Il calendario ha fatto coincidere i 60 anni e l’assemblea di Aiscat, l’associazione delle società concessionarie di autostrade e trafori, con la prima sentenza, attesa il 16 luglio, del processo per il crollo del Ponte Morandi, che vede come principale imputato l'ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia. Giovanni Castellucci (alla vigilia, il nuovo ceo Arrigo Giana ha chiesto scusa alle famigie delle vittime). Questa intervista con il neo-presidente di Aiscat, Fabrizio Larini, non poteva perciò che partire da lì, da quel 14 agosto 2018 in cui persero la vita 43 persone.
Domanda. Presidente, quanto ha inciso la tragedia del Morandi sul modo di concepire la gestione delle infrastrutture?
Risposta. Ponte Morandi rappresenta una ferita che il Paese non dimenticherà mai. Non spetta a me commentare le decisioni della magistratura (i pm hanno chiesto 18 anni per Castellucci) , ma è evidente che quella tragedia abbia rappresentato uno spartiacque. La sicurezza delle infrastrutture è sempre stata una priorità del sistema autostradale: basti ricordare che la rete italiana è stata l’unica ad aver raggiunto l’obiettivo fissato dall’Unione Europea di dimezzamento delle vittime nel decennio 2001-2010 e che dal 2001 gli incidenti mortali sono diminuiti di circa il 60-70%, a fronte di volumi di traffico crescenti. Dopo il 2018 si è ulteriormente rafforzato un percorso già in atto, con nuovi strumenti di controllo, monitoraggio e gestione della sicurezza. La prevenzione, la manutenzione programmata e l’innovazione tecnologica sono elementi centrali di una strategia continua di miglioramento.
D. Come sarà questa nuova fase che ha annunciato assumendo la guida di Aiscat?
R, Assumo questo incarico con grande senso di responsabilità. Aiscat compie 60 anni in un momento in cui il tema delle infrastrutture è tornato centrale per la crescita economica del Paese. È una coincidenza che considero anche una responsabilità. Sicurezza, innovazione, sostenibilità e competitività non sono temi separati: fanno parte della stessa agenda. Il mio obiettivo è rafforzare il ruolo di Aiscat come interlocutore autorevole delle istituzioni e come luogo in cui tutte le concessionarie possano costruire una visione comune. Perché il futuro delle infrastrutture non riguarda solo il nostro settore, ma la capacità dell'Italia di continuare a crescere. Se riusciremo a rafforzare il ruolo dell'Associazione e a far comprendere quanto le infrastrutture siano decisive per la crescita del Paese, riterrò di aver raggiunto l’obiettivo del mio mandato.
D. Da quali risultati si riparte e dove sarà necessario un cambio di passo?
R. Si riparte da un settore che ha investito quasi 30 miliardi di euro negli ultimi 17 anni in interventi di ammodernamento e nuove opere, a cui si aggiungono circa 13,8 miliardi di manutenzioni ordinarie nello stesso periodo. Numeri che testimoniano un impegno costante sulla sicurezza e sulla qualità della rete. Credo sia arrivato il momento di riequilibrare il racconto. Le emergenze fanno parte della cronaca, ma non possono essere l'unica chiave di lettura di un settore strategico. Le associate Aiscat gestiscono oltre l'84% della rete autostradale a pedaggio italiana e nel 2024 hanno generato oltre 4,8 miliardi di euro di valore aggiunto globale netto, restituendo allo Stato circa 1,36 miliardi tra imposte, tasse e canoni concessori (ecco le tasse che paga Mundys). Sono numeri che raccontano il contributo concreto delle infrastrutture alla crescita del Paese. Se funziona la rete autostradale, funziona meglio il sistema economico italiano.
D. Parlando di investimenti infrastrutturali, come vede oggi l’Italia?
R. Le aziende scelgono dove investire anche in funzione della qualità dei collegamenti, della logistica e dell'efficienza delle reti. L'Italia dispone della seconda rete autostradale a pedaggio d'Europa e di una delle più complesse dal punto di vista ingegneristico, servono interventi continui e una programmazione stabile. Nei prossimi anni sarà necessario sostenere un piano di investimenti stimato in circa 50 miliardi di euro. Le concessionarie sono pronte a fare la loro parte. Per riuscirci servono però tempi certi per l'approvazione dei piani economico-finanziari, procedure autorizzative più snelle e un quadro regolatorio stabile. È una condizione indispensabile per continuare a garantire infrastrutture moderne e competitive. Chiediamo condizioni che consentano di programmare interventi destinati a durare decenni. Le infrastrutture hanno tempi lunghi. Per questo hanno bisogno di regole stabili e di una programmazione che guardi ai prossimi decenni, non ai prossimi mesi.
D. Le concessionarie sono chiamate a coniugare sicurezza, innovazione e sostenibilità. Quale ruolo avranno la digitalizzazione, l'intelligenza artificiale e la transizione energetica?
R. Avranno un ruolo determinante. Oggi la tecnologia ci consente di monitorare le infrastrutture con strumenti impensabili fino a pochi anni fa: intelligenza artificiale, droni, modelli digitali e sistemi predittivi (Autostrade dello Stato ha avviato i suoi programmi di monitoraggio hi-tech) migliorano la capacità di prevenire i rischi e programmare gli interventi. La tecnologia, però, non è un fine: è uno strumento per rendere le autostrade più sicure, efficienti e resilienti. Lo stesso vale per la transizione energetica. Già oggi quasi l'80% dell'energia utilizzata dalle concessionarie associate proviene da fonti rinnovabili e il telepedaggio contribuisce concretamente alla riduzione delle emissioni. L'innovazione non serve a sostituire le persone, ma a consentire loro di prendere decisioni migliori. (riproduzione riservata)