Asia, la Cina torna a crescere: indice Pmi sopra 50. Yen sui minimi degli ultimi quarant'anni rispetto al dollaro
Asia, la Cina torna a crescere: indice Pmi sopra 50. Yen sui minimi degli ultimi quarant'anni rispetto al dollaro
L'indice Pmi manifatturiero della Cina è tornato a sorpresa in territorio espansivo a giugno, attestandosi a 50,3. Anche il Pmi servizi è salito a 50,2. Pechino impone controlli export su decine di aziende giapponesi

di Francesca Gerosa 30/06/2026 07:40

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La maggior parte delle borse asiatiche ha chiuso la seduta in rialzo, con i listini cinesi in testa grazie a dati macro migliori delle attese, mentre il forte progresso dei titoli tecnologici ha messo le principali borse sulla buona strada per concludere un secondo trimestre eccezionale. Corea del Sud e Giappone sono stati i mercati con le migliori performance del trimestre, grazie all'ottimismo legato all'intelligenza artificiale. I mercati azionari asiatici hanno beneficiato della chiusura positiva di Wall Street. I futures sull'S&P 500 salgono dello 0,14%, mentre gli investitori hanno adottato un atteggiamento più prudente in vista di possibili nuovi colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran e della pubblicazione, nel corso della settimana, dei dati importanti sul mercato del lavoro statunitense.

La Cina avanza grazie agli indici Pmi

L'indice Shanghai Shenzhen CSI 300 è salito dello 0,95%, mentre lo Shanghai Composite ha registrato un rialzo più modesto dello 0,16%. L'indice Pmi manifatturiero ufficiale della Cina è tornato inaspettatamente in territorio espansivo a giugno, attestandosi a 50,3. Anche il Pmi servizi è salito questo mese a 50,2, mentre l'indice composito è cresciuto a 50,6, indicando che l'economia continua a beneficiare della solidità delle esportazioni nel settore tecnologico.

Addirittura l'indice Pmi del comparto manifatturiero ad alta tecnologia ha raggiunto quota 53,5 punti, «un livello decisamente superiore» rispetto alla performance media dell'intero settore manifatturiero, secondo Huo Lihui, analista del National Bureau of Statistics, a detta del quale ciò dimostra che «lo sviluppo della manifattura di fascia alta continua a migliorare e il suo ruolo trainante nell'economia si è ulteriormente rafforzato».

I dati confermano che le esportazioni continuano a rappresentare il principale motore dell'economia cinese, compensando la persistente debolezza della domanda interna. Per gli esperti di di Bloomberg Economics, Chang Shu e David Qu, i dati Pmi di giugno suggeriscono che l'economia cinese si sta stabilizzando in un regime di crescita moderata, con un'espansione contenuta sia del settore manifatturiero sia di quello dei servizi.

Secondo gli analisti di Ing, sebbene i dati mostrino segnali di forza, indicano comunque un possibile rallentamento della crescita economica nel secondo trimestre del 2026. Tale scenario potrebbe spingere Pechino ad adottare ulteriori misure di stimolo nei prossimi mesi.

«Il pil cinese dovrebbe essere cresciuto del 4,6% nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, con rischi orientati prevalentemente al ribasso», prevede Lynn Song, economista di Ing. Nel primo trimestre del 2026 la crescita aveva sorpreso positivamente, attestandosi al 5%, raggiungendo il limite superiore dell'obiettivo di crescita fissato dal governo per l'intero anno. Ad aumentare ulteriormente le difficoltà dell'economia cinese contribuisce anche il fronte commerciale internazionale. L'Unione Europea sta infatti valutando nuove misure per contrastare l’aumento delle esportazioni provenienti dal Paese. 

La Cina impone controlli export su decine di aziende giapponesi

Nel frattempo la Cina ha annunciato controlli all'export contro decine di aziende giapponesi, in una mossa volta a frenare quello che Pechino ha definito una «nuova forma di militarismo» di Tokyo. La decisione sottolinea le tensioni nei rapporti tra i due Paesi vicini. Il ministero del Commercio cinese ha inserito 20 società giapponesi, comprese unità di Mitsubishi Electric e Mitsubishi Heavy Industries, nella propria lista di controllo delle esportazioni. Agli esportatori sarà vietato spedire a queste società beni a duplice uso, utilizzabili cioè sia per scopi civili sia militari, provenienti dalla Cina.

Pechino ha inoltre aggiunto altre 20 aziende giapponesi, tra cui controllate di Hitachi e Komatsu, oltre ai produttori di droni Acsl e Terra Drones, a una «watch list» che impone agli esportatori di beni a duplice uso di ottenere autorizzazioni aggiuntive. Gli esportatori dovranno richiedere licenze individuali, presentando una valutazione del rischio e un impegno scritto a mano secondo cui gli articoli non contribuiranno a rafforzare le capacità militari del Giappone.

Nikkei e Kospi i migliori del secondo trimestre

L'indice giapponese Nikkei è cresciuto dell'1,64% e si avvia a chiudere il secondo trimestre con un rialzo superiore al 36%, dopo aver raggiunto nuovi massimi storici. Lato macro, l'indice della produzione industriale a maggio ha registrato un incremento dello 0,5% su base mensile, in linea ad aprile e poco sotto le stime degli economisti a +0,6%. Invece, la disoccupazione in Giappone è risultata stabile a maggio 2026 al 2,5%, come previsto dagli esperti.

Ma lo yen giapponese è sceso ai minimi degli ultimi quarant'anni rispetto al dollaro, un indebolimento che continua a mantenere i mercati in allerta per un possibile intervento delle autorità, nonostante i rinnovati avvertimenti verbali dei funzionari governativi.

Yen sui minimi degli ultimi quarant'anni rispetto al dollaro

Il cambio yen/dollaro è sceso temporaneamente fino a 162,416 yen per dollaro, superando il minimo registrato nel luglio 2024 e raggiungendo il livello più debole nei confronti del dollaro dal 1986. Le dichiarazioni del Segretario di gabinetto, Minoru Kihara, e del Ministro delle finanze, Satsuki Katayama, non sono riuscite a frenare le vendite sulla valuta giapponese.

Se da un lato uno yen più debole ha favorito gli utili degli esportatori e sostenuto il mercato azionario giapponese, che continua a muoversi su livelli record, dall'altro ha aumentato il costo delle importazioni denominate in dollari, in particolare quelle energetiche. Il conseguente incremento del costo della vita ha ridotto il potere d'acquisto delle famiglie e accresciuto la pressione sul governo del primo ministro, Sanae Takaichi, rendendo il deprezzamento della valuta una questione di grande rilevanza politica.

A maggio i prezzi dei servizi alle imprese in Giappone sono aumentati del 3,3% su base annua, trainati soprattutto da un balzo del 61,8% dei costi del trasporto marittimo e da un incremento del 17,3% delle tariffe dei voli internazionali per passeggeri, dovuti principalmente all'aumento dei costi del carburante. Per gli analisti di Nomura la debolezza persistente dello yen, nonostante il calo dei prezzi del petrolio e il ritorno dell'avversione al rischio sui mercati, evidenzia una pressione ribassista strutturale sulla valuta. Secondo gli esperti, il Ministero delle finanze difficilmente interverrà in modo deciso finché il governo Takaichi continuerà a muoversi con ritardo rispetto all'evoluzione del mercato.

I tentativi del governo di sostenere lo yen hanno finora avuto un impatto limitato sul trend di fondo della valuta. Tra il 28 aprile e il 27 maggio, Tokyo ha speso la cifra record di 11.730 miliardi di yen (circa 72,4 miliardi di dollari) per intervenire sul mercato valutario dopo che il cambio aveva superato la soglia di 160 yen per dollaro. Nonostante la Banca del Giappone (Bank of Japan) abbia aumentato i tassi fino all'1%, il livello più elevato degli ultimi trent'anni, lo yen continua a rimanere sotto pressione, poiché gli investitori ritengono che la Fed manterrà una politica monetaria relativamente restrittiva. L'ampio differenziale dei tassi d'interesse tra Stati Uniti e Giappone continua, infatti, a rendere particolarmente convenienti le operazioni di carry trade, nelle quali gli operatori prendono a prestito yen a basso costo per investire in attività finanziarie estere con rendimenti più elevati.

Anche il Kospi della Corea del Sud ha guadagnato il 2,9% ed è sulla buona strada per registrare un incremento di quasi il 65% nel trimestre, dopo aver toccato anch’esso nuovi massimi storici. Non tutti i mercati asiatici hanno, però ,seguito questo andamento positivo. L'Hang Seng di Hong Kong ha perso l'1,42% nella seduta ed è destinato a chiudere il trimestre con una flessione del 7,5%. Infine, l'indice Asx 200 australiano è arretrato dello 0,33% dopo la pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Reserve Bank of Australia, dai quali è emerso che la banca centrale continua a mantenere un approccio prudente sull'inflazione ed è pronta, se necessario, ad aumentare ulteriormente i tassi d'interesse, nonostante il già intenso ciclo di rialzi effettuato quest'anno. (riproduzione riservata)