Auto, Stellantis e Volvo contro la sovranità tecnologica Ue: più costi e meno competitività
Auto, Stellantis e Volvo contro la sovranità tecnologica Ue: più costi e meno competitività
Alcune big del settore avvertono Bruxelles: una stretta sulle tecnologie Usa rischia di aumentare i costi, frenare l’innovazione e ridurre la competitività europea con le auto sempre più dipendenti da software e AI

di Andrea Boeris 23/06/2026 07:30

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La spinta dell’Unione Europea verso una maggiore sovranità tecnologica rischia di trasformarsi in un boomerang per l’industria automobilistica continentale. È l’avvertimento lanciato attraverso il Financial Times da due protagonisti del settore, Stellantis e Volvo, che mettono in guardia Bruxelles sulle possibili conseguenze economiche di un’eccessiva riduzione della dipendenza dalle tecnologie statunitensi.

Il dibattito si inserisce nel quadro del nuovo pacchetto sulla «tech sovereignty» presentato dalla Commissione europea, con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia digitale del continente, favorire la crescita di tecnologie sviluppate in Europa e ridurre il peso dei grandi gruppi tecnologici Usa. Il progetto suscita forti perplessità tra i costruttori automobilistici, sempre più dipendenti da software, intelligenza artificiale, semiconduttori e servizi cloud per lo sviluppo delle nuove generazioni di veicoli.

Stellantis: il rischio è di un aumento dei costi

A esprimere forti preoccupazioni è Ned Curic, chief technology officer di Stellantis, secondo cui eventuali limitazioni all’utilizzo delle tecnologie americane comporterebbero un «incremento significativo dei costi per il settore». Il gruppo nato dalla fusione tra Fiat Chrysler e Psa, proprietario di marchi come Fiat, Peugeot, Jeep, Opel, Alfa Romeo e Maserati, si trova già ad affrontare investimenti miliardari per la transizione elettrica e la crescente pressione competitiva dei costruttori cinesi.

Secondo Curic, l’adozione di regole tecnologiche differenti nelle varie aree del mondo costringerebbe le case automobilistiche a sviluppare piattaforme e architetture dedicate ai singoli mercati, aumentando la complessità industriale e i costi di sviluppo. Il manager ha sottolineato che Stellantis si adeguerà a qualunque quadro normativo verrà approvato dall’Unione europea, ma ha avvertito che la frammentazione tecnologica rischia di tradursi in maggiori spese operative e, nel lungo periodo, in una riduzione della dimensione dei mercati.

Volvo: l’Europa sarebbe l’unica a perdere

Molto netto anche il giudizio di Håkan Samuelsson, amministratore delegato di Volvo Cars. Secondo il manager svedese, l’Europa sarebbe «l’unica a perdere» qualora decidesse di introdurre barriere o restrizioni nei confronti delle tecnologie provenienti dagli Stati Uniti. Samuelsson ha spiegato che il settore automobilistico europeo trae oggi un vantaggio competitivo dall’accesso alle innovazioni sviluppate da gruppi americani e che la priorità dovrebbe essere favorire la nascita di alternative europee attraverso la concorrenza e gli investimenti, senza ricorrere a misure protezionistiche.

Volvo, che è controllata dal gruppo cinese Geely ma è presente soprattutto sui mercati occidentali, dipende da partner statunitensi come Google e Nvidia per molte delle funzioni digitali e di connettività dei propri veicoli. La società ha inoltre recentemente ottenuto dalle autorità americane il via libera per continuare a importare e vendere negli Stati Uniti le proprie auto connesse. Per Samuelsson, in una fase caratterizzata dalla crescente rivalità tecnologica tra Cina e Occidente, sarebbe più utile rafforzare la cooperazione tra Europa e Stati Uniti piuttosto che introdurre ulteriori ostacoli.

La svolta di Bruxelles per dipendere meno dall’esterno

La Commissione Europea ha presentato a maggio il proprio pacchetto sulla sovranità tecnologica con l’obiettivo di rendere il continente più resiliente e meno dipendente da fornitori esteri in settori strategici. Tra le misure previste figura un sistema di certificazione articolato su quattro livelli per valutare il grado di esposizione delle tecnologie all’influenza di Paesi terzi nell’ambito degli appalti pubblici digitali.

Al momento il progetto non prevede l’esclusione automatica delle aziende americane dalle gare pubbliche né impone vincoli specifici alle imprese private. Ma molte grandi aziende europee temono che l’iniziativa possa rappresentare il primo passo verso requisiti più stringenti in futuro. Bruxelles respinge però le critiche. Secondo la Commissione, il piano servirà ad attrarre investimenti, favorire l’innovazione e rafforzare la capacità dell’Europa di competere su scala globale mantenendo al tempo stesso rapporti aperti con i partner considerati affidabili.

Auto sempre più dipendenti da software e IA

Le preoccupazioni dei costruttori coincidono con la profonda trasformazione in atto nell’industria automobilistica. Il settore sta accelerando verso i cosiddetti «software-defined vehicles» (Sdv), veicoli in cui gran parte delle funzioni vengono gestite da sistemi informatici avanzati. Batterie, gestione energetica, prestazioni, sicurezza, sistemi di assistenza alla guida e future tecnologie di guida autonoma dipendono sempre più da software, capacità di elaborazione dati, cloud computing e intelligenza artificiale.

In questo contesto le case europee continuano a fare affidamento in larga misura su tecnologie sviluppate negli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda chip avanzati, piattaforme di IA e infrastrutture cloud, mentre l’utilizzo di tecnologie cinesi è già soggetto a crescenti limitazioni per motivi di sicurezza.

Anche Volkswagen invita alla prudenza

Le preoccupazioni non riguardano però soltanto Stellantis e Volvo. Nelle scorse settimane anche Oliver Blume, amministratore delegato del colosso Volkswagen, aveva invitato Bruxelles a evitare un eccesso di regolamentazione nel tentativo di costruire un ecosistema tecnologico europeo. Secondo il manager tedesco, la tutela dei dati rappresenta un obiettivo importante, ma l’industria ha bisogno di sufficiente libertà per sviluppare nuove tecnologie e restare competitiva a livello globale.

Il timore condiviso quindi già da buona parte del settore è che una strategia troppo rigida sulla sovranità digitale finisca per penalizzare proprio le aziende europee, già impegnate a recuperare terreno rispetto ai concorrenti cinesi nel campo dell’elettrico e delle tecnologie software. (riproduzione riservata)