La debolezza di Wall Street prosegue anche in Asia sul comparto tech, che venerdì 7 agosto manda in rosso il Nikkei (-0,4%) e il Kospi (-1%) alle ore 7:20 italiane, mentre Hong Kong viaggia sopra la parità e Shanghai sale dello 0,6%. I futures sul Nasdaq sono per ora in calo dello 0,2%.
Titoli tecnologici in flessione per il secondo giorno consecutivo sul Nikkei a causa delle persistenti preoccupazioni sul comparto dell'intelligenza artificiale.
Il sentiment del mercato è stato inoltre appesantito dal nuovo rialzo del petrolio, alimentato dal riaccendersi delle tensioni nello Stretto di Hormuz, che ha riportato incertezza sulla piena riapertura di una delle principali rotte marittime mondiali.
Sul fronte macroeconomico, i dati hanno mostrato che la spesa delle famiglie giapponesi è diminuita del 3,3% a giugno, contro attese per un aumento dell'1%, segnalando una domanda interna ancora debole.
Tra i titoli, SoftBank Group ha perso il 6% nonostante utili superiori alle attese, con gli investitori rimasti prudenti rispetto all'aggressiva strategia di investimenti del gruppo nell'intelligenza artificiale. In controtendenza Nintendo, che ha guadagnato il 4% grazie a risultati trimestrali solidi, sostenuti dai rimborsi dei dazi statunitensi e dalle forti vendite di due titoli proprietari per la console Switch 2.
Le quotazioni del petrolio sono salite oltre i 78 dollari al barile per il Wti, a 83,8 dollari per il Brent, proseguendo il rialzo della seduta precedente, mentre il riaccendersi delle tensioni nello Stretto di Hormuz ha alimentato i timori sulla piena riapertura della strategica via di transito per il commercio energetico mondiale.
Secondo alcune indiscrezioni, l'Iran avrebbe colpito quelli che ha definito «obiettivi ostili» nello stretto, dopo che erano state segnalate esplosioni nei pressi dell'isola di Qeshm. In base alla proposta di accordo tra Iran e Oman sulla gestione della navigazione nello stretto, Teheran punta a vietare il transito alle navi statunitensi e israeliane e a imporre ai Paesi considerati ostili il pagamento di un indennizzo prima di autorizzarne il passaggio.
L'Iran ha inoltre proposto sanzioni pari al 20% del valore del carico per le imbarcazioni che violassero le nuove regole e ha ribadito che lo Stretto di Hormuz sarà completamente riaperto solo dopo la revoca del blocco marittimo imposto dagli Stati Uniti.
Il Parlamento iraniano sta attualmente esaminando il progetto di legge, che prevede condizioni più restrittive per il traffico commerciale attraverso lo stretto rispetto a quanto finora scontato dai mercati. (riproduzione riservata)