Asia, nuovi massimi storici per Nikkei e Kospi. Allarme debiti in Cina: 300 miliardi in sofferenza
Asia, nuovi massimi storici per Nikkei e Kospi. Allarme debiti in Cina: 300 miliardi in sofferenza
Hong Kong sui minimi degli ultimi undici mesi a causa delle preoccupazioni per la stretta della Cina sugli investimenti transfrontalieri. Yen ai minimi dal 2024, aumenta il rischio di un intervento

di Francesca Gerosa 18/06/2026 07:50

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La maggior parte delle borse asiatiche è salita con i listini giapponesi e sudcoreane che hanno raggiunto nuovi massimi storici dopo che Stati Uniti e Iran hanno firmato a distanza un accordo quadro per porre fine alla loro guerra durata quasi quattro mesi. Questo contribuisce a frenare i prezzi del petrolio (future sul Brent -2,25% a 77,76 dollari al barile), attenuando le preoccupazioni legate all'inflazione per le principali economie asiatiche importatrici di energia. Hong Kong, invece, è rimasta indietro, scendendo ai minimi degli ultimi undici mesi a causa del calo dei titoli tecnologici e delle preoccupazioni per la stretta della Cina sugli investimenti transfrontalieri.

I mercati asiatici hanno ignorato il tono negativo di Wall Street, dopo che la Fed ha lasciato invariati i tassi di interesse, come ampiamente previsto, ma ha segnalato che è possibile un ulteriore inasprimento della politica monetaria nel corso dell'anno. Nove dei diciannove banchieri della Federal Reserve prevedono almeno un aumento dei tassi di interesse nel 2026. I mercati dei futures incorporano una probabilità dell'83% di un aumento dei tassi entro dicembre, secondo lo strumento Cme FedWatch.

Il future sull'S&P 500 si apprezza dello 0,77%. L'accordo preliminare tra Usa e Iran dovrebbe consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz. Le due parti avvieranno 60 giorni di colloqui per raggiungere un accordo più completo, con il programma nucleare iraniano che rappresenterà uno dei principali punti di discussione.

Yen ai minimi dal 2024, aumenta il rischio di un intervento

In campo valutario, il cambio dollaro/yen scende leggermente a 160,60 ma rimane vicino al livello più elevato dal 2024. Il 17 giugno è infatti salito fino a 160,80 yen per dollaro, superando i livelli raggiunti alla fine di aprile che avevano provocato un intervento ufficiale delle autorità giapponesi sul mercato valutario.

Gli investitori continuano a essere preoccupati dal fatto che la Banca del Giappone possa non aumentare il costo del denaro abbastanza rapidamente da controllare l'inflazione e alleviare la pressione sulla valuta, anche dopo aver aumentato i tassi all’1% il 16 giugno. Il vice governatore, Shinichi Uchida, ha dichiarato durante la conferenza stampa successiva alla riunione che il tasso di cambio è importante, ma non rappresenta un obiettivo di politica monetaria della banca centrale. Gli overnight index swap indicano all'80% la probabilità di un ulteriore intervento della Bank of Japan entro la fine dell'anno. Circa il 90% dei 44 economisti intervistati da Bloomberg prevede che la BoJ aumenterà i tassi nella riunione di dicembre.

L'ultimo movimento della valuta arriva nonostante il record di interventi pari a 11.730 miliardi di yen (73,6 miliardi di dollari) effettuati dalle autorità giapponesi tra il 28 aprile e il 27 maggio. Il Segretario Capo di Gabinetto, Minoru Kihara, ha dichiarato durante una conferenza stampa il 18 giugno che il Giappone adotterà, se necessario, misure appropriate sul mercato valutario in qualsiasi momento e che il governo monitorerà attentamente i mercati, compreso quello dei cambi. Segue la ministra delle Finanze, Satsuki Katayama, che di recente ha ribadito che le autorità sono pronte a reagire ai movimenti del mercato valutario ogni volta che sarà necessario.

«Gli enti regolatori giapponesi devono prepararsi a livelli ancora più elevati del cambio dollaro/yen, forse nell'area compresa tra 162 e 163 yen per dollaro, prima che si renda necessario un nuovo intervento», affermano gli analisti di Ing. ll prossimo livello chiave per lo yen è quota 161,95: una rottura di tale soglia porterebbe la valuta al livello più basso rispetto al dollaro da dicembre del 1986.

Nuovi massimi storici per Nikkei e Kospi 

L'indice Nikkei del Giappone è stato il migliore, balzando dell’1,86% fino a un nuovo massimo storico a  71.477 punti. Anche il più ampio indice Topix è salito del 2%, raggiungendo un nuovo record storico. Mentre l'indice Kospi della Corea del Sud è avanzato dell'1,43%, toccando un nuovo massimo storico a 9.040,52 punti.

I rialzi sono stati alimentati dai titoli dei produttori di semiconduttori e delle società legate all'intelligenza artificiale, poiché i mercati scommettono che la continua crescita della domanda trainata dall'AI continuerà a generare una forte espansione del settore tecnologico. SK Hynix ha registrato una delle migliori performance in Corea del Sud, con un rialzo del 5,84% fino a un nuovo massimo storico dopo aver annunciato di aver spedito i campioni dei suoi ultimi chip di memoria ad alta larghezza di banda ai suoi clienti principali.

Il chip di nuova generazione HBM4E a 12 strati raggiunge velocità fino a 16 gigabit al secondo per pin e offre un'efficienza energetica superiore di oltre il 20% rispetto ai modelli precedenti. I chip High-Bandwidth Memory sono utilizzati nei chipset per l'intelligenza artificiale e rappresentano componenti cruciali per i processori, come quelli prodotti da Nvidia.

In Giappone i produttori di componenti per semiconduttori Murata Manufacturing e Ibiden hanno messo a segno, rispettivamente, un +12,6% e un +8,44%, viceversa il conglomerato tecnologico SoftBank ha fallito il rimbalzo e, dopo aver registrato forti perdite nelle sedute precedenti, ha perso un altro -0,62%.

Hang Seng di Hong Kong il peggiore: -1,7%

Gli altri mercati asiatici sono stati meno brillanti. L'indice australiano Asx 200 è sceso dello 0,35%, mentre l'indice Straits Times di Singapore è salito solo dello 0,16%. Quanto all’indice cinese Shanghai Shenzhen Csi 300 ha guadagnato lo 0,53%, mentre lo Shanghai Composite è sceso dello 0,15%.

Il peggiore l'Hang Seng di Hong Kong che ha perso l'1,7%, scendendo al livello più basso da luglio 2025 con Alibaba (-2,38%), Tencent (-1,66%) e Xiaomi (-2,99%) tutte in calo. Nelle ultime settimane i produttori di semiconduttori di Giappone, Corea del Sud e Taiwan hanno attirato molti più acquisti. Ha pesato anche la stretta di Pechino sugli investimenti dalla Cina continentale verso Hong Kong, poiché lascia prevedere un minor afflusso di capitali provenienti dagli investitori più facoltosi.

La montagna di 300 miliardi di crediti deteriorati in Cina minaccia l’economia

Inoltre fino a 100 milioni di consumatori cinesi fa fatica a rimborsare i propri debiti, alimentando una crisi in gran parte nascosta che minaccia gli sforzi di Pechino per rilanciare la seconda economia mondiale. I crediti deteriorati delle famiglie, dalle carte di credito ai mutui, sono aumentati negli ultimi anni, segnala Bloomberg. I crediti inesigibili dei nuclei familiari sono cresciuti del 21% lo scorso anno, raggiungendo il record di almeno 2,22 trilioni di yuan (329 miliardi di dollari), secondo Gavekal Dragonomics. L’azienda ha analizzato i bilanci di 26 banche e altre fonti dopo che le autorità hanno smesso di pubblicare le cifre aggregate sui prestiti personali in default e in arretrato.

Un’analisi dell’Institute of Financial Research della Zhejiang University ha affermato che le istituzioni finanziarie cinesi potrebbero avere tra 2 e 3 trilioni di yuan di debiti personali non performanti da smaltire ogni anno. Le stime suggeriscono che fino al 10,6% della popolazione adulta cinese, pari a 1,1 miliardi di persone, è in ritardo nei pagamenti dei debiti alla fine del 2025. La situazione difficilmente migliorerà senza politiche governative più aggressive per alleviare la pressione sui redditi e sulle condizioni finanziarie.

L’eccesso di debito sta indebolendo gli sforzi nazionali per stimolare i consumi interni, con le banche cinesi che concedono sempre meno nuovi prestiti. Le difficoltà nei rimborsi stanno, inoltre, riducendo l’efficacia dei sussidi ai prestiti pensati per stimolare la spesa dei consumatori su beni costosi come automobili, ristrutturazioni edilizie ed elettronica. I dati ufficiali pubblicati all’inizio della settimana hanno mostrato un crollo delle vendite al dettaglio che non si vedeva dai tempi della pandemia, un segnale preoccupante per l’economia.

Gran parte del boom del credito a breve termine in Cina è guidato dalle piattaforme di prestito gestite da colossi tecnologici, tra cui Ant Group e ByteDance. Queste agiscono come intermediari tra banche e debitori, offrendo prestiti con tassi annualizzati dal 4% a oltre il 24%. Nonostante l’aumento dei crediti deteriorati, osserva Bloomberg, queste piattaforme continuano a promuovere aggressivamente i prestiti con slogan come «erogazione istantanea» e «interessi bassi».

Sulla piattaforma di consegne Meituan, alcuni utenti ricevono immediatamente linee di credito pre-approvate fino a 300.000 yuan, mentre l’app Douyin di ByteDance mostra annunci che offrono «fondi in 30 secondi». Le autorità di regolamentazione hanno ordinato alle piattaforme online di limitare i tassi medi sui nuovi prestiti sotto il 20% e hanno chiesto di sottoporre i propri portafogli a stress test, ipotizzando un tetto massimo del 12% sui tassi annualizzati, hanno detto alcune fonti a Bloomberg. Un limite così basso sarebbe in linea con le linee guida che stabiliscono che i tassi non dovrebbero superare quattro volte il loan prime rate a un anno, attualmente al 3%. (riproduzione riservata)