Auto e Difesa: così Schaeffler, Porsche, Renault e altri cambiano strategia per cavalcare il riarmo dell’Europa
Auto e Difesa: così Schaeffler, Porsche, Renault e altri cambiano strategia per cavalcare il riarmo dell’Europa
In Europa la filiera auto e tutto il comparto in crisi cerca sbocchi nella Difesa: 500 aziende sulla piattaforma SVI-Connect, Schaeffler diversifica, la holding Porsche investe e Renault debutta nei droni. Con quali prospettive?

di di Andrea Boeris 30/01/2026 20:00

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La crisi strutturale dell’automotive europeo e la spinta al riarmo di cui è protagonista il continente stanno accelerando una riconversione industriale fino a pochi anni fa impensabile: mentre il mercato dell’auto è ormai stabilmente sotto i livelli pre-Covid, sempre più aziende di quel settore guardano alla Difesa come opportunità per diversificare rispetto a un business in difficoltà cronica.

In Germania boom di aziende interessate alla Difesa

Lo si vede in Germania, storico centro nevralgico dell'automotive europeo, dove circa 500 imprese hanno già aderito a SVI-Connect, la piattaforma sostenuta dal governo federale per avvicinare fornitori civili ai grandi gruppi della Difesa come Rheinmetall. E il dato che stupisce è che il 90% di queste aziende non ha alcuna esperienza nel settore militare: un segnale del fatto che molta filiera dell’auto, sotto pressione per elettrificazione, concorrenza cinese e volumi in calo, sta cercando nuove traiettorie di crescita.

Secondo Hans Christoph Atzpodien, direttore della Federazione tedesca delle industrie della sicurezza e della difesa (Bdsv), il numero delle aziende coinvolte potrebbe raddoppiare fino a mille. La piattaforma fa da cerniera tra domanda e offerta, ampliando una catena di fornitura che deve sostenere programmi di spesa militare da centinaia di miliardi di euro per la Bundeswehr, i partner Nato e l’Ucraina. La riconversione non è automatica: l’industria della Difesa lavora su volumi molto più ridotti rispetto all’auto e con requisiti tecnici differenti. Per molti fornitori il percorso resta complesso ma le prospettive di domanda rendono sensato il tentativo.

Schaeffler: non possiamo più contare esclusivamente sull’auto

Tra i casi simbolo di apertura alla Difesa c’è Schaeffler, gigante tedesco della componentistica, che ha deciso di strutturare in modo esplicito la propria presenza nel comparto. L’ad Klaus Rosenfeld ha spiegato che il gruppo non può più contare esclusivamente sull’auto e punta a generare entro il 2035 circa il 10% dei ricavi da nuovi settori, tra cui quello militare e dei robot. La strategia, secondo gli analisti, può portare benefici in termini sia di diversificazione sia di percezione da parte del mercato. Jefferies ha promosso il titolo a buy, sottolineando che Schaeffler si distingue in un contesto difficile per i fornitori auto tedeschi grazie alla sua esposizione oltre l’automotive, ai limitati investimenti incrementali richiesti e a una storia credibile di miglioramento degli utili.

Il fermento tedesco attorno alla Difesa e le scelte della holding Porsche

Non è un caso isolato. Bosch, pur senza una divisione militare dedicata, riconosce che tecnologie come sterzo e sistemi di iniezione possono trovare applicazione anche nei veicoli militari. Continental e ZF Friedrichshafen stanno esplorando il mercato, forti delle loro competenze nella produzione di componenti complessi. La sfida è grande - dagli investimenti necessari alla concorrenza con player consolidati come Rheinmetall - ma il potenziale di crescita del comparto Difesa rende l’opzione sempre più attrattiva per una filiera sotto stress.

Questa diversificazione va però oltre la filiera e tocca anche holding e veri e propri costruttori di auto. Porsche, principale azionista di Volkswagen, ha annunciato l’estate scorsa la creazione di un fondo dedicato alle startup della Difesa con focus su sorveglianza satellitare, sensori, cybersicurezza e logistica. La famiglia Porsche-Piëch non parte da zero: Volkswagen collabora già con Rheinmetall sui veicoli militari e la holding ha investito nel produttore di droni Quantum Systems. Con Deutsche Telekom il gruppo Porsche se sta ora lavorando a un fondo da 500 milioni di euro per rafforzare un posizionamento ritenuto strategico nei programmi di riarmo europei.

Come cambiano le prospettive di Renault con l’ingresso nei droni

Il salto di qualità in questa riconversione dell’auto alla Difesa arriva dalla Francia. È notizia di pochi giorni fa che Renault è il primo grande costruttore automobilistico europeo a entrare direttamente nella produzione di droni militari. In collaborazione con l’appaltatore della Difesa Turgis Gaillard e sotto contratto con la Direzione generale degli armamenti, la casa automobilistica francese produrrà droni d’attacco a lungo raggio facendo leva sul know-how in industrializzazione, produzione di massa e controllo dei costi. Secondo L’Usine Nouvelle, il progetto può valere fino a un miliardo di euro in dieci anni.

Per Citi questa operazione non ha ancora un impatto economico quantificabile ma è un potente catalizzatore di sentiment. Il titolo Renault è ipervenduto e sconta già uno scenario di utili più negativo di quanto indicano guidance e consenso. In un contesto di valutazioni depresse e posizioni short elevate, anche una narrativa positiva - come quella dei droni - può produrre effetti sproporzionati in borsa. I fondamentali restano legati alle sfide dell’auto, ma la Difesa diventa una leva strategica. Un nuovo fronte su cui sempre più protagonisti dell’automotive europeo provano a ricostruire parte del proprio futuro. (riproduzione riservata)