Le borse asiatiche sono scese per i dubbi riguardo ai colloqui di pace tra gli Stati Uniti e l'Iran, mentre i titoli tecnologici e quelli dei produttori di semiconduttori, che avevano registrato forti rialzi nelle sedute precedenti, hanno invertito i guadagni iniziali, passando in territorio negativo. Gli scambi nell’area sono stati contenuti a causa delle festività in Cina e a Hong Kong. Anche i mercati statunitensi sono chiusi oggi, 19 giugno, per il Juneteenth Day.
Comunque, i futures Usa scendono (-0,35% quello sul Dow Jones e -0,62% quello sull’S&P500) dopo che i media iraniani hanno riferito che Teheran sta chiedendo maggiori prove dell'attuazione del memorandum d'intesa recentemente firmato con Washington, prima di procedere con ulteriori colloqui di pace. Inoltre, il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha annullato il viaggio previsto per incontrare i negoziatori iraniani in Svizzera il 19 giugno. La decisione è arrivata dopo che i media iraniani hanno riportato che Teheran non è disposta a impegnarsi in ulteriori colloqui, a causa delle obiezioni riguardo al protrarsi delle ostilità israeliane contro Hezbollah in Libano.
L'indice Kospidella Corea del Sud è stato molto volatile, raggiungendo inizialmente il massimo storico a 9.385,59 punti, prima di invertire la rotta e flettere dell’1,41%, penalizzato soprattutto dai principali titoli del settore dei semiconduttori, che hanno subito prese di profitto dopo il forte rialzo registrato nel corso della settimana. Samsung Electronics ha perso il 2,34%, invece SK Hynix è salita dell’1,97%. Anche la prospettiva di tassi d'interesse più elevati negli Stati Uniti ha pesato sui titoli tecnologici, dopo che la Fed ha assunto un tono molto più restrittivo di quanto i mercati si aspettassero.
Mentre Hyundai Motor è arretrata dell’1,5% dopo che il quotidiano sudcoreano Maeil Business Newspaper ha riferito che la società prevede di acquistare il restante 9,65% di Boston Dynamics detenuto da SoftBank Group (-0,46%), prendendo così l’intero controllo della società di robotica. In particolare, Hyundai pagherà 325 milioni di dollari per rilevare la partecipazione di SoftBank. Hyundai, tramite il suo ceo Euisun Chung e le società affiliate Kia, Hyundai Mobis e Hyundai Glovis, detiene già oltre il 90% di Boston Dynamics.
A quanto pare SoftBank ha notificato di recente a Hyundai l'intenzione di esercitare il proprio diritto di vendere la partecipazione in Boston Dynamics e la casa automobilistica, che aveva acquisito la quota di controllo di Boston Dynamics alla fine del 2020, ha accettato di acquistarla. Nell'ultimo anno Hyundai ha intensificato la propria strategia nel settore della robotica e dell'intelligenza artificiale, collaborando anche con Nvidia in diversi progetti.
Anche l'indice Nikkei del Giappone è arretrato rispetto al massimo storico raggiunto all'inizio della seduta a 71.952,99 punti e ha perso lo 0,52%. Giù pure l’indice più ampio Topix (-0,93%). I dati pubblicati in mattinata hanno mostrato che l'indice dei prezzi al consumo in Giappone ha registrato a maggio un +1,5% su base annuale, in aumento rispetto al precedente +1,4%, con anche l'inflazione core che si è mantenuta al di sotto dell'obiettivo annuo del 2% fissato dalla Bank of Japan.
L'inflazione è rimasta sui minimi degli ultimi quattro anni grazie ai sussidi governativi destinati a contenere l'impatto dei costi elevati di carburante e gas. La pubblicazione del dato è arrivata dopo che, all'inizio della settimana, la BoJ ha aumentato i tassi d'interesse all’1% e segnalato la possibilità di ulteriori rialzi di fronte all’inflazione persistente.
Tuttavia il vice governatore della Bank of Japan, Ryozo Himino, ha dichiarato di vedere il rischio che l'inflazione possa accelerare oltre l'obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale. «Stiamo osservando che il trasferimento dell'aumento dei costi ai prezzi nelle transazioni tra imprese sta procedendo a un ritmo leggermente più rapido e riteniamo che questo possa, alla fine, estendersi a un più ampio incremento dei prezzi in una vasta gamma di beni e servizi destinati ai consumatori», ha dichiarato Himino in Parlamento. «Esiste il rischio che l'inflazione di fondo possa accelerare oltre l'obiettivo del 2% di stabilità dei prezzi fissato dalla BoJ».
Himino ha quindi ribadito l'impegno della banca centrale a continuare ad aumentare i tassi in funzione dell'andamento dell'economia e dell'inflazione, senza però fornire indicazioni precise sui tempi dei prossimi rialzi. «Se dovessimo ritardare gli adeguamenti necessari al grado di allentamento monetario, saremmo costretti successivamente ad aumentare i tassi d'interesse in modo molto più rapido», ha aggiunto. «Questo potrebbe imporre un peso significativo alle famiglie, alle imprese e all'economia nel suo complesso, anche attraverso l'aumento dei tassi sui mutui».
Himino ha parlato mentre lo yen si avvicinava al livello più debole rispetto al dollaro dal 1986. Venerdì 19 giugno, a Tokyo, la valuta giapponese è scambiata intorno a quota 161,387 per dollaro, un livello inferiore rispetto a quello al quale le autorità giapponesi erano intervenute sul mercato, a fine aprile, per sostenere la moneta. Se dovesse superare quota 161,95, tornerebbe ai livelli registrati l'ultima volta nel dicembre 1986.
L'ultimo indebolimento dello yen ha coinciso con un generale rafforzamento del dollaro, che ha registrato il più forte rialzo degli ultimi tre mesi sulla base delle aspettative che la Fed inizierà ad aumentare i tassi d'interesse nei prossimi mesi. Himino ha precisato che le oscillazioni del tasso di cambio hanno oggi maggiori probabilità di incidere sull'inflazione rispetto al passato e che pertanto devono essere monitorate con attenzione. «Per il momento è particolarmente importante seguire da vicino il modo in cui gli sviluppi in Medio Oriente potrebbero influenzare i mercati finanziari e valutari, nonché l'economia e i prezzi in Giappone», ha concluso.
«Con i mercati statunitensi chiusi venerdì, la minore liquidità potrebbe amplificare qualsiasi movimento dellla valuta nel caso in cui le autorità intervenissero sul mercato valutario», ha dichiarato Shogo Karitani, strategist di Minato Bank. A maggio il Giappone è intervenuto sul mercato valutario spendendo la cifra record di 11.730 miliardi di yen (circa 72,8 miliardi di dollari) per sostenere lo yen. Per finanziare l'intervento, ha probabilmente venduto titoli esteri, compresi i Treasury statunitensi, una mossa che potrebbe attirare l'attenzione di Washington in un contesto di crescente preoccupazione per la stabilità del mercato dei titoli di Stato americani.
Nel complesso, la maggior parte dei mercati azionari asiatici ha chiuso in ribasso. L'indice australiano Asx 200 ha perso l'1%, appesantito dalle perdite di Bhp Group: il colosso minerario ha segnalato che l'espansione del suo progetto di estrazione di potassio in Canada costerà 2 miliardi di dollari in più del previsto e che prevede di registrare una svalutazione di 2,3 miliardi di dollari, a causa della maggior intensità di capitale. Il grippo ora prevede di investire 6,9 miliardi di dollari nella seconda fase del progetto Jansen nella provincia canadese del Saskatchewan, rispetto alla stima di 4,9 miliardi di dollari prevista al momento dell'approvazione del progetto nel 2023. (riproduzione riservata)