Auto, è crisi globale delle forniture di olio motore: Stellantis, Volkswagen e Toyota al lavoro per cercare alternative
Auto, è crisi globale delle forniture di olio motore: Stellantis, Volkswagen e Toyota al lavoro per cercare alternative
I prezzi degli oli base Group III sono quasi triplicati dopo le interruzioni delle forniture dal Medio Oriente. Le case auto stanno correndo ai ripari con nuovi fornitori e formulazioni, ma il mercato resta vulnerabile a questo nuovo shock

di Andrea Boeris 17/08/2026 08:00

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Un nuovo collo di bottiglia nelle catene di approvvigionamento rischia di colpire l’industria automobilistica mondiale. Questa volta al centro dell’emergenza non ci sono chip, batterie o terre rare, ma l’olio motore. Stellantis, Volkswagen e Toyota stanno ricorrendo a fornitori alternativi e nuove miscele di lubrificanti per fronteggiare la carenza degli oli base Group III, un prodotto altamente raffinato fondamentale per la produzione degli oli utilizzati nei motori.

Secondo quanto riporta il Financial Times, le scorte accumulate dai costruttori nei primi mesi del conflitto in Medio Oriente si stanno esaurendo, costringendo le case automobilistiche a ridisegnare rapidamente le proprie catene di fornitura. Le alternative sono state individuate, ma i volumi disponibili restano limitati e un nuovo problema logistico o produttivo potrebbe riaprire la crisi.

I prezzi sono quasi triplicati

Il segnale più evidente di questa nuova tensione lo si vede nei prezzi. Gli oli base Group III hanno raggiunto circa 4.000 dollari per tonnellata in Europa e negli Stati Uniti, quasi tre volte i livelli precedenti al conflitto. E la situazione potrebbe avere conseguenze anche per gli automobilisti: una nuova stretta sull’offerta renderebbe più costosi e potenzialmente più lenti i normali cambi dell’olio, che sono ovviamente interventi fondamentali per il corretto funzionamento dei motori.

«I fornitori alternativi dispongono a loro volta di volumi limitati e qualsiasi nuova interruzione delle spedizioni, fermata di una raffineria o altro shock potrebbe rapidamente peggiorare la situazione», ha spiegato Holly Alfano, ceo dell’Independent Lubricant Manufacturers Association. Il settore, ha aggiunto, continua quindi a operare con margini di sicurezza molto ridotti.

Lo shock parte dal Medio Oriente

La crisi affonda le radici nelle interruzioni che hanno colpito le forniture a marzo, quando missili iraniani hanno danneggiato il grande impianto gas-to-liquids di Shell in Qatar, rendendo necessari importanti lavori di riparazione. Alcuni produttori mediorientali che riforniscono Europa e Stati Uniti hanno successivamente esaurito le disponibilità, mentre su alcune forniture è stata dichiarata la forza maggiore.

Secondo Gabriella Twining, responsabile globale dei prezzi degli oli base di Argus Media, anche nell’ipotesi di una riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, Europa e Stati Uniti difficilmente riceverebbero nuovi carichi prima di ottobre. Il problema per le case automobilistiche è che sostituire un lubrificante non è immediato. Le nuove formulazioni devono garantire gli stessi standard di qualità e prestazioni e ottenere le necessarie approvazioni. La scarsità sta però spingendo i costruttori a mostrare maggiore flessibilità rispetto al passato sulle specifiche tecniche.

Stellantis e Volkswagen stanno correndo ai ripari

Stellantis ha spiegato di aver valutato «lubrificanti riformulati» e di essersi assicurata prodotti alternativi conformi agli standard industriali applicabili. L’obiettivo del gruppo è ridurre al minimo eventuali conseguenze sulle attività di assistenza e manutenzione dei veicoli. Anche Volkswagen ha ammesso che la scarsità degli oli base è una situazione che coinvolge l’intero settore e che va oltre il controllo dei singoli produttori. Il gruppo tedesco ha comunque assicurato per il momento le forniture necessarie e sta valutando ulteriori fonti compatibili con i propri requisiti tecnici e qualitativi.

Toyota ha confermato di essere stata interessata dal problema, ma ha già trovato forniture alternative, mentre sarebbero più evidenti le conseguenze per Suzuki: da giugno alcuni clienti in Giappone hanno dovuto affrontare ritardi nei normali cambi dell’olio. Il ceo Toshihiro Suzuki ha spiegato che il gruppo sta rivedendo l’intera catena di approvvigionamento e diversificando i fornitori.

Il rischio di un nuovo shock

La pressione si è leggermente attenuata rispetto alle fasi più acute della crisi, ma il problema non può ancora considerarsi risolto. Il consolidamento dell’industria degli oli base ha infatti ridotto il numero dei potenziali fornitori, mentre produttori alternativi, tra cui quelli sudcoreani, devono a loro volta fare i conti con difficoltà nell’approvvigionamento di greggio.

Le grandi case automobilistiche hanno quindi evitato, almeno per ora, una vera crisi dell’olio motore. Ma con scorte limitate, prezzi quasi triplicati e poche alternative disponibili, un nuovo shock in Medio Oriente o lungo le rotte commerciali potrebbe rapidamente trasformare la carenza in un problema serio per officine e automobilisti in tutto il mondo. (riproduzione riservata)