L’Italia potrebbe arrivare al 2035 con un parco circolante di veicoli elettrici e plug-in superiore a 9 milioni di unità, partendo dagli 830 mila attuali. È la fotografia che emerge dal nuovo «Libro Bianco sulla mobilità elettrica» di Motus-E, presentato martedì 16 a Roma.
Alla presentazione del Libro Bianco hanno preso parte anche i ministri Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente) e Adolfo Urso (Imprese), oltre che Philippe Lamberts, consigliere della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen per le politiche energetiche e il Green Deal.
L’associazione della filiera elettrica ha costruito l’analisi attorno a due scenari distinti, tenendo conto dell’incertezza normativa che continua a pesare sul settore. Nello scenario conservativo - che ipotizza la continuità del quadro legislativo vigente, l’assenza di incentivi statali per i veicoli leggeri e un’attivazione solo parziale dei fondi Pnrr per le infrastrutture di ricarica - il parco circolante raggiungerebbe 4,6 milioni di veicoli full electric e 3,2 milioni di ibridi plug-in entro il 2035. Complessivamente 7,8 milioni di veicoli a basse emissioni: oltre nove volte e mezza il livello attuale, con un incremento di quasi l’840%.
Nello scenario accelerato - che prevede incentivi strutturali per i cittadini, un mandato al 100% a zero emissioni per le flotte aziendali e pieno utilizzo dei finanziamenti europei - si arriverebbe inve e a 6,8 milioni di full electric e 2,4 milioni di plug-in, per un totale di 9,2 milioni di veicoli.
La crescita dei veicoli dovrà essere accompagnata da un’adeguata espansione della rete di ricarica. Oggi l’Italia conta oltre 78 mila punti di ricarica a uso pubblico. Al 2035, secondo Motus-E, se ne conteranno tra i 133 mila dello scenario conservativo (con il 53% in corrente alternata, il 30% di tipo veloce fino a 149 kW e il 17% ultraveloce) e i 164 mila dello scenario accelerato. A questi si affiancheranno tra 3,3 e 3,5 milioni di punti di ricarica privati, per lo più domestici.
L’aumento della domanda di elettricità per la ricarica si collocherebbe tra i 15,2 e i 17,6 TWh, un livello ritenuto pienamente compatibile con il sistema elettrico nazionale. Il beneficio più rilevante riguarda però la bilancia energetica: nei due scenari l’Italia eviterebbe rispettivamente un consumo di circa 34,6 e 41,5 milioni di barili di petrolio all’anno al 2035, per un risparmio stimato tra 2,4 e 2,9 miliardi di euro annui.
Questi dati acquistano ulteriore peso alla luce delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. «La crisi mediorientrale e lo shock petrolifero che ne è conseguito hanno ricordato a tutti l’urgenza di un approccio realmente strategico al tema della sicurezza energetica», ha sottolineato il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, aggiungendo che la mobilità elettrica rappresenta «una risorsa indispensabile» per perseguire una maggiore sovranità energetica nazionale.
Sullo sfondo resta il ritardo strutturale dell’Italia: nel primo trimestre del 2026, la quota di mercato delle auto elettriche si è fermata all’8%, contro una media europea del 20%. Un gap che rende ancora più strategico l’utilizzo dei 14 miliardi di euro messi a disposizione dall’Europa per accelerare la transizione energetica.
«È essenziale che la flessibilità concessa da Bruxelles sia sfruttata in modo realmente utile per i cittadini e per il Paese», ha aggiunto Pressi, indicando nel triplice obiettivo - ovvero sicurezza energetica, elettrificazione dei consumi e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili - la bussola con cui orientare l’allocazione delle risorse. (riproduzione riservata)