Auto aziendali, le novità introdotte dal decreto Omnibus: chi pagherà il 50% in più
Auto aziendali, le novità introdotte dal decreto Omnibus: chi pagherà il 50% in più
Le misure prevedono semplificazioni fiscali per le auto aziendali e introducono nuove coperture finanziarie, tra cui un’aliquota fissa sui crediti d’imposta e modifiche alle imposte di successione

di Giulia Venini  29/07/2026 10:15

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Cambia la tassazione sulle auto aziendali: la novità introdotta dal decreto Omnibus approvato dalla Ragioneria generale dello Stato prevede un aumento del 50% della tassazione per le auto aziendali a benzina, diesel o elettriche che hanno superato la prima immatricolazione da cinque anni. L’obiettivo è spingere le imprese a sostituire più frequentemente i veicoli, idealmente ogni quattro anni, favorendo modelli più moderni.

Il testo sarà approvato probabilmente a settembre, dopo l’esame delle commissioni competenti.

Tutelate le auto ordinate nel 2024, novità sui fringe benefit

Viene inoltre corretto il regime transitorio per le auto aziendali ordinate nel 2024 ma consegnate ai dipendenti dopo il primo luglio 2025. Le imprese avevano chiesto questa modifica per evitare il rischio che tali veicoli fossero tassati secondo il valore normale di mercato, con un aggravio fiscale. Il decreto elimina definitivamente il problema.

Finora gli optional non inclusi nelle tabelle Aci (come alcuni accessori aggiuntivi) potevano aumentare il valore fiscale dell’auto assegnata al dipendente. Adesso, invece, il valore del fringe benefit verrà aumentato in modo forfettario del 5%, evitando calcoli complessi e interpretazioni controverse. Per lo stesso obiettivo di semplificazione è stato eliminato il criterio di convivenza o di percezione di assegni alimentari per poter beneficiare di alcune agevolazioni.

Le altre misure e le coperture finanziarie del Governo

La misura include un’aliquota fissa del 26% sui guadagni derivanti dai crediti d’imposta acquistati dai lavoratori autonomi e modifiche sulle imposte di successione, col rinvio di tre mesi della maturazione degli interessi sulle successioni, uniti all’estensione del pagamento anticipato alle imposte ipotecaria e catastale e alla concessione di più tempo per registrare le fatture e detrarre l’Iva, fino al secondo anno successivo alla ricezione.

La copertura fiscale per questi interventi arriva in parte da tre novità: il riallineamento contabile-fiscale, il raddoppio quasi totale (dall’1% al 20%) della ritenuta sui dividendi destinati ai fondi pensione Ue e l’affrancamento delle quote in paradisi fiscali.

La parte restante sarà garantita dal fondo per la riforma fiscale, con uno stanziamento di 1,12 milioni di euro annui tra il 2028 e il 2040. (riproduzione riservata)