BlackRock riapre i giochi nell’assemblea di Montepaschi di mercoledì 13 e rende più probabile un testa a testa per le nomina del nuovo cda. Il principale asset manager globale si sarebbe schierato a favore della lista depositata da Pierluigi Tortora che candida alla guida della banca il ceo uscente Luigi Lovaglio e sfida la rosa del board che invece propone Fabrizio Palermo.
Le decisioni di voto di BlackRock — terzo socio di Siena al 4,98% — sono coerenti con un approccio «incentrato esclusivamente sulla tutela degli interessi finanziari di lungo periodo dei nostri clienti», ha commentato un rappresentante del gestore alla Reuters.
L’asset manager non ha fatto un endorsement scritto ma avrebbe dato un’indicazione verbale confermata da più fonti. Non è tuttavia scontato che l’intero pacchetto venga depositato in assemblea: potrebbe esprimere diverse preferenze, a seconda dei vari suoi fondi che interverranno.
Venerdì 11 a favore della lista di Plt Holding era arrivato anche il sì del fondo sovrano norvegese Norges Bank. Tortora, che ha l’1,2%, può così contare sul 12,5% di partenza con le quote dei due grandi investitori istituzionali e il 3,3% circa di Giorgio Girondi. E diversi fondi potrebbero decidere di seguire la linea di BlackRock e di Norges.
Tra i big comunque Vanguard (3%) sarebbe orientato verso la lista del cda. Gli stessi proxy advisor hanno dato raccomandazioni contrastanti al mercato, consigliando entrambi di votare la rosa del cda ma bocciando numerosi candidati e avanzando riserve sulle nuove regole previste dalla Legge Capitali, alla prima applicazione proprio all’assemblea di Mps.
Il board uscente parte invece dal 16,4% che comprende il 13,5% di Francesco Gaetano Caltagirone, l’1,5% di Enasarco, Enpam, Enpaia e l’1,4% dei Benetton. La loro holding Edizione, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, voterebbe la lista del cda. La scelta degli uomini di Alessandro Benetton sarebbe dettata dal profilo di investitore istituzionale di Edizione, interessato ai dividendi e quindi schierato con le indicazioni dei proxy, pur apprezzando l’operato di Lovaglio.
Alla vigilia dell’assemblea di domani si profila dunque un testa a testa tra la lista del board e quella di Plt. Ago della bilancia sarà Delfin che ha il 17,5%. La holding della famiglia Del Vecchio guidata da Francesco Milleri non ha ancora fatto filtrare il proprio orientamento di voto ma si scommette su una astensione oppure su un sostegno alla rosa di Assogestioni nella prima votazione, quella sulle liste.
Se si astenesse sarebbe una scelta sostanzialmente neutra per gli equilibri dell’assemblea, mentre se votasse Assogestioni ci potrebbero essere effetti negativi per Lovaglio se la lista dei gestori dovesse superare quella guidata da Tortora: in questo caso alla lista dei fondi andrebbero due seggi, mentre a quella di Plt arrivata terza resterebbe un solo posto. Risulterebbe eletto così il capolista Cesare Bisoni, con Lovaglio fuori dal cda.
Martedì 14 scioglierà la riserva anche il cda di Banco Bpm, azionista con il 3,7% di Mps: si profila l’astensione ma c’è chi ipotizza che l’istituto guidato da Giuseppe Castagna possa sostenere la rosa del board.
Ancora più aperti sono i giochi per la seconda votazione sui singoli candidati della lista del cda, se risultasse prima. Se seguissero le indicazioni del proxy Iss, i soci dovrebbero bocciare otto nomi su una lista di 20: il presidente Nicola Maione e i consiglieri Domenico Lombardi, Alessandro Caltagirone, Elena De Simone, Gianmarco Montanari, Simonetta Iarlori, Francesca Pace e Rosa Cipriotti. L’altro proxy, Glass Lewis, ha detto no a Caltagirone jr e Lombardi.
Intanto nel capitale di Siena compare Ubs con una posizione indiretta del 5,2%: l’operazione risale al 7 aprile, successiva alla record date, e quindi non consente di votare. Inoltre la maggior parte della quota (circa il 2,7%) è composta da strumenti finanziari che di per sé non hanno diritto di voto. (riproduzione riservata)