Autonomia europea, ecco le 14 azioni pronte a beneficiare del nuovo ciclo di investimenti
Autonomia europea, ecco le 14 azioni pronte a beneficiare del nuovo ciclo di investimenti
Quentin Duquesne, European Equity Fund Manager di Candriam, individua nell'autonomia europea il fattore strutturale che guida l’allocazione del capitale. Nel settore dei chip il vero vantaggio competitivo nasce dalla capacità di rimuovere i colli di bottiglia

di di Francesca Gerosa 17/07/2026 20:00

Ftse Mib
51.882,28 17.40.00

-0,94%

Dax 30
24.830,98 18.00.00

-0,34%

Dow Jones
52.180,35 21.52.59

-0,71%

Nasdaq
25.543,66 21.47.57

-1,31%

Euro/Dollaro
1,1436 21.32.42

-0,03%

Spread
84,73 17.30.10

+1,95

L'autonomia è il nuovo motore della crescita europea. L’Europa è passata da un approccio guidato dal mercato a una politica industriale strategica, sottolinea a Milano Finanza Quentin Duquesne, European Equity Fund Manager e Analyst di Candriam e Lead Fund Manager della strategia Candriam European autonomy equity. Per garantire la sovranità del blocco, sono necessari, secondo le stime, 750-800 miliardi di euro di investimenti annuali aggiuntivi in settori fondamentali quali difesa, semiconduttori, materiali critici e sicurezza energetica.

L’autonomia europea il fattore che guida l’allocazione del capitale

Considerando anche la storica espansione fiscale della Germania e lo sconto persistente di valutazione rispetto agli Stati Uniti, «l’autonomia europea è diventata un fattore strutturale che guida l’allocazione del capitale. L’ampliamento della performance al di fuori dei titoli legati all’AI», sostiene l’esperto, «dovrebbe favorire ulteriormente le società con una forte visibilità sugli utili».

I campioni della sovranità europea

E i settori meglio posizionati per beneficiare di questa nuova fase sono la difesa con Kongsberg, Leonardo, Thales, l'elettrificazione e le infrastrutture energetiche (Prysmian, Siemens Energy e la maggior parte delle utility tra cui Elia, E.On, Iberdrola), spinte dalla congestione della rete, dalla crescita dei data center e dalla sovranità energetica, i semiconduttori, in particolare Infineon, Asml, BE Semiconductor Industries, e le tecnologie abilitanti e il settore healthcare (Argenx, Lonza, Sartorius).

Alcune di queste azioni (si veda la tabella sotto) hanno già corso parecchio da inizio 2026 ma, stando al consenso Bloomberg, possono crescere ancora a doppia cifra. Proprio l’olandese Asml (+12,8% di upside) è leader mondiale nelle macchine per la litografia Euv, fondamentali per i chip più avanzati, ma l’Ue produce meno del 10% dei semiconduttori globali. Questo divario, spiega Duquesne, deriva da una combinazione di scelte storiche di strategia industriale e logica dei costi: per decenni, esternalizzare la produzione in Asia è stata la scelta economicamente più razionale, considerati i minori costi di costruzione e di gestione e il sostegno statale aggressivo a Taiwan, in Corea e in Cina.

All'Europa è mancata, inoltre, una base interna di clienti di riferimento, come produttori di smartphone e hyperscaler, necessaria per giustificare la creazione di impianti di produzione all'avanguardia. Non si tratta di un problema di competenze, chiarisce il fund manager, la base di ricerca e sviluppo della regione, dalle apparecchiature per la litografia all'ecosistema Imec (laboratorio di ricerca leader a livello mondiale), rimane di altissimo livello.

Focus sull'autonomia strategica piuttosto che sulla totale autosufficienza

Tuttavia, la crisi dei semiconduttori del 2021 ha mostrato la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento europee. Quanto è realistica l’aspettativa che l’Europa possa raggiungere una maggior autonomia produttiva nei prossimi anni? «Lo è se inquadrata nel modo corretto, intendendo cioè un focus sull'autonomia strategica piuttosto che sulla totale autosufficienza. L'obiettivo principale di catturare il 20% della produzione globale entro il 2030 appare fuori portata, ma la direzione di marcia è concreta: Tsmc sta investendo oltre 10 miliardi di euro in Germania attraverso una joint venture con partner europei e il Chips Act mobilita 43 miliardi di euro in finanziamenti pubblici e privati. L'obiettivo investibile», precisa Duquesne, «è più circoscritto e accessibile: ridurre le dipendenze più critiche, in particolare nel packaging avanzato e nella capacità produttiva a servizio dei settori automobilistico, industriale, dell'energia e della difesa».

Chip: il vantaggio competitivo nasce dalla capacità di rimuovere i colli di bottiglia

Nel mercato dei chip, il vero vantaggio competitivo nasce dalla capacità di rimuovere i colli di bottiglia. L'intensità di capitale è uno di questi: costruire un impianto di produzione all'avanguardia richiede un impegno pluriennale e multimiliardario, che si giustifica solo in presenza di una base clienti già assicurata. I costi dell'energia vengono subito dopo, poiché i prezzi dell'elettricità in Europa, più alti e volatili, mettono sotto pressione i margini e influenzano la scelta dei luoghi dove realizzare la nuova capacità produttiva.

L’attenzione, quindi, dovrebbe concentrarsi sui punti di forza. La leva dell'Europa risiede nel controllo degli strumenti e dei materiali che sostengono l'intera industria globale dei semiconduttori. Ciò include un monopolio de facto nella litografia Euv e un forte posizionamento nell'elettronica di potenza, nei chip per il settore automobilistico e industriale, così come nelle apparecchiature di packaging avanzato e nei substrati specifici. Essere indispensabili all'interno di una catena globalizzata offre una forma di sovranità più forte. E nella corsa globale ai chip AI, l’Europa può giocare un ruolo chiave nei segmenti più strategici della filiera.

Tre le tipologie di aziende: i produttori di apparecchiature per semiconduttori – nei segmenti della litografia, della deposizione e degli strumenti di bonding ibrido – che vendono nel ciclo globale di investimenti dell’AI, indipendentemente da dove vengano costruiti gli impianti. Per queste aziende, la collocazione geografica della produzione non rappresenta un rischio. Poi i leader dei semiconduttori di potenza che alimentano le infrastrutture dei data center, dove un operatore europeo detiene oltre il 40% della quota di mercato nei chip di potenza per l'AI.

Infine, i fornitori di infrastrutture elettriche che alimentano e collegano i data center. «Ma lungo la catena il maggior potenziale di creazione di valore lo vedo nelle apparecchiature e nel packaging avanzato. Il ridimensionamento dei transistor prosegue, ma ogni nuovo nodo tecnologico offre incrementi minori a un costo superiore. Di conseguenza», precisa l’esperto, «una quota crescente dei guadagni di performance deriva ora dal modo in cui i chip vengono assemblati, attraverso memorie a banda larga, chiplet e ottica co-integrata. Ciò rende il packaging un collo di bottiglia sempre più strutturale».

Anche le infrastrutture elettriche al centro del nuovo ciclo di investimenti

I produttori di apparecchiature sono i principali beneficiari di questa transizione: combinano posizioni quasi monopolistiche con una crescente intensità di capitale da parte dei clienti, il che significa che ogni nuova generazione di chip richiede un maggior numero dei loro strumenti. La rete elettrica rappresenta il collo di bottiglia dell'intera transizione, e la congestione della rete stessa, la domanda dei data center e l'elettrificazione le conferiscono una visibilità pluridecennale.

Tra i segmenti posizionati meglio rientrano i cavi ad alta tensione e gli interconnettori, i trasformatori e le apparecchiature elettriche con portafogli ordini pluriennali, gli operatori di rete regolamentati con una crescita accelerata della base infrastrutturale e le utility che investono nelle reti e nelle rinnovabili.

Altro che difensivo: l’healthcare come motore di innovazione

Quanto all’healthcare è spesso considerato un settore difensivo, ma può essere anche un motore di innovazione. Tre le tendenze principali in questo comparto. In primo luogo, la sicurezza dell'approvvigionamento: con il 60-80% dei principi attivi farmaceutici prodotto al di fuori dell'Ue, il Critical Medicines Act sostiene le iniziative di reshoring. Questo cambiamento va a diretto vantaggio delle Contract Development and Manufacturing Organisations, del bioprocessamento e dei farmaci generici/biosimilari.

Poi l'innovazione: la base biotecnologica europea ha dimostrato la sua capacità di far crescere campioni globali e di fungere da motore principale per i trattamenti avanzati. E infine, conclude Duquesne, l'hardware strategico, che comprende la diagnostica, l'imaging e le tecnologie mediche di fascia alta, settori in cui l'Europa mantiene un autentico vantaggio competitivo. 

(riproduzione riservata)