La maggior parte delle borse asiatiche è scesa con i titoli tecnologici a guidare le perdite in vista della pubblicazione degli utili del colosso statunitense dell’intelligenza artificiale Nvidia, prevista per mercoledì 20 maggio, mentre l’aumento dei prezzi del petrolio e l’escalation delle tensioni in Medio Oriente hanno indebolito il sentiment. Wall Street ha chiuso la seduta di venerdì 15 maggio in calo a causa delle preoccupazioni per l’inflazione legate al forte aumento dei prezzi del petrolio. Anche i futures sugli indici azionari statunitensi cadono (-0,74% quello sul Dow Jones e -0,56% quello sull’S&P500).
L’indice Nikkei giapponese ha perso lo 0,72% e l’indice più ampio Topix lo 0,8% mentre cresce la pressione sul mercato obbligazionario domestico. I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi hanno accelerato lungo tutta la curva, con il rendimento del trentennale ai livelli più alti dal 1999 e quello dei titoli a 10 e 20 anni sui massimi degli ultimi trent’anni.
A pesare sul sentiment contribuiscono le indiscrezioni secondo cui il governo starebbe valutando un bilancio supplementare finanziato attraverso un ulteriore emissione di debito pubblico. Il primo ministro, Sanae Takaichi, starebbe spingendo per nuove misure fiscali a sostegno dell’economia, aumentando, però, le preoccupazioni degli investitori sulla sostenibilità fiscale del Giappone.
L’Hang Seng di Hong Kong ha ceduto l’1,17%, l’indice cinese CSI 300 di Shanghai e Shenzhen lo 0,57%, mentre il Composite di Shanghai lo 0,15%. Gli investitori hanno anche valutato i dati macro che hanno mostrano un indebolimento dell’economica cinese ad aprile, mentre la seconda economia mondiale affronta l’aumento dei costi energetici dovuto alla guerra in Iran e una domanda interna persistentemente debole.
Le esportazioni migliori del previsto e i controlli cinesi sui prezzi interni dei carburanti hanno contribuito ad assorbire lo shock energetico, ma l’aumento dei costi di produzione rischia di comprimere i margini industriali già fragili e di frenare ulteriormente la spesa dei consumatori se il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi.
La produzione industriale cinese è aumentata ad aprile del 4,1% su base annua rispetto al +5,7% di marzo, mancando le aspettative degli economisti di una crescita del 5,9%. Si tratta del ritmo di crescita più lento da luglio 2023. Al contempo, le vendite al dettaglio, un indicatore importante dei consumi, sono cresciute solo dello 0,2% rispetto all’1,7% di marzo, il livello più debole da dicembre 2022 e molto al di sotto delle previsioni degli economisti di un incremento del 2%, evidenziando la persistente debolezza della domanda dei consumatori.
La fragilità dei consumi delle famiglie è stata evidenziata dalle vendite di automobili ad aprile, diminuite del 21,6% rispetto all’anno precedente, segnando il settimo mese consecutivo di calo, nonostante le case automobilistiche abbiano intensificato gli sforzi per espandersi nei mercati esteri al fine di compensare la debolezza domestica. «La crescita delle vendite al dettaglio nei primi quattro mesi del 2026 indica una domanda delle famiglie ancora debole, con i consumatori che concentrano la spesa su categorie selettive discrezionali piuttosto che su consumi diffusi», ha affermato a Bloomberg Yuhan Zhang, economista di China Center.
Ad aggravare il quadro, gli investimenti fissiin beni durevoli e produttivi nell’economia cinese (FAI, immobili, infrastrutture, impianti industriali) si sono contratti dell’1,6% nei primi quattro mesi del 2026, rispetto all’aumento dell’1,7% registrato nel periodo gennaio-marzo e contro una previsione di un +1,6%. I dati di aprile sono arrivati dopo la conclusione della visita di Stato in Cina del presidente statunitense, Donald Trump. Il vertice ha riservato poche sorprese, pur contribuendo ad allentare le tensioni tra le due maggiori economie mondiali. Secondo Bloomberg, Pechino avrebbe accettato di acquistare almeno 17 miliardi di dollari di prodotti agricoli statunitensi all’anno fino al 2028.
L’economia cinese è cresciuta del 5% nei primi tre mesi dell’anno, sul livello più alto del range dell’obiettivo annuale di Pechino compreso tra il 4,5% e il 5%. Tuttavia, gli economisti hanno avvertito che la ripresa poggia su basi disomogenee, poiché la produzione industriale continua a superare la domanda interna. Mentre il rallentamento del mercato immobiliare continua a frenare la crescita, il conflitto in Medio Oriente ha esposto l’economia a rischi esterni in un momento di consumi interni fragili.
Ing ha previsto che nel secondo trimestre è probabile un rallentamento economico, dato il debole inizio di aprile, anche perché il mercato immobiliare non ha ancora toccato il fondo: i prezzi delle nuove abitazioni continuano a diminuire su base mensile, mentre su base annua il calo dei prezzi delle case ha accelerato al 3,50%. Gli indicatori del settore probabilmente resteranno deboli nei prossimi mesi, anche se le vendite e i prezzi nelle città di fascia più alta potrebbero stabilizzarsi.
A proposito del mercato immobiliare, i liquidatori di China Evergrande, simbolo della crisi immobiliare cinese dopo il default del 2021, hanno chiesto 57 miliardi di yuan (8,4 miliardi di dollari) nella causa intentata contro PricewaterhouseCoopers International e le sue affiliate nella Cina continentale e a Hong Kong, una delle più grandi richieste di risarcimento societario mai avanzate nella città. Del totale, i liquidatori hanno chiesto 38 miliardi di yuan a tutte e tre le società. Inoltre, altri 19 miliardi di yuan esclusivamente alle società di Hong Kong e della Cina continentale.
I liquidatori hanno avviato il procedimento nel 2024 sostenendo che il lavoro di revisione di PwC fosse caratterizzato da «negligenza» e «falsa rappresentazione». PwC International sta cercando di tirarsi fuori dal procedimento, che inizialmente riguardava solo le affiliate, e di respingere le accuse dei liquidatori nei suoi confronti. Anche se il tentativo avesse successo, i liquidatori potrebbero comunque proseguire la causa contro le società locali del gruppo. D’altra parte il procedimento legale è cruciale per gli sforzi dei liquidatori di recuperare almeno una parte degli investimenti dei creditori. Infatti, secondo i liquidatori nominati dal tribunale, il debito di Evergrande è più elevato di quanto stimato in precedenza, raggiungerebbe i 350 miliardi di dollari di Hong Kong. I recuperi patrimoniali finora ottenuti sono stati modesti, pari a 255 milioni di dollari.
Anche le tensioni geopolitiche hanno pesato sul sentiment dopo che gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito di un attacco con droni che ha provocato un incendio in una struttura nucleare, mentre l’Arabia Saudita ha dichiarato di aver intercettato tre droni nel fine settimana. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avvertito l’Iran che «il tempo sta per scadere» per raggiungere un accordo con Washington, affermando che «farebbero meglio a muoversi, VELOCEMENTE o non resterà più nulla di loro». Di riflesso i prezzi del greggio schizzano di nuovo (future sul Brent +1,76% a 111,18 dollari al barile e sul Wti +2,11% a 103,15 dollari al barile), mentre lo Stretto di Hormuz rimane in gran parte chiuso.
Pollice verso anche per l’indice australiano Asx 200 sceso dell’1,4%, mentre il Straits Times Index di Singapore è arretrato dello 0,47%. Viceversa, l’indice Kospi sudcoreano è cresciuto dello 0,82%, sovraperformando gli altri mercati grazie al rimbalzo del 4,8% del titolo Samsung Electronics, favorito dai progressi nei negoziati con i sindacati per evitare lo sciopero minacciato dai lavoratori dal 21 maggio per ben 18 giorni.
Il colosso sudcoreano dei chip si è offerto di pagare bonus generosi al personale. Ma vuole dare ai 27.000 dipendenti del settore dei chip di memoria almeno sei volte di più rispetto agli altri lavoratori delle sue attività di progettazione e produzione di chip logici. Tuttavia il sindacato sostiene che gli altri 23.000 lavoratori non dovrebbero essere lasciati indietro, nonostante abbiano subito perdite per miliardi negli ultimi anni a causa delle difficoltà del settore della fonderia. (riproduzione riservata)