Borse asiatiche in rialzo, trainate dai titoli tecnologici in vista dei risultati di Apple, in un contesto caratterizzato dalle preoccupazioni per gli ingenti investimenti nel settore dell'intelligenza artificiale, mentre si allentano i prezzi del petrolio. I futures azionari statunitensi salgono (+0,57% quello sull’S&P500 e +0,97% quello sul Nasdaq 100), offrendo un po' di sollievo dopo le forti vendite che hanno colpito Wall Street la scorsa settimana. I risultati pubblicati da Alphabet, Amazon e Intel hanno alimentato i timori che l’AI stia erodendo proprio quei modelli di business che finanziano gli investimenti nel settore.
Tanto che l’indice Vix della volatilità ha raggiunto il livello intraday più alto da aprile, mentre è aumentata sensibilmente la domanda di opzioni put, utilizzate per proteggersi da ulteriori ribassi dei mercati. Anche le correlazioni tra i diversi titoli azionari sono aumentate: tutti segnali di un livello di tensione sui mercati. Ma questi indicatori rimangono ben al di sotto dei livelli raggiunti a marzo, dopo gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l'Iran.
«Questa situazione sembra assomigliare più a una rotazione degli investimenti, accompagnata da una riduzione delle valutazioni, che all'inizio di un deterioramento generalizzato dei mercati», sottolinea Florian Ielpo, responsabile della ricerca macroeconomica presso Lombard Odier Investment Management.
I prezzi del petrolio stornano, fornendo un certo sostegno ai mercati azionari, mentre proseguono gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran. Il future sul Brent scende del 3,10% a 109,91 dollari al barile, mentre quello sul Wti del 3,41% a 100,57 dollari al barile. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di concedere tempo all'Iran prima di valutare una possibile ripresa degli attacchi dopo le elezioni di metà mandato previste per il 3 novembre.
L'indice sudcoreano Kospi è balzato del 2,6%, con SK Hynix in crescita del 4% e Samsung Electronics del 2,78%. Mentre l’indice Nikkei giapponese non è riuscito a recuperare le perdite iniziali, ha perso lo 0,39%. Colpa di Kioxia Holdings, crollata del 17,22% dopo che le previsioni prudenti della società giapponese produttrice di memorie hanno alimentato ulteriormente i timori che la crescita esplosiva legata all'intelligenza artificiale possa essere vicina a un rallentamento.
Al contrario Tokyo Electron ha guadagnato il 5,8%, dopo che il produttore di apparecchiature per fabbricare semiconduttori ha previsto un aumento del 50% dell'utile netto consolidato per l'intero esercizio, superando le aspettative degli analisti.
Gli investitori sono in attesa dei risultati finanziari di Apple, previsti dopo la chiusura di Wall Street, alla ricerca di indicazioni selle richieste di iPhone 18, i cui pre-ordini sono iniziati a metà ottobre. I titoli tecnologici restano sotto i riflettori dopo che Intel è caduto di quasi il 29% il 30 ottobre, in seguito alla pubblicazione di previsioni sugli utili deludenti. La notizia ha alimentato i timori sulle prospettive di redditività delle società produttrici di semiconduttori e di altre aziende legate all'intelligenza artificiale.
Nel resto dell'Asia, l'indice cinese delle principali società quotate CSI 300 è salito dello 0,93%,l'indice Shanghai Composite ha guadagnato l'1,11% e l'indice Hang Seng di Hong Kong lo 0,52% in seguito alla notizia secondo cui tutte e tre le principali autorità di regolamentazione finanziaria del Paese: la People's Bank of China, la National Financial Regulatory Administration e la China Securities Regulatory Commission terranno degli incontri con le principali banche per valutare come ottimizzare i programmi di finanziamento destinati a sostenere i riacquisti di azioni proprie da parte delle società quotate.
A sostenere l’umore dei listini cinesi anche il settore manifatturiero privato che ha continuato a espandersi a ottobre. Il RatingDog China General Manufacturing Purchasing Managers' Index (Pmi) si è infatti attestato a 52 punti a ottobre, leggermente al di sotto dei 52,1 punti registrati a settembre, ma in linea con le previsioni degli economisti. L'indicatore è rimasto al di sopra della soglia dei 50 punti, che separa la crescita dalla contrazione, per l'undicesimo mese consecutivo.
Al contrario, il Pmi manifatturiero ufficiale della Cina è sceso a 49,3 punti a ottobre, rispetto ai 50,1 punti di settembre. L'indice è quindi tornato in territorio di contrazione, deludendo gli economisti che si aspettavano 49,9 punti. La differenza tra i due indicatori riflette in parte le diverse modalità di rilevazione e i differenti campioni di aziende presi in esame: l'indice ufficiale comprende un numero maggiore di grandi imprese manifatturiere e aziende statali, mentre l'indagine RatingDog è maggiormente esposta alle imprese private e di dimensioni più ridotte.
L'indagine ufficiale ha anche evidenziato un indebolimento della produzione manifatturiera e dei nuovi ordini, con i rispettivi sottoindici scesi a 49,8 e 49,4 punti. L'indagine privata, al contrario, ha indicato un rafforzamento della produzione industriale, che ha registrato il ritmo di crescita più elevato da aprile, sostenuta dall'aumento dei nuovi ordini provenienti sia dal mercato interno sia da quelli esteri. Il totale dei nuovi ordini è infatti aumentato per il diciassettesimo mese consecutivo, mentre i nuovi ordini dall'estero sono cresciuti per il quarto mese consecutivo.
Tuttavia, il ritmo di espansione delle esportazioni ha rallentato, raggiungendo il livello più basso degli ultimi tre mesi. I costi produttivi sono aumentati per il sedicesimo mese consecutivo. Al contrario, i prezzi di vendita sono diminuiti per la seconda volta negli ultimi tre mesi, poiché la concorrenza ha spinto le aziende ad applicare sconti per sostenere le vendite. Dopo questi dati lo yuan cinese è rimasto vicino ai massimi degli ultimi oltre quattro anni rispetto al dollaro.
Infine, l'indice australiano Asx 200 ha perso lo 0,58%. Gli investitori si stanno posizionando in vista della decisione di politica monetaria della Reserve Bank of Australia (Rba), prevista per martedì 2 novembre. La banca centrale dovrebbe aumentare il tasso di interesse di riferimento di 25 punti base, portandolo al 4,85%.
Si tratterebbe del quinto rialzo dall'inizio dell'anno, dopo l'aumento al 4,6% deciso a settembre. Le aspettative sui tassi si sono orientate ulteriormente verso una politica monetaria restrittiva dopo la pubblicazione di dati che hanno mostrato un'accelerazione dell'inflazione in Australia, salita al 4,3% a settembre dal 4% di agosto. Il vicegovernatore della Rba, Andrew Hauser, ha avvertito che le prospettive dell'inflazione appaiono peggiori rispetto alle precedenti previsioni, mentre la governatrice, Michele Bullock, ha dichiarato che alcuni rischi al rialzo si sono già concretizzati. (riproduzione riservata)