Nel 2025 la produzione mondiale di automobili ha raggiunto quota 78,7 milioni di unità, in crescita del 4,2% rispetto all’anno precedente, trainata ancora una volta dall’Asia, che rappresenta ormai oltre il 62% della produzione mondiale, e in particolare dalla Cina. Ma mentre il settore globale mostra segnali di espansione, l’Italia continua a perdere terreno, scivolando addirittura al 25° posto nel mondo e nelle retrovie anche in Europa.
Secondo i dati definitivi diffusi giovedì 2 aprile da Acea, l’associazione dei costruttori europei di auto, nel suo Economic and Market Report 2025, la Cina domina la classifica con 29,4 milioni di vetture prodotte, seguita da Stati Uniti (7,3 milioni), Giappone (7,2 milioni) e India (5,3 milioni). In Europa, la Germania si conferma leader con oltre 4 milioni di unità.
L’Italia si ferma invece a circa 237 mila auto prodotte, un dato che la colloca ben dietro non solo ai principali Paesi industriali, ma anche a economie emergenti e a nazioni europee di dimensioni molto più contenute. In Europa, dopo la Germania, la Spagna tocca quota 1,7 milioni, seguita da Repubblica Ceca (1,4), Slovacchia (1), Francia (990 mila), Romania (450 mila) e Ungheria (410 mila). Il numero italiano vale ormai il decimo posto all’interno dell’Unione Europea, dietro anche a Svezia (247 mila unità) e Portogallo (240 mila).
Il dato italiano riflette un calo del 22,9% su base annua, il peggiore tra i principali produttori europei, in un contesto in cui la produzione complessiva dell’Ue è rimasta sostanzialmente stabile (+0,3% a 11,47 milioni di unità).
La geografia industriale europea resta fortemente concentrata: Germania e Spagna rappresentano oltre la metà della produzione Ue, mentre Paesi come Slovacchia e Repubblica Ceca continuano a mantenere volumi elevati grazie alla presenza di grandi impianti produttivi internazionali. L’Italia, al contrario, ha visto restringersi drasticamente la propria base industriale, arrivando a pesare appena il 2,1% della produzione europea.
A differenza di altri grandi Paesi produttori, l’Italia, come è noto, presenta una forte concentrazione industriale. Al netto delle produzioni di nicchia di Ferrari e Lamborghini nel segmento del lusso, l’intera produzione nazionale è sostanzialmente riconducibile a Stellantis.
Ed è proprio la crisi produttiva del gruppo oggi in mano ad Antonio Filosa ad aver inciso in modo determinante sul crollo dei volumi. Nel corso del 2025, diversi stabilimenti italiani hanno attraversato una fase particolarmente difficile: Mirafiori, Maserati Modena, Cassino, Pomigliano e Melfi hanno registrato livelli produttivi tra i più bassi degli ultimi anni.
Il rallentamento è legato a una combinazione di fattori: la traballante transizione all’elettrico, la domanda debole su alcuni modelli, la riorganizzazione industriale e i ritardi nel lancio di nuove piattaforme.
Dopo un 2025 che potrebbe rappresentare il punto più basso del ciclo, il 2026 è atteso in moderata ripresa per l’Italia. A sostenere i volumi dovrebbero contribuire il lancio della Fiat 500 ibrida a Torino e l’avvio della produzione dei nuovi modelli su piattaforma Stla Medium a Melfi, tra cui la Jeep Compass.
Resta però aperta la questione strutturale: senza nuovi investimenti e una maggiore diversificazione industriale, il rischio è che l’Italia continui a perdere rilevanza nella geografia globale dell’auto, scivolando sempre più ai margini di un settore in rapida trasformazione. In questo senso saranno fondamentali gli annunci che il ceo Filosa farà in occasione della presentazione del nuovo piano industriale il 21 maggio a Detroit. (riproduzione riservata)