Auto, Bank of America taglia giudizi e stime su Stellantis e Renault: ecco perché
Auto, Bank of America taglia giudizi e stime su Stellantis e Renault: ecco perché
La banca americana vede aumentare la pressione dei costruttori cinesi in Europa grazie a elettriche low cost e produzione locale: sono a rischio soprattutto i costruttori generalisti europei

di Andrea Boeris 11/05/2026 13:00

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La pressione dei costruttori cinesi sul mercato europeo dell’auto sta entrando in una nuova fase. Lo sostiene un report di Bank of America, secondo il quale l’espansione dei marchi cinesi nel Vecchio Continente «sta accelerando» e rischia di mettere sotto pressione soprattutto i costruttori generalisti europei come Stellantis, Renault e Volkswagen.

Lo shock energetivo favorisce elettrico e cinesi

Gli analisti spiegano che il recente shock dei prezzi dei carburanti ha riportato al centro delle scelte dei consumatori il costo di utilizzo dell’auto. In questo contesto, i veicoli elettrici beneficiano di un vantaggio competitivo sempre più evidente: l’energia pesa per circa il 12% del costo totale di possesso, contro il 26% delle auto con motore termico. Un differenziale che favorisce soprattutto i produttori cinesi, oggi molto competitivi nel rapporto qualità-prezzo.

Secondo BofA, la quota di mercato dei marchi cinesi in Europa è già salita a circa l’8%, raddoppiando rispetto agli anni precedenti, mentre le vendite nel primo trimestre 2026 sono cresciute di circa il 100% su base annua. A guidare l’avanzata sono soprattutto Byd, Saic Motor con il brand MG, Chery e Leapmotor.

Non più solo elettriche premium ma anche segmenti di massa

La novità, sottolinea il report, è che i gruppi cinesi non puntano più soltanto alle elettriche premium, ma stanno entrando nei segmenti di massa: compatte, Suv e auto familiari, cioè le categorie dove i costruttori europei realizzano gran parte dei margini. Le auto cinesi, osservano gli analisti, offrono ormai design migliorato, tecnologia avanzata e prezzi aggressivi: le elettriche costano in media circa il 5% in meno a parità di autonomia, mentre le ibride plug-in arrivano a costare fino al 30% in meno offrendo anche maggiore autonomia elettrica.

Il rischio per i produttori europei è quindi doppio. Se da un lato l’aumento della quota di auto elettrificate aiuta il rispetto delle normative europee sulle emissioni di Co2, dall’altro però comprime la redditività, perché cala il peso delle tradizionali motorizzazioni termiche, storicamente più profittevoli.

La strategia cinese passa dalla produzione locale

Secondo BofA la vera svolta è però la localizzazione produttiva in Europa. I costruttori cinesi stanno accelerando la costruzione di impianti e partnership industriali per aggirare l’impatto dei dazi europei e rafforzare la propria presenza politica e commerciale. Byd sta costruendo stabilimenti in Ungheria e Turchia, mentre MG guarda alla Spagna.

Leapmotor invece utilizzerà capacità produttiva inutilizzata di Stellantis in Spagna. S&P Global prevede che entro il 2028 circa il 25% delle auto cinesi vendute in Europa sarà prodotto localmente, quota destinata a salire al 32% nel 2030. Una stima che, secondo BofA, potrebbe persino rivelarsi prudente vista la velocità della crescita attuale.

Il rischio strategico, avvertono gli analisti, è che gli impianti europei sottoutilizzati diventino il «cavallo di Troia» per l’espansione cinese: nel breve aiutano a mantenere occupazione e utilizzo degli stabilimenti, ma nel lungo periodo potrebbero rafforzare ulteriormente i concorrenti asiatici.

Stellantis bocciata, Renault declassata

Alla luce di questo scenario, BofA ha tagliato il giudizio su Stellantis a underperform riducendo il target price da 7,5 a 5,5 euro. Secondo la banca, il mercato sta già scontando una ripresa troppo ottimistica. Gli analisti riconoscono che il primo trimestre ha mostrato alcuni segnali positivi dopo il reset strategico del 2025, ma ritengono che il turnaround non sia ancora dimostrato. Le preoccupazioni riguardano soprattutto la debolezza strutturale dell’Europa, la forte dipendenza del mercato americano dai modelli V8 e la crescente pressione competitiva cinese in Sud America e Medio Oriente.

Taglio anche per Renault, passata da buy a neutral. Per BofA il titolo resta a buon mercato, ma i catalizzatori positivi stanno diminuendo. Il gruppo francese viene considerato particolarmente vulnerabile nei segmenti più sensibili al prezzo, dove i marchi cinesi stanno crescendo rapidamente.

Volkswagen mantiene il giudizio buy nonostante il taglio

Meno negativa invece la view su Volkswagen, che mantiene il rating buy, nonostante il taglio del prezzo obiettivo a 99 euro sulle privilegiate e 105 euro sulle ordinarie. Secondo BofA, il mercato starebbe sottovalutando la capacità del gruppo tedesco di recuperare redditività attraverso tagli ai costi, riduzione della complessità industriale e valorizzazione degli asset. Gli analisti evidenziano inoltre che le partecipazioni in Porsche e Traton coprono sostanzialmente l’intera capitalizzazione di mercato del gruppo, lasciando implicito un valore quasi nullo per il business operativo. (riproduzione riservata)