ma il fatturato di Movyon supera 200 milioni, soglia toccata nel 2024 (i ricavi erano 166 milioni un anno prima) con 25 milioni di ebitda.

L'autorizzazione del ministero e la strategia di Aspi

Il ministero dei Trasporti - a cui Aspi si è rivolta - avrebbe già autorizzato la cessione, passaggio resosi necessario per la presenza in Movyon di licenze della gestione di software autostradali sensibili. Gli asset verrebbero trasferiti nella capogruppo al momento della vendita. Anche il board avrebbe già deliberato il via libera a valutare l’operazione.
 

Che cosa c’è dietro quello che a prima vista potrebbe sembrare un cambio di rotta rispetto all’internalizzazione spinta della gestione Tomasi? Qualcuno parla di ottimizzazione delle dimensioni del gruppo in un momento in cui, per far fronte ai quasi 30 miliardi di investimenti previsti nei prossimi 5 anni per ammodernare la rete e contenere gli incrementi dei pedaggi al livello dell’inflazione, Aspi ha condizionato il Pef all'allungamento di 10 anni della concessione che altrimenti scadrebbe nel 2038. Proroga che deve essere autorizzata da Bruxelles. (riproduzione riservata)