Borse asiatiche sotto pressione perché l’aumento dei prezzi del petrolio e la nuova crescita dei rendimenti obbligazionari ha più che compensato il ritrovato ottimismo riguardo alla spesa per l’intelligenza artificiale. Il ritracciamento è arrivato dopo diverse sedute di rialzi, con i titoli tecnologici nuovamente sotto pressione in Giappone, Corea del Sud e a Hong Kong. Anche il future sull’S&P 500 perde lo 0,32% e quello sul Dow Jones lo 0,09%.
Il prezzo del petrolio Brent guadagna lo 0,77% a 91,57 dollari al barile dopo le minacce del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, all'Oman legate al possibile prossimo accordo con l'Iran sullo Stretto di Hormuz.
Il rendimento dei Treasury statunitensi a 30 anni sale al 5,324%, il livello più alto dal giugno 2007, di riflesso alle preoccupazioni degli investitori per l’aumento vertiginoso della spesa pubblica, per l’ondata di emissioni di obbligazioni a lunga scadenza e per l’inflazione persistente.
Anche i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni si portano al 2,93% dopo aver raggiunto il livello più alto dal 1996, riflettendo aspettative più forti per ulteriori strette monetarie da parte della Banca del Giappone e preoccupazioni riguardo alla situazione fiscale del Paese. Gli swap sugli indici overnight indicano una probabilità del 75% di un rialzo entro settembre, mentre un intervento a ottobre è completamente incorporato nei prezzi di mercato.
Intanto l’asta dei titoli di Stato giapponesi a cinque anni ha registrato la domanda più forte da giugno 2025, poiché i rendimenti elevati hanno sostenuto gli acquisti. Il rapporto tra domanda e offerta (bid-to-cover ratio) è stato pari a 4,15 rispetto al 3,43 registrato nell’asta precedente e a una media di 3,34 negli ultimi 12 mesi. Il rendimento del titolo a cinque anni nell’asta è sceso di un punto base, al 2,15%.
C’era stata parecchia cautela prima dell’asta, ma i rendimenti elevati hanno attirato la domanda e l’operazione si è conclusa senza problemi, ha commentato Takuya Onizawa, strategist del reddito fisso presso Mitsubishi UFJ Morgan Stanley Securities. Un altro segnale del forte interesse degli investitori è arrivato dal tail, ovvero il divario tra i prezzi medi e quelli minimi accettati, che è stato pari a 0,02 rispetto allo 0,03 del mese scorso.
«I futures sui titoli di Stato giapponesi stanno salendo dopo una solida asta a cinque anni, che ha registrato la domanda più forte da oltre un anno, con il prezzo minimo superiore alle stime precedenti all’asta. Gli investitori sembrano essere attratti dalla dinamica favorevole della curva nella sua parte centrale», aggiungono gli strategist di Bloomberg. «Tuttavia, il 76% delle obbligazioni è stato acquistato da soggetti non identificati, il che introduce un elemento di rischio nelle negoziazioni sul mercato secondario, poiché potrebbero trattarsi di investitori di breve periodo».
Le preoccupazioni sui conti pubblici continuano a pesare sul mercato, mentre il governo giapponese, fortemente indebitato, non ha ancora chiarito come intenda finanziare il piano che prevede la riduzione, per due anni, dell’imposta sui consumi applicata agli alimenti. Questo ha alimentato ulteriormente i timori riguardo all’agenda di politica fiscale espansiva del primo ministro Sanae Takaichi, con gli investitori sempre più concentrati sulla possibilità che la riduzione delle entrate fiscali e l’aumento della spesa pubblica si traducano in un incremento delle emissioni di titoli di Stato. Il prossimo banco di prova sarà l’asta dei titoli di Stato a 20 anni, in programma giovedì 20 agosto. La duration maggiore dei titoli potrebbe, infatti, rendere più difficile attirare la domanda, in un contesto globale già poco favorevole al mercato obbligazionario.
È improbabile che i risultati positivi dell’asta a cinque anni «forniscano un sostegno solido all’asta dei titoli a 20 anni di questa settimana», ha affermato Ryutaro Kimura, senior bond strategist presso Bnp Paribas Asset Management. «C’è incertezza sull’impegno del governo a contenere l’inflazione, lasciando gli investitori obbligazionari esitanti a investire nei titoli di Stato giapponesi a lunghissima scadenza».
L’indice Nikkei giapponese è sceso del 2,12%, mentre il più ampio Tpoix ha perso lo 0,83% con i titoli tecnologici sotto pressione: Kioxia Holdings è crollata del 5,8%, Murata Manufacturing del 9,65% e Tdk del 3,5%. Anche l’indice Kospi della Corea del Sud ha cancellato il rialzo iniziale del 3% ed è sceso dello 0,77% dopo il ritorno dalle festività del 17 agosto. I titoli dei produttori di chip sudcoreani si sono indeboliti con Samsung Electronics in calo dell’1,18% e LG Innotek dello 0,46%. Contro corrente SK Hynix con un rialzo del 3%.
Il movimento al ribasso è arrivato nonostante un altro importante impegno nell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale. Nvidia ha accettato di sostenere fino a 105 miliardi di dollari di finanziamenti per un nuovo campus di data center di OpenAI in Ohio. Gli analisti di Dbs hanno avvertito che il profilo di rischio potrebbe deteriorarsi se il rally dell’AI dovesse perdere slancio, se le tensioni geopolitiche dovessero aumentare o se la Fed dovesse riprendere ad alzare i tassi.
Stesso copione in Cina dove l’indice Shanghai Shenzhen CSI 300 è sceso dello 0,81%, mentre lo Shanghai Composite ha perso lo 0,36% e l’Hang Seng di Hong Kong lo 0,46%. Anche i titoli tecnologici cinesi e di Hong Kong sono finiti in rosso. Foxconn Industrial Internet è arretrata del 3,49%, Luxshare Precision del 2,7% e Semiconductor Manufacturing International dell’1,46%. Tra i principali titoli tech quotati a Hong Kong, JD.com ha perso l’1,93%, Meituan il 3,99% e Tencent dell’1,79%.
Si è salvato dalle vendite solo l’indice Asx 200 australiano, salito dello 0,14%. L’indice di fiducia dei consumatori Westpac-Melbourne Institute dell’Australia è aumentato del 6%, raggiungendo quota 88,9 ad agosto, segnando il secondo miglioramento mensile consecutivo. (riproduzione riservata)