Attentato a Ranucci, confessione e lacune: che cosa succede adesso dopo le parole di Lavitola
Attentato a Ranucci, confessione e lacune: che cosa succede adesso dopo le parole di Lavitola
Valter Lavitola, proprietario del ristorante Cefalù, ammette di essere il mandate della bomba. Il motivo? «Far alzare la scorta» al conduttore di Report. Il legale del giornalista parla di «teatro della follia». I pm valutano una nuova audizione e puntano all'estradizione del latitante Tavares

di Anna Di Rocco 13/08/2026 09:40

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«Ho fatto mettere quella bomba perché Ranucci era in pericolo, era minacciato. Una bomba per il suo bene, per fargli alzare i livelli di protezione». Valter Lavitola ha parlato, mercoledì 12 agosto, per oltre cinque ore davanti al Giudice per le indagini preliminari di Roma e ha ammesso di essere lui il mandante dell’attentato al conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, avvenuto nella notte del 16 ottobre 2025. Quello di mercoledì è stato per molti un interrogatorio di garanzia in cui l’imprenditore ha offerto una versione dei fatti ma ha lasciato ancora molti aspetti da chiarire e sui quali la procura farà ora i necessari approfondimenti.

Tra rivelazioni e lacune, il «no comment» su Ranucci

È infatti impossibile considerare chiusa l’inchiesta, ritenere chiaro il movente, spiegare il ruolo di ogni protagonista della vicenda e pensare che sia stata fatta piena luce su cosa sia successo prima e durante l’esplosione della bomba davanti casa di Ranucci. A cominciare dalle parole che il difensore di Lavitola, Sergio Cola, ha fornito ai cronisti quando, all’uscita del carcere, gli viene chiesto se Ranucci – che per gli inquirenti resta la vittima – fosse a conoscenza del progetto di Lavitola: «No, no, non dico assolutamente altro, non posso dire altro. Vi rispondo solo quel che posso». 

Certo è che nel carcere di Rebibbia, dove Lavitola si trova da lunedì 10 agosto, il 60enne non si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha affrontato le domande del giudice, alla presenza dei pm della Dda di piazzale Clodio, confermando sostanzialmente l’ipotesi accusatoria. C’è stata però una specifica: non esiste «alcun movente politico» dietro l’azione dinamitarda del 16 ottobre del 2025. «Ho fatto tutto ciò per tutelare la incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo, e fargli innalzare la scorta», ha detto l’indagat, «dopo l’attentato si è passati da due a otto agenti con una protezione a ferro di cavallo». 

La replica del legale del conduttore di Report, le prossime mosse dei pm

Ma alle parole di Cola ha replicato il legale di Ranucci, l’avvocato Roberto De Vita: «La confessione di cui apprendiamo lascia sgomenti e conferma il delirante teatro della follia». Il conduttore di Report, ha ricordato De Vita, ha già la scorta dal 2021 e la sua popolarità è già «elevatissima», quindi «se il movente è quello, si colloca tra l’inutile e il rassicurante. Ovviamente un conto è la confessione, altro la valutazione della credibilità».

Ora il verbale sarà analizzato dai pm coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi. Ranucci resta parte offesa ma alla luce delle dichiarazioni rese dall’imprenditore non è escluso che nelle prossime settimane possa essere convocato nuovamente in Procura. Un’audizione probabilmente a «chiarimento» non solo delle parole di Lavitola ma anche su quanto accertato nelle ultime settimane anche grazie all’analisi di tabulati e messaggi. 

Per chi indaga il movente dell’attentato resta legato al progetto che da tempo Lavitola coltivava per Ranucci. «In due anni diventi premier», gli scriveva spesso in chat. Una ambizione che nei mesi successivi all’attentato ha vissuto un colpo d’acceleratore, con Lavitola pronto a commissionare un sondaggio. Un quesito su cui anche Ranucci era stato coinvolto – oltre a due giornalisti – e su cui aveva segnalato «all’amico» anche alcune migliorie da inserire. Intanto i magistrati stanno avviando le procedure per chiedere l’estradizione di Gomes Tavares, cittadino camerunense attualmente latitante identificato come tuttofare di Lavitola. Secondo  gli inquirenti, avrebbe avuto il ruolo di intermediario con la banda e avrebbe compiuto con lo stesso Lavitola almeno due sopralluoghi all’esterno della villetta di Ranucci teatro dell’attentato. (riproduzione riservata)