Il premier britannico Keir Starmer si prepara ad allentare gli obiettivi sulle auto elettriche nel Regno Unito, aprendo la strada a una maggiore diffusione delle vetture ibride nel tentativo di proteggere investimenti e occupazione nel settore automobilistico. Secondo quanto riporta il Financial Times, il governo britannico avvierà una consultazione per modificare il cosiddetto mandato Zev (Zero Emission Vehicle), il meccanismo che impone ai costruttori quote crescenti di veicoli a zero emissioni nelle vendite annuali.
L’attuale normativa prevede che entro il 2030 l’80% delle nuove auto immatricolate nel Paese sia completamente elettrico, lasciando alle ibride il restante 20%. Il piano allo studio dell’esecutivo Starmer ridurrebbe invece la quota obbligatoria delle elettriche al 50%, consentendo quindi alle ibride di rappresentare l’altra metà del mercato.
Il governo non intende però rinunciare all’obiettivo simbolo della transizione ecologica britannica: dal 2030 non potranno più essere vendute nuove auto alimentate esclusivamente a benzina o diesel. Le vetture ibride continueranno invece a essere commercializzate fino al 2035, anno in cui il mercato delle nuove immatricolazioni dovrebbe diventare interamente elettrico.
La revisione della normativa arriva dopo le pressioni esercitate da costruttori, sindacati e rappresentanti dell’industria, sempre preoccupati per l’impatto occupazionale di target che sono considerati troppo ambiziosi. Diverse case automobilistiche hanno segnalato grandi difficoltà nel raggiungere gli obiettivi di vendita delle auto elettriche senza ricorrere a forti sconti commerciali o all’acquisto di crediti ambientali da concorrenti come Tesla e Byd.
Nei primi cinque mesi del 2026 le auto elettriche hanno rappresentato quasi un quarto (il 24%) delle nuove immatricolazioni nel Regno Unito, in aumento rispetto al 21% registrato nel 2025. La crescita, favorita anche dall’aumento dei prezzi dei carburanti legato alle tensioni in Medio Oriente, resta comunque ancora lontana dalla del 33% richiesta dagli obiettivi governativi per quest’anno.
Secondo fonti governative, l’attuale percorso di crescita previsto dal mandato Zev è considerato troppo ripido rispetto all’evoluzione effettiva della domanda. La revisione servirebbe quindi a «rendere più graduale», ma anche realistica, la transizione verso la mobilità elettrica.
La svolta è sostenuta anche da Unite, il principale sindacato del settore manifatturiero britannico. La segretaria generale Sharon Graham ha recentemente chiesto una drastica riduzione dei target, sostenendo che l’attuale normativa stia contribuendo alla perdita di posti di lavoro nell’industria automobilistica del Regno Unito.
La mossa però non piace al mondo della finanza sostenibile e delle energie rinnovabili. Greg Jackson, amministratore delegato di Octopus Energy, accusa il governo di privilegiare interessi di breve termine a discapito del futuro industriale del Paese. E anche gli investitori impegnati nello sviluppo delle infrastrutture di ricarica temono che un cambio di rotta possa aumentare l’incertezza normativa e rallentare gli investimenti necessari per sostenere la diffusione della mobilità elettrica. (riproduzione riservata)